BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Bisogna andare oltre la battaglia di retroguardia dei sindacati

Pubblicazione:

scuola_classeR375_22ago08.jpg

La razionalizzazione della scuola non dovrà aspettare molto: il ministro Gelmini è già al lavoro ed ha annunciato che nel giro di tre anni opererà 87.000 tagli sul personale. Quanto alle famigerate SSIS, finalmente sono state soppresse, ponendo fine ad uno degli apparati più sciagurati che sono stati inventati per mantenere gli attuali bassi livelli di qualità della scuola.

Come volevasi dimostrare, di fronte alla decisione del ministro i sindacati hanno annunciato la mobilitazione degli insegnanti. C'è da chiedersi: perché di questa mobilitazione? Forse per mantenere astrattamente i posti di lavoro? Si tratterebbe di garantire posti per tutti, con stipendio basso assicurato e nessuna valorizzazione del merito. È questo che i sindacati vogliono, conservare lo status quo alla faccia della realtà che dimostra la inefficienza del sistema. Come si può perpetrare nel tempo un sistema in cui il fatto che un professore insegni bene o insegni male è la stessa, identica cosa? Quella che i sindacati-scuola minacciano è una vera e propria lotta di retroguardia, in un momento in cui invece dovrebbero fare la loro parte, ossia contribuire affinché la razionalizzazione non si riduca a dei tagli di personale, ma porti a modalità nuove di gestire il personale della scuola, sia docente sia non docente.

Per fare questo occorre in primo luogo rivedere totalmente criteri e modalità con cui si formano gli organici di ogni scuola, da una parte dando risposte precise ai bisogni reali, dall'altra garantendo una effettiva autonomia ad ogni scuola nella gestione del personale.

In secondo luogo occorre una valorizzazione del merito, non con i soliti criteri sindacali che finiscono con il premiare tutti e nessuno, ma con una decisa promozione di quegli insegnanti che alzano i livelli di qualità, sia in campo educativo, sia a livello didattico.

In terzo luogo occorre il coraggio di introdurre criteri di libertà nell'assunzione del personale, facendola finita una volta per tutte con il sistema delle graduatorie che in questi anni ha rischiato di premiare la caparbietà – che pur è una dote! -, ma non certo le capacità e le competenze.

La via che il ministro Gelmini vuole prendere è quella di una modernizzazione della scuola, e in questa direzione la scelta del personale docente e l'efficacia del suo utilizzo sono fondamentali; purtroppo a fronte di questo impegno per il bene della scuola c'è un mondo sindacale che vuole conservare un sistema già condannato dalla realtà. C'è da augurarsi che anche nel mondo sindacale si inizi a pensare in termini di libertà e di merito; per il bene della scuola questo è imprescindibile, altrimenti la sua qualità diventerà ancor più bassa.

 
(Gianni Mereghetti)

 



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
13/09/2008 - rimango perplesso (Manfredo Solinas)

Tutto ok ma chi sarà preposto a giudicare le competenze e il merito? Quali criteri verranno usati? Sarebbe bene che la gentile ministro desse una qualche risposta.

 
06/09/2008 - Sindacati che confondono la scuola con la fabbrica (Alessandro La Rosa)

L'ostinazione dei sindacati,in testa la Cgil, a rivendicare il diritto al lavoro puntando più sulla quantità che sulla qualità, criminalizzando il merito tranne se si tratta di fare carriera all'interno del sindacato stesso, in questi anni ha prodotto distorsioni che hanno sempre impedito reali riforme e novità nel mondo del lavoro. Sulla scuola è lampante come persista alla fine una "incultura" che da sempre abbia sottostimato qualità ed efficienza, confondendo, in nome di una astratta uguaglianza e irrealistico diritto, gli istituti scolastici con i capannoni aziendali. Se i numeri contano qualcosa, non è possibile continuare con l'Italia in fondo alla classifica europea della preparazione degli insegnanti-specialmente quelli elementari-e per programmi confusi, astratti per quanto velleitari. Al sindacato resta solo il tono stantio di minacce di autunni caldi, blocco delle attività, ostruzionismo sociale mentre anche il Portogallo e la Grecia si rimboccano le maniche e ci superano in scioltezza. Anche per il sindacato della scuola sarebbe l'ora di far partire una stagione di dialogo e di proposte che non siano fasulle e solo "urlate".