BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Decreto Gelmini: il Governo metterà la fiducia?

Pubblicazione:

gelmini_primopianoR375_26ago08.jpg

Il Decreto legge 137/08 - vulgo “Decreto Gelmini” - è stato approvato martedì 23 settembre dalla Commissione cultura della Camera. Qui ci limitiamo ad una radiografia essenziale.

L’articolo 1 prevede sperimentazioni relative alle competenze di “Cittadinanza e Costituzione”, senza aggiungere ore.

L’articolo 2 stabilisce che qualora il “voto in condotta” sia inferiore a sei decimi - invece che a otto decimi, come nella precedente disciplina – impedisca l’ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo di studi.

L’articolo 3 stabilisce che nella scuola primaria il giudizio analitico sia accompagnato alla valutazione numerica, mentre nella scuola secondaria di primo grado essa sostituisce del tutto il giudizio analitico. Tuttavia, in sede di esame finale di terza media sono previsti insieme: i voti decimali, la certificazione analitica dei traguardi delle competenze, il giudizio sintetico. Su questo punto strategico la presidente della Commissione Valentina Aprea si è impegnata a presentare in Aula un odg, al fine di accelerare la definizione degli standard per porre fine all’anarchia valutativa oggi trionfante.

Il comma 1 dell’articolo 4 reintroduce “il maestro unico”, specificando che, nella definizione dei regolamenti, l’articolazione del tempo-scuola deve essere prevista in funzione non soltanto delle esigenze di riorganizzazione didattica, ma anche delle esigenze dell’utenza. In ragione della domanda delle famiglie, vi potranno pertanto essere differenti articolazioni dell’orario scolastico. Il Decreto legislativo 59/04 aveva introdotto la differenza tra “apprendimenti fondamentali” non negoziabili e “apprendimenti opzionali” e “facoltativi”, prevedendo in 27 ore il tempo scuola necessario per i primi e 3 ore per gli altri, quelli di natura opzionale. Il decreto Gelmini rafforza la scelta del Decreto 59 - che peraltro aveva anche introdotto l’insegnante tutor quale insegnante prevalente del team - indicando in 24 ore il tempo scuola non negoziabile e quindi da considerare come unità organizzativa di base per l’acquisizione degli alfabeti essenziali della cultura e dei contenuti delle aree disciplinari di studio.

La questione, d’altra parte, era stata affrontata in modo dettagliato già dal “Quaderno Bianco sulla scuola”, curato dai Ministri dell’Economia e dell’Istruzione del Governo Prodi nel settembre 2007, al paragrafo 4.3. La caduta del governo ha impedito di trarne le conseguenze dovute.

L’articolo 5 del provvedimento prevede, tra l’altro, che l’adozione dei libri di testo avvenga con cadenza quinquennale (ma nella maggioranza si sta discutendo di un emendamento da presentare in Aula che porti a 6 gli anni).

L’articolo 6 attribuisce nuovamente all’esame di laurea in Scienze della formazione primaria, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal percorso, il valore di esame di Stato che abilita all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria (comma 1). Viene ripristinato ciò che la Moratti aveva introdotto e che Fioroni aveva abolito. Il comma 2 dell’articolo prevede che gli iscritti al 9° corso SISS possano entrare nelle graduatorie permanenti. Viceversa il 10° corso è stato sospeso, cioè abolito.

Il dibattito in Commissione è stato lungo e aspro, la materia del “maestro unico” è incandescente, il sindacato ha condotto una campagna aggressiva e mistificatoria. I deputati della maggioranza, comunque composita, sono esposti a forti pressioni nei loro territori di provenienza, e il governo è stretto dentro severi vincoli di bilancio. Non si può escludere da parte del governo l’uso di tutti i mezzi consentiti per varare il Decreto nella forma attuale, salvo gli emendamenti già previsti.

 



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
26/09/2008 - AUTONOMIA, AUTONOMIA! (Angelo Lucio Rossi)

La scheda sintetica di Giovanni Cominelli è un validissimo contributo alla discussione.Come Dirigente di una Istituzione Scolastica mi chiedo se stiamo maturando un sistema di istruzione svincolato da gestioni centralistiche e burocratiche.Quanto spazio sarà lasciato alle scuole? Le scuole autonome devono essere messe in grado di tradurre in modelli didattici ed organizzativi una esigenza pedagogica.Pur partendo dalla necessità di un maestro di riferimento è il caso di non caricare ideologicamente la vicenda del "maestro unico". La scuola autonoma può e deve essere messa nelle condizioni di optare per una reale flessibilità tenendo conto delle storie professionali e delle esigenze delle famiglie.Il modulo è stato superato da tempo e in diversi contesti "l'insegnante prevalente"(non unico) può essere una strada percorribile, come più insegnanti possono contribuire ad elaborare unitariamente una proposta educativa.La nostra scuola e soprattutto quella primaria da tempo è sottoposta a cambiamenti pedagogici ed organizzativi e questo spesso provoca disorientamento ed assuefazione.Indicazioni che durano qualche anno alimentano lo scetticismo di chi non vuole affrontare concretamento il cambiamento della professionalità docente.In questa fase delicata della vita della scuola la riproposta dell'insegnante prevalente poteva costituire un'occasione preziosa di riflessione e di cambiamento . Mi sembra che la scelta sia orientata verso il maestro unico.E le scuole autonome?

 
25/09/2008 - commento all'articolo di Cominelli (Giacomo Buonopane)

Condivido le osservazioni di Monda Alessandra sull'articolo di Cominelli. Certe questioni, "spesse" e significative, finalizzate a qualificare la scuola, non possono essere risolte a colpi di decreti legge (il cui scopo - è chiaro a tutti - è unicamente il contenimento della spesa pubblica: ma è solo nella scuola che ci sono sprechi?) ma coinvolgendo, in tempi distesi e con adeguate modalità, il mondo della scuola che in larga parte è cosciente dei limiti del nostro sistema di istruzione ed è pronto ad affrontarne i nodi, contenendo anche certe tentazioni corporativistiche e un'autoreferenzialità che spesso lo caratterizza. Il ministro dovrebbe coinvolgere le associazioni professionali di docenti e dirigenti scolastici che possono contribuire alla ricerca di soluzioni condivise. E'interesse di tutti: di chi nella scuola ci lavora, delle famiglie, degli studenti, dell'intero sistema Paese. Giacomo Buonopane Dirigente Scolastico Genova

 
25/09/2008 - Osservazioni (Daniele Fiori)

Dall'articolo emergono alcune considerazioni generali sul Decreto, ma non si parla per esempio della riduzione delle ore negli istituti superiori, da 33 a 30 ai Licei e da 36 a 32 negli Istituti Tecnici e Professionali. In linea di massimo, anch'io ritengo che il problema non sia la quantità delle ore dedicate ad una singola disciplina,ma la qualità dei saperi proposti e delle metodologie didattiche. Il problema, però, è che non si migliora la quantità diminuendo esclusivamente le ore, ma attuando strumenti di valutazione dell'attività di docenza, strumenti che dovrebbero permettere un controllo reale sui programmi svolti e sui risultati ottenuti dalla classe. D'altronde, in Inghilterra esistono ispettori che vigilano sull'operato dei docenti, in Italia invece l'idea di tali controlli è già dal principio osteggiata, in primis dai tanto famigerati sindacati, ma anche gli stessi governi non vanno alla radice del problema, preferendo soluzioni drastiche di tagli, per far semplicemente cassa.Invece che ridurre le ore, basterebbe impegnarsi maggiormente a portare avanti i programmi, spesso ostacolati dai continui progetti a cui l'organizzazione scolastica partecipa, progetti più utili ad intascare soldi che altro. Il problema è complesso e sono consapevole che il sistema di raclutamento vada rivisto, come detto dal ministro. Attenzione però a non vanificare lo sforzo di docenti che da anni si prodigano nella scuola e rischiano di essere spazzati via dal decreto tagli.

 
25/09/2008 - decreto Gelmini (Alessandra Monda)

Come al solito Cominelli è molto chiaro, ha spiegato bene il cosiddette decreto Gelmini individuando altresì la linea di continuità con le azioni intrapreprese dal ministro Moratti e successivamente dal ministro Fioroni. Ma non c'è commento alle innovazioni apportate proprio dal ministro Gelmini. Qualche veloce osservazione su due dei punti illustrati. L'espressione del giudizio valutativo: numeri o parole, ciò che conta è la qualità del processo valutativo. Ventiquattro ore alla scuola primaria: davvero troppo poche se vogliamo una scuola in cui i bambini si mettano in gioco. Sicuramente bastano, ma per un apprendimento libresco e mnemonico. Vogliamo questo? Questo serve oggi ai nostri ragazzi per proseguire degnamente negli studi? I risultati P.I.S.A. O.C.S.E. non hanno nulla a che vedere con cosa e come si insegna nella primaria? E' sicuramente necessario rinnovare le didattiche, favorendo il radicamento dei saperi di base nell'esperienza di ciascuno. Ma queste didattiche richiedono tempo. Scelgano i genitori, bene. La scuola a 24 ore non la sceglierà nessuno, non corrisponde alle attuali organizzazioni familiari. Nessuno lo chiederà. Ed allora dov'è il risparmio? Sono questioni importanti per il paese che riguardano tutti. Vanno affrontate con un ampio dibattito, non certo con un decreto probalilmente blindato da far approvare in tempi brevi, liquidando in un mese decenni di studi, ricerche e sperimentazioni