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SCUOLA/ L’ora di Educazione Fisica. Una proposta per renderci competitivi con l’Europa

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Ma anche le società sportive devono aprire gli occhi e la mente per rapportarsi realisticamente alla scuola. E prima di tutto rendersi conto che la scuola è, per sua inalienabile natura, interessata non solo ai fenomeni ma altrettanto, e forse più, alla loro rielaborazione culturale. La scuola non ha bisogno solo di “cose da fare”, ma del significato, del perché, della ragione delle cose che si fanno.

Nelle scuole, soprattutto elementari, entrano continuamente esperti delle più svariate discipline, cercando, come è loro dovere, di inserirsi nella didattica in un rapporto organico con le maestre. E’ quanto invece fatica ad avvenire per le attività motorie, dove gli inviati delle società sportive fanno volentieri a meno delle insegnanti, con la scusa che “a quelle non gliene importa niente”.

Che gli insegnanti facciano fatica su questo terreno lo abbiamo detto, ma è un inammissibile errore di prospettiva chiedere alla scuola di rinunciare a se stessa, anche se apparentemente gli si risolve un problema.

Il vero problema invece è delle società sportive che, pur meritorie dell’opera davvero storica sopra descritta, non sono state in grado di elaborare coscienza e strumenti culturali adeguati al loro compito. E quando entra in rapporto con una realtà più attrezzata come la scuola, la contraddizione diventa stridente.

 

Come superare l’impasse? Come favorire l’incontro?

Fornendo un quadro di riferimento chiaro e praticabile: autonomia da una parte, libera progettualità dall’altra. Con gli Enti di livello superiore a sorvegliare sui parametri di qualità e tirare fuori qualche soldo.

Partiamo da questi ultimi. La qualità degli interventi deve essere garantita prima di tutto nella professionalità certificata degli operatori: insomma ci vuole un laureato in Scienze Motorie. Altrettanto irrinunciabile è l’interazione tra i docenti delle scuole e gli operatori delle società sportive: i progetti la devono prevedere e definire.

All’interno di questo quadro minimale, ai singoli Consigli di Circolo deve essere lasciata l’autonomia decisionale per quale progetto optare tra quelli presentati dalle società sportive del territorio.

Ovviamente sono molteplici i criteri che intervengono in una simile scelta: economici, organizzativi, contenutistici,…Ma la cosa interessante è che normalmente le società sportive sono ben conosciute dalla gente perché sono solidamente radicate nelle città, nei quartieri, nei paesi. I Consigli di Circolo non avranno delle carte anonime in mano, ma fatti e storie ben noti da confrontare e valutare. E, cosa molto importante, legati ad una tradizione locale, con ricchezze che sono ben diverse tra Auronzo di Cadore e Tropea.

 

Ché il rischio, non dimentichiamolo, nella nostra statalistica penisola, è che si parta da un sacrosanto bisogno per costruire l’ennesimo centralistico carrozzone. Cosa peggio dell’assegnazione d’ufficio di esperti inviati da CONI o Ministero a risollevare le tristi sorti dell’attività motoria alle elementari? Un immenso ed incontrollabile dispendio di denaro, che non c’è; l’azzeramento della possibilità di scelta per le scuole e, non ultima, l’impossibilità di crescita per le società sportive nell’assumersi un rischio imprenditoriale.

Sì, usiamola questa espressione, rischio imprenditoriale, a suggello del discorso ed ultima provocazione. Ché il passo decisivo spetta alle società sportive ed è quello di diventare capaci di presentare, e quindi gestire, progetti. Per questo dovranno attrezzarsi e strumentarsi, ma prima di tutto ripensarsi in un orizzonte più ampio e professionale, come la società contemporanea richiede ormai in ogni sua articolazione. Fino a diventare capaci di costruire posti di lavoro stabili per i laureati in Scienze Motorie, che né Stato né CONI potranno mai assorbire. È una grande scommessa, un salto di qualità, che anche in questo le accomuna al destino di tante piccole imprese italiane.

 

Dove non arrivassero le società di base a proporre interventi qualificati nelle scuole, sarà giusto che qualcun altro intervenga dall’alto (non si chiama sussidiarietà questo metodo? E non è ora di provare a sperimentarlo anche nel mondo dello sport?). Ma se vogliamo rompere un assetto sclerotizzato da decenni dobbiamo accettare la sfida ed iniziare un rinnovamento profondo.

 

(Alberto Fornari)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
13/10/2009 - Condivido...ora occorre mettersi all'opera. (Enrico Pasqualotto)

Condivido pienamente la lettera di Fornari. Ritengo fondamentale la collaborazione tra scuola e società sportive per arrivare a mostrare come l'attività sportiva abbia un valore determinante. Determinante in quanto, se l'apprendimento richiede una personalità minimamente armonica(da Cicardi 08-10 www.ilsussidiario.net), l'attività sportiva aiuta notevolmente ad avere armonia verso di sè e verso la realtà che ci circonda. La strada della collaborazione che indica Fornari è importante, come è evidente in ambito educativo-scolastico nel rapporto tra genitori e docenti tanto che quando tale rapporto è debole si sperimenta la perdita di stima da parte di entrambi i soggetti educativi e sopratutto da parte dell'alunno che non sa più chi o cosa seguire. Occorre avere una proposta chiara da fare ai ragazzi, e sopratutto una proposta unitaria che tenga conto di tutta la persona e della realtà odierna (scolastica, sportiva ecc..)...in questo la lettera di Fornari è una traccia di lavoro di cui c'era bisogno. Non ci resta che metterci all'opera e partire da chi ha a cuore l'attività sportiva come luogo di educazione e formazione. Enrico Pasqualotto

 
12/10/2009 - educazione motoria grande problema (nicola lovecchio)

L'educazione motoria alle elementari tanto desiderata quanto spesso eliminata per problemi, tanto per cambiare, economici. Le realta' scolastiche piu' fortunate possono assumere un "esperto in motoria" ma la stragande maggioranza deve ricorrere al finanziamento aggiuntivo dei genitori o a qualche fondo messo a disposizione dagli uffici scolastici. Che fare quindi? bhe, istituire i professori di educazione motoria con tanto di graduatoria! Mi rendo conto che in un periodo di "vacche magre" questa e piu' che un'utopia... Quindi? Diventare audaci e intraprendenti. Chiedere a chi i soldi li ha di sostenere il proprio intervento. Non siamo certo stolti! Difficile pensare che chi mette i soldi non voglia dire la propria o meglio fare secondo la propria idea. Giusto. Ma in questo ambito parliamo di ragazzi, bambini e fanciulli...quindi "i soldi sono miei e faccio io" non vale pienamente. Facciamo tutti un passo indietro. Chi e' capace non pretenda di essere assolutista sull'attivita' mentre chi potrebbe finanziare sostenga tutti i talenti e le risorse disponibili in Italia (terra dalle mille figure professionali). Il meglio con il tempo verra' a galla e trascinera' dietro se molte esperienze belle, costruttive e educative. Un genitore questo lo vede e lo capisce. Quindi lo segue. E se poi lo perde lo cerca!!!

 
12/10/2009 - Finalmente una strada percorribile (Giancarlo Ronchi)

Molto interessante e completo l’articolo sull’attività motoria e sportiva nella scuola . Fornari ha scritto tutto quello che c’era da scrivere proponendo una strada che potrebbe superare la continua contrapposizione tra scuola e mondo sportivo associativo. Grande la prospettiva di valorizzare sussidiariamente la ricchezza delle società sportive ( cosa che pochissime Nazioni hanno) a patto che ci sia un profilo qualificato degli operatori che dovrebbero entrare nella scuola. Grazie! Giancarlo Ronchi