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SCUOLA/ Gelmini presenta ai sindacati la bozza di Piano programmatico

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La tanto attesa bozza del piano programmatico della scuola è stata consegnata ieri ai sindacati dal governo. Le novità in realtà sono poche rispetto a quanto già precedentemente anticipato, e viene confermate la linea di riduzione e riqualificazione della spesa già annunciata dal ministro Mariastella Gelmini. Ora c’è in più il marchio di ufficialità dato dall’approvazione del ministero dell’Economia.

I tagli del personale prevedono 87.400 insegnanti e 44.500 amministrativi e tecnici in meno in tre anni. La precisazione ancora una volta è d’obbligo: innanzitutto si tratta di cattedre in meno, quindi la previsione è minori assunzioni, non licenziamenti; secondo, parte di questa riduzione era già prevista dal “quaderno bianco” del ministro Fioroni.

Altro punto è l’accorpamento degli istituti: in base alla legge già in vigore sono circa 700 le istituzioni scolastiche che non raggiungono almeno i trecento alunni, ovvero il minimo previsto. Queste scuole non verranno chiuse, ma saranno accorpate con altri istituti, evitando così la moltiplicazione del personale amministrativo (ad esempio, un solo preside, un consiglio d’istituto e una segreteria per più scuole rispetto alle attuali). Su questo fronte il ministro ha già garantito che terrà conto delle situazioni di particolare disagio territoriale, purché questo disagio sia realmente accertato. Oggi, spesso, non lo è, poiché almeno il 15% delle scuole non è legittimato a funzionare come istituzione autonoma, ossia con propri dirigenti. I tagli dunque cadranno su 700 scuole che saranno accorpate a istituti più grandi.
Prevista poi la riduzione del rapporto docenti/alunni che in Italia è sopra la media europea. La bozza prevede un incremento di uno 0,20 per il prossimo anno e dello 0,10 negli anni successivi. Se questa ipotesi dovesse essere confermata così com’è si potrebbe arrivare ad avere classi molto numerose, fino a 30 alunni. La Gelmini però durante il primo confronto con i sindacati aveva garantito che sarebbe intervenuta nelle classi sui tetti minimi e non sui massimi. L’obiettivo, insomma, punta ad eliminare le circa 10.000 classi che non arrivano neppure ai 10 alunni, realizzando in questo modo l’innalzamento della media. I tetti massimi dovrebbero restare quelli già previsti, 25 alunni per classe.
Nella bozza si fissano i criteri per il ritorno del maestro unico alle elementari dove l’orario si articolerà da un minimo di 24 ad un massimo di 30 ore settimanali. Resta garantita l’offerta del tempo pieno, le 40 ore settimanali comprensive di mensa, che il ministro anzi intende ampliare.

Il monte ore nei licei classici, linguistici, scientifici e delle scienze umane avrà un tetto di 30 ore settimanali. Per i licei artistici e quelli musicali e coreutici sarà, invece, di 32 ore. Ridimensionamento in arrivo per gli indirizzi di studio degli istituti tecnici e dei professionali (oggi sono oltre 900) e il monte ore non potrà superare quota 32, con quelle dedicate ai laboratori. Le compresenze dei docenti tecnico-pratici saranno ridotte almeno del 30 per cento.
«Il ministro ci ha garantito tre cose importanti - spiega il segretario nazionale Uil scuola Massimo Di Menna -, il tempo pieno, la presenza degli insegnanti di sostegno e il mantenimento dei tetti massimi di alunni per classe». Lo Snals invece lancia la sua controproposta per risparmiare: non affidare più la pulizia delle scuole a ditte esterne.



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