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SCUOLA/ Dietro la Gelmini il fantasma del Tesoro: la “questione precari” è solo rimandata

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Vi è poi una seconda considerazione che è di carattere politico più generale. Ancora una volta si preferisce far gravare sui costi del nostro malandato sistema previdenziale la necessità di contenere l’inevitabile calo di consenso per scelte sbagliate e impopolari. Mi appare un metodo molto simile a quelli in voga nella cosiddetta Prima Repubblica: dove sta la promessa innovazione? Chi scrive ha più volte denunciato, anche su queste colonne, l’inadeguatezza del sistema scolastico (caratterizzato ad esempio da tassi di dispersione incompatibili con un Paese moderno) e la necessità di razionalizzare la spesa, ma questo non può far velo al fatto che - malgrado il governo continui ad affermare il contrario - la spesa per l’istruzione in Italia rappresenta il 10% del PIL contro il 13% della media europea (si veda il rapporto OCSE 2009). In cifre assolute, non si spende dunque troppo, ma si spende innanzi tutto male.

In un quadro di riferimento di questo tipo, i giovani e le famiglie italiane non possono accettare di continuare a sentir parlare delle spese per l’istruzione come di un insopportabile peso, senza con ciò decretare la fine delle speranze di miglioramento basate sul merito di ciascuno. Quando si considererà davvero la formazione come ciò che determina il futuro del Paese e non la palestra degli annunci e delle demagogie?

Il Sen. Valditara ha dunque il merito di porre una questione reale fino ad oggi ignorata o sottovalutata dal governo, ma – oltre ai costi per la collettività di cui si è già detto – rischia di essere controproducente se verrà accolta dal Ministro Gelmini come una manna dal cielo per cavarla d’impaccio nel breve periodo. Se dovesse passare l’emendamento Valditara, se ne approfitti dunque per rimettere mano nel più breve tempo possibile ad una proposta complessiva, facendola finita con un insieme indifferenziato e disomogeneo di provvedimenti, finalizzati quasi esclusivamente a recuperare risorse. Bisogna avere il coraggio di riprendere quel dialogo che ad esempio aveva fatto fare importanti passi avanti al Pdl Aprea e che si era poi arenato con il pretesto dell’esame di dialetto. Bisogna avere il coraggio di mettere in campo una discussione aperta a tutto il sistema politico, l’associazionismo professionale e agli unici stakeholders fino ad oggi emarginati, se non esclusi: le famiglie, gli studenti, la società nel suo complesso. Un metodo applicato con successo nei grandi paesi avanzati quando si tratta di questioni cruciali per lo sviluppo del Paese e che mette al riparo dal farsi prendere la mano da esigenze contingenti (come i risparmi) e dai cambi di maggioranza sempre possibili in un sistema democratico.



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COMMENTI
15/10/2009 - Ma dei bidelli che ce ne facciamo... (forno lodovico)

Mi rendo conto che ho già sollevato questo problema e che lei molto gentilmente mi ha risposto. Ovvero 140.000 bidelli in Italia, che da contratto non possono fare le pulizie e che nell'era di internet, dei e-mail e degli sms, hanno come compito la distribuzioni delle circolari scolastiche e la sorveglianza degli istituti... Ebbè questa figura a me sembra sorpassata dalla storia e mi sembra che nell'uso del buon senso vi siano delle gerarchie. Capisco che lei contesta la strategia di tagliare e di diminuire corrispondentemente il budget della scuola. Sono d'accordo con lei, se questo è il metodo, che si trascura l'aspetto innovativo e migliorativo per la scuola e sono quindi d'accordo con il metodo che laddove si tagli li si investi. Ma prima di tutto dobbiamo eliminare un costo inutile, improduttivo anche a costo dell'allarmismo sociale che qualcuno strumentalizzerà. Perchè con quelle risorse si possa fare qualcosa di utile. il rischio è che complicando l'analisi non si faccia nemmeno quello che l'evidente buon senso mostra. Cordiali saluti Lodovico Forno

 
15/10/2009 - Faziosità: un pericolo da evitare (enrico maranzana)

"Bisogna avere il coraggio di mettere in campo una discussione aperta ...agli unici stakeholders fino ad oggi emarginati, se non esclusi: le famiglie, gli studenti". Bisogna aver coraggio per fare simili affermazioni, generiche e senza alcun legame con la realtà. Nelle organizzazioni esistono diversi livelli di intervento: strategico, tattico, operativo. La presidenza dell'organismo strategico è affidata a un genitore, responsabile dell’assetto organizzativo della scuola, dell’elaborazione degli indirizzi generali e della definizione dei criteri della programmazione educativa. All'organo di governo da lui presieduto risponde l'intero apparato. La conoscenza delle condizioni d'equilibrio e l’individuazione e la denuncia degli ostacoli che si frappongono al corretto funzionamento del sistema scolastico sono essenziali per contribuire al superamento dello stato di dissesto in cui ci troviamo. In caso contrario si fomentano generiche proteste e si producono tensioni irrazionali.

RISPOSTA:

Mi devo essere espresso male: nel mio articolo mi riferivo al dibattito pubblico sulla riforma, non alla governance. Su questa molto ci sarebbe da dire, ma esula dall'oggetto dell'articolo. Marco Campione

 
15/10/2009 - Riforma e superficialità scientifica e tecnologica (Michele Borrielli)

L’articolista scrive che la riforma della secondaria superiore seguirebbe “criteri di modernizzazione e di equità”, ma in realtà sarebbe necessaria una robusta correzione dei regolamenti approvati in prima lettura dal Governo: contro le indicazioni OCSE, negli Istituti Tecnici e Professionali (triennio finale) si ha un forte taglio delle ore delle discipline scientifiche e tecnologiche di indirizzo (-20%), discipline impiantistiche chimiche affidate al laureato in scienze in alcuni indirizzi del tecnologico, con futuri periti con competenze molto minori di ora, e nei bienni iniziali, tagli delle ore di discipline scientifiche fino al 60%(solo 2 ore di chimica negli economici e nei professionali, insufficienti per il necessario laboratorio); si vuole inoltre affidare l’insegnamento di discipline scientifiche a docenti diplomati, gli ITP.Nei Licei le cose peggiorano: le ore sono pochissime e la Chimica continuerà ad essere insegnata da laureati in Scienze e non in Chimica, e viene accorpata con le scienze nell'insegnamento-calderone "scienze naturali" [chimica+scienze naturali e biologiche]. Bisogna separare la chimica, da affidare al laureato in chimica della classe 33-A (oltre 20 esami chimici, il laureato in scienze in media 1-2) e le scienze ai laureati in scienze naturali o biologiche della 46-A,da ridenominare “scienze naturali e biologiche”: le scienze naturali vanno infatti studiate separatamente e dopo la chimica inorganica e le scienze biologiche dopo chimica organica

RISPOSTA:

Il mio giudizio sui regolamenti (in particolare sull'istruzione tecnica e professionale) e' molto più articolato e critico di come mi sono espresso nell'articolo. Qui mi interessava focalizzare sugli effetti occupazionali e per questo non ho approfondito. Concordo con molte delle sue preoccupazioni. Marco Campione