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SCUOLA/ Istruzione tecnica: riforme e critiche

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Di fronte alla proposta di Riforma della scuola superiore italiana, ed in particolare alla riorganizzazione dell’Istruzione Tecnica, le reazioni dei vari interessati, insegnanti sindacati associazioni, risultano troppo polarizzate e fortemente ideologizzate su accettazione o rifiuto, mentre sembrano scarseggiare posizioni di ragionamento e di critiche costruttive e propositive.

L’ITIS “Ferraris” di Verona sperimenta da 10 anni (dal 1997) il Progetto Autonomia, una struttura semplificata dei percorsi scolastici, opportunamente articolata e organizzata su obiettivi e competenze, con orario settimanale di 33 ore e con sole 3 materie professionali nei vari trienni di indirizzo; nei primi anni abbiamo goduto dell’organico funzionale, con insegnanti assegnati con cattedra intera alla scuola e senza spezzoni, concentrati più sugli obiettivi didattici e sull’importanza delle competenze operative nei laboratori, con flessibilità di azione durante l’anno.

Il modello sperimentato ha dato grandi risultati, sia di efficacia (obiettivi raggiunti) sia di efficienza (uso delle risorse), con grandi soddisfazioni dei tre clienti delle scuole, che sono famiglie, insegnanti e mondo del lavoro. Le aziende sono interlocutori primari degli Istituti Industriali, assumono i nostri diplomati e ci assistono nella definizione delle competenze: tutti gli studenti si recano in stages aziendali per 4 settimane; le famiglie riscontrano l’efficienza nell’uso delle risorse (comunicazione dei percorsi didattici, dei risultati scolastici, uso di libri uguali in classi parallele, eccetera) e l’efficacia degli obiettivi educativi e professionali raggiunti (i nostri quindicenni sono stati misurati nelle prove OCSE-PISA 2006, con ottimi risultati); gli insegnanti lavorano in staff e coordinamenti, costruendo progetti e adempimenti ben strutturati e ricorrenti, con riscontro e confronto in reti di scuole e con le imprese.

Il Progetto sperimentale era stato preparato durante il ministero Berlinguer, ed attuato dal 1997 da 22 ITIS italiani, 2 nel Veneto, il Ferraris di Verona e il Negrelli di Feltre, che hanno collaborato fraternamente; quel modello ha avuto l’approvazione del governo Prodi ed è stato fatto proprio dal nucleo Education di Confindustria, nella Commissione mista di imprenditori e dirigenti scolastici; fu presentato al Ministro Moratti, che voleva solo Licei, e la proposta fu accettata, grazie anche al sostegno di Confindustria ed ai dati di gestione forniti dalle scuole coinvolte.

Le critiche che si leggono oggi possono essere tutte ascoltate ed affrontate con serenità e intelligenza, perché il confronto tra i vari interlocutori è sempre utile e permette di correggere gli errori. Ma l’Istruzione Tecnica va rilanciata e valorizzata, ed è una manovra indispensabile, specialmente ora in questo momento di forte crisi del lavoro e dell’economia mondiale; per questo occorrono modelli ben strutturati e ben orientati agli obiettivi ed alle competenze, nonché all’educazione dei giovani studenti, spesso disorientati in una società profondamente cambiata e ben più complessa rispetto a quella di 50 anni fa. I nostri diplomati saranno la classe media di domani, e devono essere inseriti in percorsi educativi e professionali rinnovati, efficaci ed efficienti.

La tecnologia ha cambiato tutto, la globalizzazione è un dato di fatto: ai problemi legati a questa nuova era, di televisione, Internet e cellulari, non si può più rispondere con slogan e ideologie superficiali: occorre dialogo e trasparenza, competenza e umiltà, per inventare e preparare un mondo migliore per i nostri figli e per i cittadini di tutto il mondo, e non solo d’Italia o del Veneto.

 

Dino Poli

Dirigente scolastico, ITIS “Galileo Ferraris”, Verona

 



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COMMENTI
19/01/2009 - La "trasparenza" chi l'ha vista? (fabio scaccia)

La garbata lettera del preside Poli merita una risposta ponderata. Come non concordare sul fatto che occorrono "...dialogo e trasparenza,competenza e umiltà ..."? Sappiamo benissimo che ci sono dei presidi di istituti tecnici che insieme ad alcuni nostri colleghi (scuole polo o di riferimento)stanno alacremente lavorando alla definizione operativa,indirizzo per indirizzo, dei nuovi regolamenti.Sono convinto che stiano facendo i miracoli per non buttare, insieme all'acqua sporca, il bambino. C'è una domanda da porsi però:c'è l'acqua sporca da buttare nell'istruzione tecnica? Ognuno può dare la sua risposta, però faccio notare che:a) gli itis, per esempio, si sono riformati e autoriformati tra il '95 e il 2000,abolendo i reparti di lavorazione e passando al laboratorio; b)non riesco a capire come mai confindustria,insieme con bancaintesa e Banca d'Italia, si batta per l'introduzione obbligatoria del diritto e dell'economia nei licei....e poi la stessa confindustria propone il taglio di queste materie negli istituti tecnici;C) passare in 13 anni da un istituto tecnico (itis) prima a 38 ore,poi 36,quindi 32 e il tutto a scapito delle materie tecniche dovrebbe far sorgere la domanda:ma lo vogliamo veramente l'istituto tecnico? Io sono pronto, in umiltà, a rivedere le mie posizioni, se altri sentiranno l'impellente necessità della trasparenza....