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SCUOLA/ La rete "Storia e memoria": un esempio di protagonismo di studenti e insegnanti

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Remare controcorrente è difficile, ma non impossibile. Si può tentare per qualcosa che ne valga veramente la pena. Nella scuola italiana è la progettualità che è controcorrente, la progettualità vera, che richiede quelle capacità, quella mentalità e quella concretezza che decenni di azioni burocratiche hanno impedito di affermarsi. Nella scuola statale l’aspetto formale, divenuto per vari motivi la maggiore preoccupazione, si è sovrapposto a quello sostanziale fin quasi a sostituirlo. In questa situazione la progettualità, privata di un reale contenuto, non può diventare l’habitus mentale con cui un docente, ad esempio, guarda al proprio lavoro. L’autonomia scolastica è da intendersi anche come possibilità di progettare nel senso più ampio del termine. Questo cambiamento richiede un “salto” che per essere compiuto ha bisogno di un personale, in primis i docenti, non solo fortemente motivato e incentivato, ma anche sollecitato e incoraggiato da esperienze positive in atto, che andrebbero riconosciute e maggiormente sostenute dagli organismi competenti.

La legge sull’autonomia scolastica consente la costituzione di reti di scuole. L’Accordo di rete “Storia e Memoria” (www.storiamemoria.it)  è uno di questi, ma ha al suo attivo un pedegree molto particolare. Costituito nel 2005 per dare corpo e forma ad una realtà di rapporti preesistente, nati attorno ad un laboratorio di storia realizzato da alcuni docenti del Liceo Scientifico “E. Fermi” di Bologna,che è ne divenuto l’istituto promotore e capofila, in così poco tempo,in appena tre anni, è letteralmente esploso: richieste di nuove adesioni, l’ingresso delle scuole medie, i convegni conclusivi con la presenza di esperti noti a livello internazionale, l’interessamento di scuole di altre regioni italiane e l’invito nel gennaio di quest’anno a partecipare alla celebrazione in Campidoglio dedicata ai Giusti italiani per il Giorno della Memoria..

L’origine di questo straordinario sviluppo è da ricercare nel fascino di una esperienza educativa nata intorno all’ipotesi fortunata della Memoria del Bene e di un lavoro scolastico che ha dimostrato di produrre un’esperienza di cambiamento e di novità per i soggetti che vi sono coinvolti.

La Memoria del Bene la dobbiamo a Gabriele Nissim, autore de “Il tribunale del bene” e Presidente del Comitato della Foresta Mondiale dei Giusti (www.gariwo.net). Essa, applicata alla Shoah, è una intuizione veramente rivoluzionaria, come l’estensione della categoria di giusto a tutti i genocidi e ai crimini contro l’umanità. E’ anche una prospettiva di lettura della storia che apre uno spiraglio sull’infinito ed  una percezione del passato che mobilita chiamando alla responsabilità individuale.

I docenti, lavorando insieme ai loro studenti per realizzare quelli che abbiamo definito “percorsi di memoria”, hanno potuto sperimentare un protagonismo nel loro lavoro, che è l’unico antidoto alla burocratizzazione o alla strumentalizzazione politica sempre in agguato nella scuola. Noi abbiamo costruito attorno ai progetti realizzati nelle nostre classi, e grazie a questi, delle collaborazioni esterne alla scuola; abbiamo posto in atto iniziative pubbliche; ci siamo dati una metodologia  più corrispondente ai nuovi obiettivi che ci proponevamo; ci siamo preoccupati della gestione di quella che può essere definita una scuola “virtuale”, ma al tempo stesso molto concreta.

Dall’Accordo di Rete al progetto europeo “I Giusti e la resistenza al totalitarismo”. Come per l’Accordo di Rete, anche per il progetto europeo è successo quello che accade nella storia per le realtà vive,ossia che prendono corpo per il riannodarsi di tanti fili che possono avere anche una origine lontana nel tempo. Presentato insieme al Comitato per la Foresta Mondiale dei Giusti e alla associazione Tulip Project, esso è un ambito di raccordo con persone e realtà di altri paesi in una comune riflessione sugli stessi temi: Stefan Wilkanowicz Presidente della Fondazione per la cultura cristiana “Znak” di Cracovia e Vice Presidente del Consiglio Internazionale del Museo di Auschwitz, il Museo di Auschwitz stesso, Violeta Barbu e l’ Istituto di storia “Nicolai Iorga” dell’Academia romena di Bucarest, Octavian Roske, direttore dell’”Istituto per la storia del totalitarismo” sempre di Bucarest.

In questo lavoro di ampio respiro la scuola è veramente la protagonista. Attorno alla scuola si è infatti costruita una rete sempre più ampia di collaborazioni. La scuola è espressione della società civile ed è uno dei fattori che nella società civile hanno maggiore incidenza. Il percorso formativo realizzato con degli alunni di un istituto scolastico e i suoi risultati possono costituire la base per un raccordo non solo con classi di altre scuole, siaitaliane che di altri paesi europei, ma anche con altre istituzioni di questi stessi paesi. Il lavoro di costruzione della memoria, che a scuola si può e si deve fare, può venire così ad incidere non solo sulla formazione degli alunni, ma anche sulla coscienza della societànel suo complesso. E quando questa memoria è la Memoria del Bene, la consapevolezza e l’energia ridestate nei giovani, che ne diventano testimoni, costituiscono un valore acquisito per la convivenza civile.

 
 

Antonia Grasselli

 
Insegnate di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico “E. Fermi” di Bologna, coordinatrice dell’Accordo di Rete “Storia e Memoria” e del progetto europeo “I Giusti e la resistenza al totalitarismo”


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