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SCUOLA/ L’ora di Educazione Fisica. Una proposta per renderci competitivi con l’Europa

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L’Italia non si può più permettere che scuola e mondo dello sport continuino ad ignorarsi, guardarsi con diffidenza o addirittura ostacolarsi a vicenda.

Non se lo può permettere lo sport di alto livello, che continua a vedere esclusa una grande fascia di bambini dal bacino da cui possono provenire i campioni di domani. Bene lo ha capito Petrucci, presidente del CONI, che, in crisi di risultati internazionali in molte discipline, ha recentemente scritto una lettera aperta alla Gelmini offrendo collaborazione e mezzi per entrare alle elementari.

Non se lo può permettere neppure lo sport dell’associazionismo di base, che per bocca di Edio Costantini del Centro Studi del CSI, il più grande Ente di Promozione Sportiva italiano, lancia l’allarme su uno sport asfittico a scuola e nelle parrocchie.

Né se lo può permettere la scuola, che presenta una proposta sportiva peggiore di molti paesi del terzo mondo. Le direttive appena giunte dal Ministero su come attivare dei Centri Sportivi Scolastici sono il segno di un tentativo per recuperare un gap clamoroso.

Ma soprattutto non sono più disponibili le famiglie a vedere direzioni didattiche e maestri impotenti di fronte ai loro figli sempre più afflitti da inerzia psicofisica, sedentarismo e precoce obesità. Così i genitori pressano le scuole perché attivino iniziative motorie, col risultato che, per carenza di mezzi e criteri chiari, in classe arriva di tutto e di più.

 

In presenza di un simile quadro non ci sono soluzioni magiche né direttive illuminate perché il problema è innanzitutto culturale. È necessario che le due parti in causa prima di tutto prendano atto di ciò che c’è e provino a farci seriamente i conti.

 

La scuola deve prendere atto che il patrimonio motorio e sportivo in Italia è stato coltivato dalle società sportive di base, quelle del quartiere per intendersi, o del paese o dell’oratorio; messe su nel tempo libero dal meccanico, l’impiegato o la massaia, persone appassionate che si sono improvvisate dirigenti, allenatori, magazzinieri,… per seguire i figli o gli amici dei figli.

Gente che con la propria opera ha supplito al vuoto assoluto lasciato da una scuola che, nella sua impostazione da Gentile in qua, è stata e rimane idealistica ed ha perciò preteso di educare “dimenticando” il corpo (Ben diverso, detto per inciso, era lo sguardo con cui don Bosco coglieva tutto dei bambini e dei ragazzi!).

E’ una storia tutta italiana che non ha solo limiti, anzi è segno di una vivacità popolare straordinaria. Le decine di migliaia di società sportive che popolano il nostro Paese, con una capillarità che fa invidia ai Carabinieri, testimoniano che il desiderio di bellezza suscitato dallo sport (è prima di tutto questo lo sport: un fascino provocato attraverso l’universale linguaggio del corpo!) non si è lasciato intimorire dall’ostracismo della cultura ufficiale ed ha realizzato una vera resistenza popolare organizzata.

Chi non volesse fare i conti con una tale imponente presenza, o è del tutto fuori della realtà o è interessato a mantenere lo status quo, magari vagheggiando di modelli stranieri, soprattutto anglosassoni. A imitazione di chi vede con fastidio nel sistema economico italiano una presenza tanto consistente delle piccole imprese.

 

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COMMENTI
13/10/2009 - Condivido...ora occorre mettersi all'opera. (Enrico Pasqualotto)

Condivido pienamente la lettera di Fornari. Ritengo fondamentale la collaborazione tra scuola e società sportive per arrivare a mostrare come l'attività sportiva abbia un valore determinante. Determinante in quanto, se l'apprendimento richiede una personalità minimamente armonica(da Cicardi 08-10 www.ilsussidiario.net), l'attività sportiva aiuta notevolmente ad avere armonia verso di sè e verso la realtà che ci circonda. La strada della collaborazione che indica Fornari è importante, come è evidente in ambito educativo-scolastico nel rapporto tra genitori e docenti tanto che quando tale rapporto è debole si sperimenta la perdita di stima da parte di entrambi i soggetti educativi e sopratutto da parte dell'alunno che non sa più chi o cosa seguire. Occorre avere una proposta chiara da fare ai ragazzi, e sopratutto una proposta unitaria che tenga conto di tutta la persona e della realtà odierna (scolastica, sportiva ecc..)...in questo la lettera di Fornari è una traccia di lavoro di cui c'era bisogno. Non ci resta che metterci all'opera e partire da chi ha a cuore l'attività sportiva come luogo di educazione e formazione. Enrico Pasqualotto

 
12/10/2009 - educazione motoria grande problema (nicola lovecchio)

L'educazione motoria alle elementari tanto desiderata quanto spesso eliminata per problemi, tanto per cambiare, economici. Le realta' scolastiche piu' fortunate possono assumere un "esperto in motoria" ma la stragande maggioranza deve ricorrere al finanziamento aggiuntivo dei genitori o a qualche fondo messo a disposizione dagli uffici scolastici. Che fare quindi? bhe, istituire i professori di educazione motoria con tanto di graduatoria! Mi rendo conto che in un periodo di "vacche magre" questa e piu' che un'utopia... Quindi? Diventare audaci e intraprendenti. Chiedere a chi i soldi li ha di sostenere il proprio intervento. Non siamo certo stolti! Difficile pensare che chi mette i soldi non voglia dire la propria o meglio fare secondo la propria idea. Giusto. Ma in questo ambito parliamo di ragazzi, bambini e fanciulli...quindi "i soldi sono miei e faccio io" non vale pienamente. Facciamo tutti un passo indietro. Chi e' capace non pretenda di essere assolutista sull'attivita' mentre chi potrebbe finanziare sostenga tutti i talenti e le risorse disponibili in Italia (terra dalle mille figure professionali). Il meglio con il tempo verra' a galla e trascinera' dietro se molte esperienze belle, costruttive e educative. Un genitore questo lo vede e lo capisce. Quindi lo segue. E se poi lo perde lo cerca!!!

 
12/10/2009 - Finalmente una strada percorribile (Giancarlo Ronchi)

Molto interessante e completo l’articolo sull’attività motoria e sportiva nella scuola . Fornari ha scritto tutto quello che c’era da scrivere proponendo una strada che potrebbe superare la continua contrapposizione tra scuola e mondo sportivo associativo. Grande la prospettiva di valorizzare sussidiariamente la ricchezza delle società sportive ( cosa che pochissime Nazioni hanno) a patto che ci sia un profilo qualificato degli operatori che dovrebbero entrare nella scuola. Grazie! Giancarlo Ronchi