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SCUOLA/ Caro Brunetta, lasci stare le battute, e faccia qualcosa per valorizzare chi lavora con impegno

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Il ministro Brunetta fa un po' di confusione: se da una parte ha tutte le ragioni per sollecitare una valutazione del lavoro dei docenti e di tutti i lavoratori statali, per farla una buona volta finita con la zavorra che impedisce ai servizi pubblici di rispondere in modo adeguato alle esigenze dei cittadini, dall'altra non può continuare a fare di ogni erba un fascio con una demagogia che, oltre ad essere irritante, è di fatto controproducente e va in direzione contraria a quanto lui stesso intende realizzare.

 

Brunetta ha da imparare una cosa semplice, ossia che la valutazione del lavoro docente non è solo un intervento punitivo. Anzi, è in minima parte di questo tipo, perché la valutazione della professione docente ha un valore promozionale, ed è più che mai urgente per valorizzare chi svolge il suo lavoro con efficacia sia a livello di educazione sia a livello di istruzione. E' per questo che bisogna valutare il lavoro degli insegnanti, perché è da troppo tempo che l'impegno di tanti di loro non viene adeguatamente premiato, ed è anzi risucchiato dentro una approssimativa e ingiusta valorizzazione della categoria.

 

Alla luce di quanto detto, risulta del tutto irragionevole l'ultima uscita del ministro Brunetta, fatta a Roccaraso, dove ha avuto il coraggio di dire: «Il tornitore alla Ferrari ha il sorriso e la dignità di dire al figlio che cosa fa, l'impiegato al catasto, i professori, i burocrati no». Tali affermazioni sono del tutto ingiustificate, nonché poco dignitose per chi le fa. La vera questione oggi non è che vi siano categorie di lavoratori seri e categorie di lavoratori fannulloni, ma che vi è chi ha una ragione per lavorare e lo fa con serietà e impegno, e chi invece non ce l'ha e allora “tira a campare”, con la compiacenza di una mentalità statalista che non ha mai valorizzato il singolo, bensì ha sempre trattato i lavoratori come categorie.

 

Il ministro Brunetta, in fondo, ripropone questa mentalità statalista, cui invece bisogna dare un taglio netto. Allora, al posto di perdersi con uscite del tutto inutili, si vada finalmente a mettere a punto sistemi di valutazione seri. Chi fa con serietà il suo lavoro chiede proprio questo, e non certo di essere trattato come una categoria. Quello che si chiede a questo governo è di abbandonare la strada dello statalismo, non certo di riproporlo sotto altre spoglie. Per prendere un'altra strada bisogna iniziare valorizzando chi lavora in modo efficace. È questo che ci si aspetta, non richiami moralistici, e spesso fuori luogo, che dal lato pratico non hanno effetto alcuno.

 

 

(Gianni Mereghetti)

 



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