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SCUOLA/ Il nuovo volto dell’istruzione tecnica: ecco cosa cambia

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Il 2008 si è chiuso per la scuola con un atto del Governo molto importante e molto atteso: il nuovo Regolamento dell’Istruzione Tecnica, approvato il 18 dicembre dal Consiglio dei Ministri.

Importante perché ad essere interessati sono ben 1800 istituti, distribuiti sul territorio nazionale, e 873.522 studenti che rappresentano una cospicua fetta, il 34 %, degli iscritti alla secondaria superiore.

Atteso perché da tempo le principali parti interessate, Scuola e Impresa, invocavano un rilancio dell’Istruzione Tecnica, rilancio che oggi si impone con una certa urgenza anche per sostenere la ripresa economica del Paese, ma che necessariamente deve passare attraverso un cambiamento, regolamentato a livello istituzionale.

L’Istruzione Tecnica – come in più occasioni hanno affermato i vertici di Confindustria – è stata una risorsa fondamentale dagli anni della ricostruzione in poi e può anzi deve essere anche oggi il valore aggiunto per superare la congiuntura sfavorevole e contribuire allo sviluppo economico del paese. Le imprese hanno oggi bisogno di tecnici diplomati per poter incrementare la produzione e renderla più competitiva ed idonea a sostenere e contrastare la concorrenza internazionale. Ma i dati attuali rilevano un gap di 180.000 diplomati tecnici tra la domanda delle imprese e l’offerta delle scuole.

Sono gli effetti di una miope politica scolastica che in questi ultimi decenni ha progressivamente licealizzato l’istruzione secondaria superiore, cancellando la specificità degli istituti tecnici, con il risultato di un calo continuo di iscrizioni a questa tipologia di scuola.

Le risposte che il nuovo Regolamento offre alle principali istanze emerse negli ultimi anni vanno dalla conferma dell’identità degli istituti tecnici all’interno del secondo ciclo del sistema nazionale di istruzione e formazione, alla necessità di proporre ai giovani e alle famiglie un’offerta formativa fondata su percorsi chiari, distinguibili sia dai Licei sia dai Professionali, e su competenze spendibili tanto per l’inserimento nel mondo del lavoro, quanto per il passaggio ai livelli superiori di istruzione. Tutto all’insegna di una maggiore semplificazione degli indirizzi di settore che passano dagli attuali 39 a 11, due per il settore Economico e nove per il settore Tecnologico e di una maggiore efficienza nella distribuzione dei servizi ed efficacia nell’utilizzo delle risorse.

Il provvedimento è destinato ad incidere profondamente nella struttura organizzativa, e non solo, degli Istituti tecnici in quanto interviene:

- ad adeguare il carico orario annuale dalle attuali 1188 ore a 1056 ore, che si traduce nel passaggio da 36 a 32 ore settimanali;

- a rafforzare l’autonomia con l’aumento delle quote di flessibilità fino al 30 % riservate alle singole scuole;

- a favorire il raccordo sinergico tra scuola, territorio e mondo produttivo con la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico composto dal Dirigente Scolastico e, in modo paritetico, da docenti ed esperti del mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca scientifica e tecnologica.

Non solo dunque nuovi modelli organizzativi e di gestione: il riordino degli Istituti tecnici passa anche attraverso una rivisitazione dei percorsi, definiti in termini di competenze, abilità e conoscenze in relazione alla Raccomandazione del Parlamento europeo, e che devono agganciarsi strettamente al quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF).

Sul piano metodologico-didattico gli aspetti più innovativi riguardano:

- l’incremento dello studio dell’inglese, con la possibilità di insegnamento in inglese di almeno una disciplina di indirizzo;

- la valorizzazione delle discipline scientifiche attraverso la didattica delle scienze integrate;

- lo sviluppo di metodologie innovative basate sull’utilizzo dei laboratori in tutti gli ambiti disciplinari;

- la diffusione più ampia di stage, alternanza scuola-lavoro e tirocini.

Il nuovo Regolamento, risultato e sintesi del lavoro di diverse commissioni di studio istituite dai governi in questi anni, e a cui ha dato il proprio contributo il nucleo Education di Confindustria, non nasce come scatola vuota, ma accoglie quanto delle migliori esperienze è stato prodotto e realizzato da alcune scuole, nell’ambito della sperimentazione dell’Autonomia e risponde alla necessità di collegare l’Offerta formativa più strettamente al territorio, alle imprese e all’Istruzione Tecnica Superiore al fine di sostenere lo sviluppo delle professioni tecniche a livello terziario.

L’applicazione del provvedimento è stata rimandata al 2010, per favorire la discussione nelle scuole e una corretta informazione alle famiglie, ma in alcune realtà regionali, come il Veneto, dove già da tempo Scuola Regione e Impresa stanno lavorando al cambiamento dell’istruzione tecnica, tutto è pronto per partire dal 2009 con una ventina di istituti, che hanno dato l’adesione, con un anticipo della riforma.

È un cambiamento che si impone, è richiesto dai tempi, dalle parti interessate, dalla difficile situazione economica che il paese deve affrontare e dall’aggressiva competitività delle nuove potenze economiche. La sfida va raccolta e fatta passare al più presto attraverso la trasformazione dell’Istruzione Tecnica, asse portante per la costruzione di competenze e professionalità necessarie alla struttura produttiva del paese.

Altri rinvii non sono più accettabili.

 



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COMMENTI
10/01/2009 - il PERITO MECCATRONICO (Mose Laurenzano)

Ho Analizzato il nuovo quadro orario per il perito meccattronico, l'ho confrontato con il vecchio corso per perito MECCANICO. Io ritengo che il nuovo corso ha di bello solo il nome perchè a me pare che rispetto al vecchio corso meccanico vedo molto meno ore di teoria di meccanica, meno ore di teoria di elettronica e elettrotecnica e tuttavia viene chiamato MECCATRONICO... a me sembra una confezione senza contenuti. IO vorrei segnalare che i vecchi periti Meccanici come i vecchi periti Elettrotecnici sono sempre stati richiestimmi dalle aziende ed hanno sempre dimostrato una ottima preparazione. Spesso hanno eseguito anche mansioni da ingegnere. Credo che la nuova riforma abbia come obbiettivo solo il risparmio. Di conseguenza sarà la qualità dell'istruzione a pagarne le spese. E per chi la pensa diversamente lo invito a confrontare i personalmente i quadri orari vecchi con i nuovi! Lo invito a chiedere ad aziende storiche e leader come l'ENEL se i vecchi periti erano preparati oppure no!

 
10/01/2009 - continua il PERITO ELETTROTECNICO PERISCE... (Mose Laurenzano)

Nel decidere di istituire un corso Elettrotecnico-Elettronico si fa bella mostra dell’ignoranza di chi decide, relativamente alle due discipline. Hanno un nome simile ma sono due cose completamente diverse: si tratta di elettronica se parliamo per esempio di computer, di apparecchio televisivo, di radio, di circuiti integrati di hardware di vario genere se volessi nominare un azienda direi per esempio Intel, si tratta di elettrotecnica se ci riferiamo a impianti elettrici civili e industriali (tecnica costruttiva e normativa), di motori elettrici, di generatori elettrici di una centrale elettrica, di linee elettriche di trasmissione in alta/media/bassa tensione ecc.. se volessi nominare in questo caso un azienda direi per esempio Enel. Il nuovo corso ‘dovrebbe’ sostituire i corsi attualmente richiestissimi dalle aziende di tecnico delle industrie elettriche, tecnico delle industrie elettroniche, perito elettrotecnico, perito elettronico. Le aziende si troveranno a corto di personale specializzato e ritengo si abbasserà la loro competitività.

 
10/01/2009 - Il PERITO ELETTROTECNICO PERISCE... (Mose Laurenzano)

Vorrei esprimermi in merito ai nuovi quadri orari per gli istituti tecnici. Farò delle considerazioni solo in merito al corso ITI elettrotecnico ed automazione, che è quello che posso dichiarare di conoscere in quanto sono docente di elettrotecnica. Questo corso secondo la nuova proposta viene annullato e sostituito dal corso elettronica ed elettrotecnica. Dal nome del nuovo corso sembrerebbe migliore del primo, peccato che se si va a vedere le materie tecniche insegnate sono solo tre con pochissime ore tra l'altro pare tenute per la maggior parte da docenti ITP (solo diplomati). Quindi le ore di lezione teoriche tenute da un docente ingegnere sono nel nuovo corso circa un terzo di quelle tenute nel corso vecchio! Incredibile! nel corso 'vecchio' chiamato elettrotecnica ed automazione gli studenti affrontavano le numerose discipline tecniche: elettrotecnica, elettronica, TDP, sistemi, impianti, meccanica oltre alla parte di area di progetto. L'allievo era così pronto per affrontare il mondo del lavoro oppure proseguire gli studi spesso in ingegneria. Tuttavia le aziende richiedono un grandissimo numero di periti elettrotecnici.Ricordiamo che in ogni stabilimento,centro commerciale,piccolo negozio,piccola officina,ospedale, scuola,..c'è un impianto elettrico che va progettato,installato e manutenuto. Inoltre chi penserà all'automazione delle macchine industriali come delle abitazioni(domotica)?e tutte le nuove applicazioni di risparmio energetico,piccoli impianti fotovoltaici?

 
07/01/2009 - LO SCANDALO DELLE SCIENZE INTEGRATE (Celestino Teresa)

Le scienze integrate mirano solo a realizzare propositi di risparmio e di selvaggia mobilità del personale, che a quel punto potrà insegnare qualsiasi materia in qualsiasi scuola. Come docente di chimica LAUREATA IN CHIMICA (è opportuno precisarlo) sono indignata da queste continue notizie che considero quotidiane offese alla mia intelligenza (e a quella dei miei colleghi).Ogni buon docente sa che, soprattutto nel biennio, occorre una fantasia didattica sfrenata per motivare allievi sempre più svogliati e impreparati. E per insegnare 10 bisogna sapere 100. Ma come spiegarlo ai nostri politici e a Confindustria? Ricordiamoci che la fantasia didattica è figlia della preparazione disciplinare, che verrebbe a mancare nel momento in cui una qualsiasi laurea scientifica diventerebbe di colpo adatta per insegnare qualsiasi materia scientifica. Poi non lamentiamoci dell'analfabetismo scientifico di ritorno e dell'ignoranza generale dei nostri ragazzi. Se invece di partorire discipline mostro come le scienze integrate (ma integrate de che???) si riformassero SERIAMENTE i programmi....non saremmo più in Italia, ma in un Paese lungimirante. Che pena.

 
07/01/2009 - Le discipline scientifiche e la nuova riforma (Giorgio Baioni)

Nell'articolo di Lucia Failla opinioni che non condivido, e cioè che le scienze integrate, leggi scienze della terra, fisica, chimica e forse anche biologia, proposti nel piano della riforma scolastica delle Scuole medie superiori (Licei ed Istituti Tecnici) sono un passo avanti nella riqualificazione del sapere scientifico. Io credo sia tutt'altro ed alcune riflessioni lo motivano: è da molti anni che le iscrizioni alle Facoltà scientifiche (matematica, fisica, chimica, ecc.) sono in grande diminuzione, tanto che sono bandite borse di studio (4.000 €) per studenti meritevoli che si iscrivono a questi corsi di laurea. Questo fatto è la dimostrazione palese che il Liceo Scientifico ha perduto la sua vocazione ovvero quella di preparare al meglio studenti verso tali scelte. Di più, se l'istituzione del corso Tecnologico al Liceo scientifico voleva essere un incentivo alle iscrizioni a lauree scientifiche, ciò è contraddetto dai fatti ed una causa di questo può essere proprio l'insegnamenti di scienze integrate, infatti nel biennio si insegna chimica e fisica insieme prelevando docenti da non so quale classe di concorso e l'insegnamento della chimica, nel triennio, è demandata a docenti abilitati in Scienze. In una società sempre più specializzata, l'insegnante tuttologo non solo non esiste, ma è pure controproducente;queste sono opinioni di uno che nella Scuola italiana ci lavora con passione.

 
06/01/2009 - riforma di Licei, Tecnici e Professionali: leggete (Michele Borrielli)

Oltre al comunicato di fisici e chimici in http://www.soc.chim.it/it/803 è importante che il Ministro, i funzionari Ministeriali e la Commissione che stanno lavorando alla stesura dei regolamenti attuativi dell’art. 64 della legge 133/08 considerino molto attentamente e diano attuazione, sia nei quadri orario di Licei ed Istituti Tecnici e Professionali, che per la istituzione delle nuove classi di concorso, le precise, dettagliate e motivate indicazioni fornite: dal Gruppo di docenti laureati in Chimica, Chimica Industriale e Chimica e Tecnologia Farmaceutiche in http://chimicaescuola.blogspot.com/2008/12...di-docenti.html (correzioni alle bozze non ufficiali che peraltro richiederebbero minime modifiche rispetto alla precedente bozza non ufficiale, con monte ore totale inalterato); tali indicazioni sono peraltro state fatte proprie ed ampliate dalla Associazione Inegnanti Chimici, nella lettera datata 15 dicembre 2008, vedasi pagina web http://www.web75.net/aic-eu/index.php?opti...=161&Itemid=184, che integra la precedente e già circostanziata e dettagliata lettera AIC riportata in http://www.web75.net/aic-eu/index.php?opti...=157&Itemid=180 dal Consiglio Nazionale dei Chimici in http://www.chimici.it/cnc/fileadmin/novita..._rivisitata.pdf dalla Società Chimica Italiana in http://www.soc.chim.it/it/728 ed in http://www.soc.chim.it/it/729 Leggete attentamente il contenuto di queste pagine web: la cultura scientifica non è di serie B, da essa dipende il futuro del Paese!

 
05/01/2009 - scienze integrate (Rosario Saccà)

Sicuramente accorpare le discipline scientifiche in un unico calderone che comprende Chimica, Fisica e Scienze della Natura (scienze e geografia), porterà, nella formazione delle future generazioni, a un impoverimento culturale. A chi sarà affidato l'insegnamento della nuova disciplina? Si dovranno formare i nuovi docenti tuttologi, in grado di avere ottime conoscenze di ogni singola disciplina. La diminuzione del monte orario (attualmente, le tre singole discipline, hanno un monte orario maggiore di quello che avranno quando saranno accorpate) non farà altro che generare confusione, i docenti dovranno centellinare le informazioni da fornire ai discenti perché, lo sappiamo tutti, in una società scientifica e tecnologica le informazioni sono molte e il tempo sarà limitato. Secondo il mio modesto parere, accorpare le tre discipline e diminuirne il monte orario è l'errore più grosso che si possa fare. Bisogna lasciare i tre insegnamenti separati e incrementare le ore d'insegnamento di ognuna di esse. Bisogna lasciare l'insegnamento ai docenti laureati e abilitati nelle rispettive discipline. I tuttoligi non possono dare il meglio del sapere ma, daranno solamente, informazioni mediocri.

 
05/01/2009 - il nuovo regolamento "scon"volto (fabio scaccia)

Alcune precisazioni sono necessarie:1)se l'area generale passa da 15 ore su 36 a 16 su 32 è difficile(tranne per chi è solito arrampicarsi sugli specchi)sostenere che vi sia un potenziamento dell'area tecnica;2) se le ore di laboratorio passano da 10-12 a settimana,negli industriali,aeronautici, navali(il grosso dell'istruzione tecnica) a 6, è difficile sostenere(tranne a quelli di di prima) che ci sia un potenziamento della didattica laboratoriale;3)se già al 2° anno di corso è inserita una materia di indirizzo, le scelte degli studenti vengono sempre più precocizzate, il che è un errore;4)l'accorpamento di istituti tecnici diversi (es. aeronautici con navali e con costruttori aeronautici degli itis)accoppiata ad una autonomia didattica portata al 30 e 35 per cento farà, giocoforza, rientrare dalla finestra, peggiorato, quello che si è chiuso fuori dal portone.Si potrebbe continuare ancora per molto, il punto è che in buona sostanza ai numeri che dà confindustria non ci crede proprio nessuno.Di proposte per migliorare l'istruzione tecnica se ne potrebbero fare molte, ma non mi sembra che al ministero siano interessati a questo.Se i prossimi 18 mesi servono solo per convincerci di quanto è buona la "sbobba" preparata da educational confindustria....è tempo sprecato.In quanto al veneto, è da un bel pezzo che abbiamo smesso di considerarlo territorio italiano.Non vediamo l'ora che facciano la loro bella secessione...meno siamo, meglio stiamo.Senza rimpianti.

 
05/01/2009 - NO ALLE "DISCIPLINE-CALDERONE" (SCIENZE INTEGRATE) (Michele Borrielli)

COMUNICATO CONGIUNTO DI SIF, SCI, CNC, AIF ED AIC SULL'INSEGNAMENTO DELLE DISCIPLINE SCIENTIFICHE NEI FUTURI LICEI ED ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI La SIF – Società Italiana di Fisica, la SCI – Società Chimica Italiana, il CNC – Consiglio Nazionale dei Chimici, la AIF – Associazione per l'Insegnamento della Fisica, la AIC – Associazione Insegnanti Chimici RITENGONO inadeguato il ruolo assegnato alle discipline scientifiche sperimentali dai regolamenti in approvazione da parte del dal Consiglio dei Ministri, valutando che questa scelta neghi di fatto all’insegnamento scientifico la possibilità di svolgere un compito significativo nella formazione culturale degli studenti e impedisca alla scuola di dare ai cittadini gli strumenti idonei per assumere decisioni consapevoli in una società fortemente tecnologica quale la nostra; CHIEDONO che nei nuovi quadri orario di Licei ed Istituti Tecnici e Professionali le diverse discipline scientifiche Fisica, Chimica, Scienze della Terra siano presenti come discipline a sé stanti e siano affidate a docenti specificamente preparati sul piano disciplinare (oltre che didattico/pedagogico) per il loro insegnamento; che esse siano inserite nel curricolo tenendo conto delle propedeuticità e attribuendo ad ogni materia un congruo numero di ore settimanali, anche in laboratorio-non facendone oggetto di taglio, ma di incremento e senza limitare lo studio di questo settore del sapere al solo biennio[SEGUE IN http://www.soc.chim.it/it/803]