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FINLANDIA/ Di fronte a questa tragedia non possiamo assolverci facilmente

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Uno studente finlandese ha aperto il fuoco contro i suoi compagni e gli insegnanti, facendo almeno nove morti. Si tratta di una strage annunciata: questo il messaggio che i mezzi di comunicazione stanno dando, facendo scorrere su internet e nei vari telegiornali le immagini estratte da Youtube con lo studente intento a scatenare la sua violenza virtuale e con le sue parole di morte.

Come al solito il primo pensiero è difendere il mondo che abbiamo costruito, relegando la responsabilità del male alla pazzia di cui la virtualità sarebbe un segnale. Fosse pazzia quella che ha spinto lo studente finlandese a compiere una strage orrenda, fosse una virtualità sfuggita dal controllo all'origine di tanto male, nessuno può tornarsene a casa dai suoi figli o entrare in classe dai suoi studenti senza sentire il grido di dolore che alzano i poveri studenti della scuola di Kauhajoki, senza portare in sé la ferita di un giovane che si rende responsabile di una strage tanto orrenda. Quanto è accaduto ci piomba addosso; non possiamo assolverci tanto facilmente, perché, anche se fosse follia certificata quella del giovane finlandese, è il nichilismo dominante a rendere possibile che un ragazzo di oggi cresca avendo la morte e la distruzione come orizzonte, che un ragazzo di oggi possa dire che «la vita è guerra, che la vita è dolore, e che combatterai da solo la tua personale guerra». Di fronte a tanta efferatezza e a tanto orrore è la nostra umanità in questione, è come sia possibile che il desiderio della giovinezza diventi, al posto di slancio aperto alla vita, volontà chiara e lucida di portare ovunque la morte.

Siamo in qualche modo tutti responsabili di aver lasciato campo aperto al nichilismo, e lo abbiamo fatto e lo facciamo non tanto perché non ne abbiamo denunciato la disumanità, quanto perché non abbiamo portato e non portiamo ai giovani quello che chiedono, uno sguardo in cui ritrovare un amore a sé e agli altri. Per questo la strage di Kauhajoki urge un riscatto dell'umano, un riscatto che vibra di domanda a Dio perché ci colmi della sua misericordia e liberi la direzione del nostro sguardo verso i giovani, uno ad uno, così che ritrovino la positività della vita.

Il male che si incunea nel cuore dell'uomo è potente, e ha i tratti di questa tragedia; ma il Bene che ritma il battito del cuore è ancor più forte, perché è reale, ed è con questa certezza che si può domandare a Dio pietà per chi è stato ucciso e perdono per chi ha ucciso come l'energia di riprendere il compito di educare i giovani alla bellezza della vita.

 

(Gianni Mereghetti)

 



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