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SCUOLA/ Consigli al ministro Gelmini: poche e importanti cose, da fare in questo 2009

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Costretta in casa in questa prima settimana dell’anno dall’influenza, sono stata variamente rallegrata da un numero incredibile di trasmissioni radiofoniche che chiedevano agli ascoltatori di formulare i loro buoni proposti per il nuovo anno, oppure di indicare che cosa avrebbero voluto nella calza della Befana. Mi sono allora chiesta come avrei risposto io nei panni della Scuola Italiana, ammesso che le restino le forze per esprimere delle speranze e formulare dei buoni propositi.

Anzitutto, ricorderei al ministro che molti psicologi sostengono che piuttosto che formulare dei propositi a cui poi non si riuscirà a tenere fede (del tipo: risolvere per sempre il problema dei precari; fare una riforma della secondaria superiore che accontenti tutti, in modo da evitare il 37° rinvio; convincere schiere festanti di docenti a sfilare davanti all’Invalsi agitando gagliardetti e cantando “vogliamo essere valutati”), cosa che provoca un effetto depressivo, è preferibile concentrarsi su poche cose importanti e fissare dei traguardi precisi.

Per esempio: dato che il problema dei docenti è il più importante, il ministero deve identificare degli interlocutori attendibili e costruire con loro le tappe del processo che introdurrà procedure adeguate di formazione, di selezione, di reclutamento, di formazione in servizio, di valutazione e di carriera. Nessuna di queste fasi può essere ignorata, o risolta separatamente dalle altre, e nessuna sarà accettata se non verrà costruita d’intesa con i destinatari. Il problema è quello degli interlocutori, dal momento che «la pratica delle associazioni degli insegnanti si caratterizza quasi sempre per un comportamento ibrido, organizzato intorno a due dimensioni: la difesa degli interessi corporativi e la difesa della scuola come servizio pubblico e funzione di utilità sociale» (Antonio Novoa, 1998). Un potere centrale, il Ministro e il suo staff, che non sappia agire per far prevalere la seconda dimensione sulla prima riuscirà forse a mettere a punto delle riforma dignitose (è successo anche in tempi recenti), ma non a farle decollare: e il sindacato, per parte sua, dovrebbe riflettere sulla legittimità di esulare da quella tutela dei diritti dei lavoratori che costituisce il suo scopo fondamentale, per discutere nel merito delle riforme. Le associazioni professionali sono molto deboli, anche se ce ne sono di pugnaci e innovative: si potrebbe incominciare da lì.

Al secondo posto, metterei la riforma della secondaria superiore. La prima proposta fu presentata quando io, ora ormai prossima alla pensione, avevo tre anni, e la storia e le storie di questa tormentata scuola (descritte in modo dettagliato e divertente in un libro di prossima uscita da Nicola D’Amico) costituiscono uno spaccato esemplare del cervellotico modo di funzionare di questo paese, tanto amato quanto scalcinato. I punti che vorrei fossero tenuti presenti sono tre: primo, la formazione successiva al ciclo di base va pensata come sistema, in base ai principi di efficacia e valorizzazione del merito, ma anche delle differenze. Secondo, è fondamentale tenere presente la domanda del mercato del lavoro, non per manifestare la propria subalternità agli imprenditori che vorrebbero privatizzarla (ma quando mai, se è più decotta dell’Alitalia…) ma perché è ragionevole che qualsiasi certificazione di competenze apprese, ad ogni livello, abbia una spendibilità decente sul mercato del lavoro (si prega di notare che ho accuratamente evitato la dizione “titolo di studio”). Terzo, le regioni dovrebbero farsi carico in modo serio e sistematico (non necessariamente tutte insieme e tutte con la stessa velocità, ma tutte con lo stesso obiettivo) di sviluppare una politica formativa che ne valorizzi le competenze senza riprodurre su scala locale i difetti del centralismo. In concreto, questo significa fissare alcuni paletti, nemmeno moltissimi (tipologie, durata, competenze fondamentali, requisiti degli insegnanti, raccordi fra i diversi percorsi e livelli) e poi impiantare un serio sistema di valutazione in grado di tenere sotto controllo senza soffocarla l’autonomia delle scuole, o meglio delle reti di scuole.

Al terzo posto, andrebbe affrontato in modo serio e non ideologico la questione del rapporto fra scuola statale e scuola non statale, nel quadro più generale dell’efficacia del servizio formativo, e non delle guerre di religione fra laici e cattolici. Se Lévy Strauss divideva gli studiosi della famiglia in sette di “orizzontali”, per cui contava solo la dimensione del rapporto di coppia, e di “verticali”, per cui contava solo il rapporto di filiazione, nel dibattito sul sistema integrato in Italia la divisione è fra “statocentrici”, per cui conta solo la formale appartenenza al sistema pubblico, senza alcun controllo di efficacia, efficienza ed equità, e persone di buon senso (ahi ahi, ho tradito le mie preferenze)  per cui non conta la targhetta sulla porta, ma la qualità del servizio e la sua rispondenza a criteri condivisi. E magari anche la possibilità di risparmiare.

Quarto… Ma in genere i desideri da esprimere, Aladino docet, sono solo tre, per cui fermiamoci qui: ce n’è d’avanzo. O meglio, resta lo spazio per due considerazioni di metodo:

i problemi – questi tre sono prioritari secondo il mio parere, ma possono essercene altri – vanno in ogni caso affrontati a partire dai dati di ricerca disponibili, o procurati allo scopo, e non a partire da assunti ideologici, così che sia possibile sviluppare una strategia di intervento che preveda delle tappe e dei controlli in itinere;

le soluzioni vanno trovate in accordo tra maggioranza e opposizione, con l’impegno solenne da parte di entrambe a non mettere in discussione le decisioni prese al variare della maggioranza, o anche solo del governo.

 



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COMMENTI
12/01/2009 - Professori, cattedre e budget (PAOLA CORRADI)

Concordo perfettamente con la Professoressa e aggiungo qualche idea per la riforma dell'Università: si potrebbe prendere spunto dalle Università Americane, dove mi risulta che i Professori con Cattedra, debbano gestire in proprio il budget, come d'altra parte avviene a tutti i manager del settore Privato, e quindi essere pienamente responsabili anche in solido del proprio operato e dei propri dipendenti.

 
12/01/2009 - Ma proprio nessuno interpella gli insegnanti? (alberto fornari)

La prima elementare indicazione che viene data anche nel più scalcinato corso di progettazione sociale è di coinvolgere gli stakeholders,termine inglese che indica le persone a vario titolo coinvolte nel progetto stesso. Ed il motivo è evidente: senza le parti in causa i progetti sociali falliscono inesorabilmente. In Italia invece, riguardo al problema scuola, elementi in continuo cambiamento(alternarsi di governi, proliferare di riforme, riproduzione in forma esponenziale di esperti e relative proposte) si rivelano assolutamente identici e concordi sul metodo: non interpellare gli insegnanti. A seconda dell'impostazione ideologica di turno,si maschera questa decisione vuoi con "consultazione delle parti sociali" (sindacati & co.)vuoi con giudizi di fannullonismo, scarsa coscienza civile e così via.In realtà il potere non accetta di rischiare. E la cosa è ancora più grave perchè a scuola i primi a stare veramente male sono proprio gli insegnanti (una ricerca ha appurato che oltre il 50% assume psicofarmaci), che infatti desiderano dei cambiamenti, ma vorrebbero dire la loro, conoscendo bene i problemi che ci sono. Il punto debole della classe docente è senz'altro l'individualismo, per cui questo disagio ha pochissima capacità di elaborazione comunitaria. Ma chi volesse davvero realizzare un progetto sociale serio, non si dovrebbe fermare a questo, perchè gli stakeholders sono indispensabili da noi come nel terzo mondo.

 
09/01/2009 - Indispensabili pragmatismo e volontà politica (Roberto Pasolini)

Concordo con sull'impostazione data al suo articolo dalla Professoressa Ribolzi e sulla necessità di puntare pragmaticamente a portare a compimento alcune priorità anzichè pensare a soluzioni globali che portano sterilemte a discussioni sui "massimi sistemi". Concordo anche sulla scelta di mettere quale prima priorità la questione docenti, la cui soluzione è indispensabile per avviare reali rinnovamento e modernizzazione, utili ad avere un sistema capace di portare gli studenti verso un miglioramento del livello degli appfrendimenti in uscita. Sarà indispensabile (il tema è sempre stato ed è caldo) scegliere gli interlocutori politici anche nell'opposizione e trovare un accordo sindacale senza i quali ogni iniziativa, anche positiva, è morta in partenza e la storia normativa di questi ultimi anni è di insegnamento. La recente esperienza che ha portato all'approvazione del regolamento che ha reintrodotto il "maestro unico" potrebbe essere esempio virtuoso. "Titolo di studio": ritengo che l'abolizione del valore legale del titolo di studio sia da mettere in discussione. Ormai vi è sempre più consapevolezza che il valore legale non è più sinonimo di qualità, anzi! Sulla terza priorità, oltre a concordare sulla necessità di un approccio diverso basato prioritariamente sui diritti cui far seguire i finanziamenti, anzichè il contrario, ritengo che il portare a regime la parità scolastica possa essere di beneficio a tutto il sistema alla riceca di eficienza, efficacia e qualità

 
08/01/2009 - articolo Ribolzi 7 gennaio (Giacomo Zagardo)

Concordo pienamente sulla lucida analisi della professoressa Ribolzi espressa nell'articolo. Non capisco il commento di un lettore che non considera "pressante" la terza questione (scuola pubblica non è uguale a scuola statale), a mio giudizio, la più spinosa e la più radicale se si vuole migliorare il sistema. Un miglioramento, infatti, si potrà ottenere soltanto avvicinando all'utenza e al territorio le decisioni importanti (scelta effettivamente libera della scuola, scelta dei docenti da parte della scuola in relazione al particolare progetto educativo, maggiore offerta e flessibilità dei percorsi) e creando competitività all'interno del settore, come ci si orienta a fare in alcuni Paesi con le più alte collocazioni PISA. Senza contare che con i "risparmi" creati si potrebbero dirottare altre risorse al miglioramento del sistema.

 
07/01/2009 - scienze integrate (Rosario Saccà)

Che la scuola debba essere di qualità siamo tutti perfettamente d'accordo. Purtroppo l'accorpamento delle discipline scientifiche, (Chimica, Fisica e Scienze della Natura) previsto dalle bozze non ufficiali per la riforma degli istituti tecnici, non porta a una scuola di qualità. La nuova disciplina diminuirà ulteriormente le conoscenze scientifiche degli allievi e, di conseguenza, diminuiranno ulteriormente le iscrizioni nelle facoltà scientifiche e ci sarà il rischio di chiusura per i relativi corsi di laurea nella maggior parte degli atenei italiani. In futuro l'Italia sarà costretta a importare laureati nelle discipline scientifiche da altri paesi. Lo sviluppo e il benessere di una nazione hanno bisogno di una buona ricerca scientifica. Le industrie, per poter tenere il passo con i tempi, hanno bisogno di una solida ricerca scientifica. Anche in campo medico vi è la necessità di avere il supporto di chimici e fisici per lo studio di nuovi materiali per costruire protesi, per nuovi farmaci, per i sempre più nuovi macchinari utilizzati in diagnostica e in chirurgia. Chiediamoci tutti quale deve essere il futuro per il progresso scientifico e tecnologico dell'Italia? Condivido pienamente quanto espost nel "COMUNICATO CONGIUNTO DI SIF, SCI, CNC, AIF ED AIC SULL'INSEGNAMENTO DELLE DISCIPLINE SCIENTIFICHE NEI FUTURI LICEI ED ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI nella pagina web http://www.soc.chim.it/it/803"

 
07/01/2009 - ...continua (adele vitale)

Il nostro cruccio maggiore è che potremmo dare tanto alla scuola e alla società, migliorarle entrambe, con le competenze acquisite, la passione per un lavoro, una mission in cui crediamo,, con l’entusiasmo che ci ha portato fin qui , tra continue lotte, delusioni e speranze. Perché, nonostante tutto, noi continuiamo a crederci. Ci crediamo a tal punto che, anche se molti ci sono contro e vorrebbero che ancora trionfassero il clientelismo, la prepotenza, la furbizia malevola, siamo convinti che qualcosa, in questo nostro povero Paese disastrato e difficile da recuperare all’onestà e al merito, sia cambiato. Ci sono senz’altro uomini politici onesti e anch’essi desiderosi di contribuire al progresso civile ed etico d’Italia. Ad essi, e in primis a Lei, ci rivolgiamo con fiducia e attendiamo un provvedimento di giustizia. Adele Vitale Rappresentante Coordinamento Idonei Concorso Ordinario Dirigente Scolastico II settore - Campania

 
07/01/2009 - Ci sarà una rinnovata dirigenza? (adele vitale)

Gentile Ministro,per favorire un vero cambiamento, è necessario sbloccare le immissioni in ruolo degli Idonei del secondo settore del Concorso Ordinario per Dirigente Scolastico della Campania.Invece politicanti e sindacalisti ci hanno abbandonato; l’Anp spudoratamente sostiene una illegittima priorità degli incaricati; leggi e decreti come quello sull’interregionalità sono stati stravolti; non sono stati autorizzati, per il corrente anno scolastico, posti in numero corrispondente a quelli autorizzati per il primo settore, sia in regione che fuori regione, pur essendoci scuole superiori disponibili, che sono state affidate per l’ennesima volta a presidi supplenti incaricati; non viene bloccata la mobilità dal primo al secondo settore, già pesantemente penalizzato dalla carenza di posti; il Direttore Scolastico Regionale, che in tempi non sospetti ci assicurava l’immissione in ruolo di tutti entro l’anno scolastico 2009 – 2010., sosterrebbe che non c’è disponibilità di posti, nonostante il recente decreto sui pensionamenti.

 
07/01/2009 - ma Lei ci crede davvero? (paolo franco comensoli)

Sono d’accordo sulle prime due priorità, con qualche distinguo sulla terza che, spero di non far arrabbiare nessuno, non è poi così pressante. La sostituirei con la qualità del sistema scolastico. Ma forse questo più che un aspetto è il tutto della questione. Sono pessimista. Non credo che questo Governo risolverà le priorità. Dovrebbe chiudere il libro delle indagini demoscopiche di gradimento, ma non credo lo farà. Dopo il tentativo riformista di Berlinguer i Governi successivi si sono occupati di accontentare gli scontenti. La Moratti (cui bisogna riconoscere lo sforzo riformatore) che altro non fece che risuscitare la scuola media, anello debolissimo del sistema, per accontentare i docenti di quel segmento educativo. Fioroni, a sua volta, ripristinò i tecnici e professionali, placando così i docenti di quel settore che, non si sa bene perché, temono le Regioni come il diavolo l’acqua santa. Con buona pace di tutti, abbiamo di nuovo la scuola di seria A(licei), quella di serie B(tecnici e professionali statali) e, infine, il lazzaretto della formazione professionale(serie Z!). Infatti da noi si continua a credere nella distinzione, del tutto nominalistica, tra istruzione e formazione professionali, come se fossero due cose distinte. Così si dribbla la Costituzione e si accontentano i sindacati. Sono pessimista. Non credo che il 2009 porterà saggezza. Spero che non si faccia qualche altro guaio, che ne so, ripristinando l’esame di ammissione alle medie o di V ginnasio!

RISPOSTA:

Il professor Comensoli sottolinea la centralità e la trasversalità del tema "qualità", su cui sono d'accordissimo: l'avvio di un sistema di valutazione è la condizione essenziale perché la scuola migliori. Il motivo per cui ho fatto riferimento prima al tema della parità è che mi pare si sia spento su di esso quasi ogni dibattito, con una riduzione sbrigativa all'eterna contrapposizione laici - cattolici, anziché alla tutela del diritto di scelta come diritto di cittadinanza (e anche come forma di incentivazione della qualità). Tutto il dibattito internazionale va in questo senso. Quanto al ruolo delle Regioni, anche nella tutela del valore della formazione professionale, considerata in modo "miserabilistico" innanzitutto dall'opinione pubblica, ecco un altro tema su cui bisognerebbe innescare qualcosa di più concreto di un dibattito! (Luisa Ribolzi)

 
07/01/2009 - tutte le scienze in un unico calderone (antonella casarini)

Desidero associarmi a quanto commentato da Borrielli in merito alla proposta del Ministero di unificare le scienze sperimentali in un'unica materia, nei bienni degli istituti tecnici (e nell'arco del quinquiennio per i licei), secondo quanto indicato nel COMUNICATO CONGIUNTO DI SIF, SCI, CNC, AIF ED AIC SULL'INSEGNAMENTO DELLE DISCIPLINE SCIENTIFICHE NEI FUTURI LICEI ED ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI nella pagina web http://www.soc.chim.it/it. Inoltre sottolineo l'ironia dell'autrice in merito all'abitudine italica ai proclami, poi smentiti in sordina. Un esempio tipico è il voto in condotta espresso in decimi, declamato come la panacea per la soluzione dei problemi di bullismo: penso che a tutti sia arrivata la comunicazione che rinvia ai primi mesi del 2009 l'assegnazione dei criteri, da parte del Ministero, per l'attribuzione di un voto inferiore al sei. Così i ragazzi che pensavano di avere un voto insufficiente in condotta si sono visti attribuire ben sei...

 
07/01/2009 - sostenere l'insegnamento scientifico di qualità (chiara bedeschi)

Il Ministro ripensi alla Riforma della scuola secondaria ad indirizzo tecnico, dove vuole accorpare discipline scientifiche diverse come chimica, fisica e biologia in un unico modulo detto scienze integrate riducendo di fatto le ore e la qualità della formazione scientifica dei giovani. quale futuro per il progresso scientifico e tecnologico dell'Italia? condivido quindi il COMUNICATO CONGIUNTO DI SIF, SCI, CNC, AIF ED AIC SULL'INSEGNAMENTO DELLE DISCIPLINE SCIENTIFICHE NEI FUTURI LICEI ED ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI nella pagina web http://www.soc.chim.it/it.

 
07/01/2009 - io la pensione probabilmente non la vedrò mai, ma (Max Bruschi)

sono pienamente d'accordo con la scala delle priorità. E sul fatto che i tre punti citati siano non "alcuni nodi da sciogliere", ma "i" nodi da sciogliere. Aggiungo, sul primo punto, una nota che non mi sembra marginale. Possiamo organizzare il miglior sistema di selezione meritocratica del corpo docente (selezione meritocratica basata non solo sulla preparazione, ma sulla migliore attitudine all'insegnamento: ci servono "maestri sapienti", non sapienti e basta), riuscire ad abilitare i migliori, ma senza affrontare il problema dei sistemi di immissione in ruolo rischieremo di produrre le ennesime "attese deluse". Leggi l'amaro caso SSIS. Le soluzioni ci sarebbero (io propendo personalmente per la "chiamata diretta", sempre che ci sia un sistema severo e assolutamente trasparente di valutazione delle autonomie scolastiche "E" dei docenti), ognuna si scontra contro l'ambivalenza del ruolo sindacale, ma senza tenere le rotaie collegate (selezione e reclutamento, il binario è destinato a essere morto.

RISPOSTA:

Il dottor Bruschi sottolinea la centralità della questione docenti: non posso che concordare, e anzi ho detto più volte che se fosse possibile un'unica riforma, dovrebbe essere quella relativa ai docenti. Concordo sull'idea che la soluzione finale debba essere la chiamata da parte delle scuole o delle reti di scuole, che possono scegliere all'interno di una sorta di albo (NON una graduatoria) di "aventi diritto", cioè di persone che lo Stato mi garantisce siano in possesso dei necessari requisiti di base, uguali su tutto il territorio. Ma poiché si tratta, appunto, di un punto di arrivo, è necessario prevedere il percorso per arrivarci, incluso il ruolo dei diversi attori, i tempi e i costi. Vogliamo aprire un tavolo con finalità spiccatamente operative, magari a partire dalle proposte formulate da TREELLE? (Luisa Ribolzi)

 
07/01/2009 - Complimenti... (Alberto M. Onori)

... per la chiarezza, l'onestà e l'anticonformismo. Dovremmo essere della stessa generazione, anche io sto per andare in pensione...

 
07/01/2009 - 4)ascolti fisici e chimici su scienze sperimentali (Michele Borrielli)

una quarta raccomandazione al Ministro: ascolti fisici e chimici sulle scienze sperimentali. La cultura scientifica non deve essere più conseiderata di serie B,ma va potenziata(più ore). Altrimenti saremo presto ulteriormente superati dai Paesi emergenti. Rinvio ad alcune pagine web: COMUNICATO CONGIUNTO DI SIF, SCI, CNC, AIF ED AIC SULL'INSEGNAMENTO DELLE DISCIPLINE SCIENTIFICHE NEI FUTURI LICEI ED ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI nella pagina web http://www.soc.chim.it/it/803; un importante lavoro di elaborazione da considerare attentamente inoltre proviene da un gruppo di docenti "chimici" in http://chimicaescuola.blogspot.com/2008/12/proposte-di-un-gruppo-di-docenti.html (correzioni alle bozze non ufficiali che peraltro richiederebbero minime modifiche rispetto alla precedente bozza non ufficiale, con monte ore totale inalterato); tali indicazioni sono peraltro state fatte proprie ed ampliate dalla Associazione Inegnanti Chimici, nella lettera datata 15 dicembre 2008, vedasi pagina web http://www.web75.net/aic-eu/index.php?option=com_content&task=view&id=161&Itemid=184, che integra la precedente e già circostanziata e dettagliata lettera AIC riportata in http://www.web75.net/aic-eu/index.php?option=com_content&task=view&id=157&Itemid=180; altre importanti indicazioni dal Consiglio Nazionale dei Chimici in http://www.chimici.it/cnc/fileadmin/novita/Gelmini1_rivisitata.pdf e dalla Società Chimica Italiana in http://www.soc.chim.it/it/728 ed in http://www.soc.chim.it/it/729.