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SCUOLA/ Dietro la Gelmini il fantasma del Tesoro: la “questione precari” è solo rimandata

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Dell’intervista al Sen. Valditara pubblicata da ilsussidiario, condivido la consapevolezza che qualunque ragionamento su una riforma del sistema scolastico non possa prescindere dall’esistenza di un numero considerevole di docenti nelle graduatorie. La scelta del Ministro Fioroni di trasformare queste graduatorie da permanenti ad esaurimento e il contestuale varo di un piano di assunzione di 150.000 precari nasceva proprio da questa consapevolezza. Purtroppo il governo tra i suoi primi atti ha cancellato quel provvedimento, ma “cosa fatta, capo ha” e dunque andiamo oltre.

La stessa intervista, infatti, purtroppo conferma che alcune preoccupazioni di chi si è opposto ai tagli di Tremonti non erano figlie di un pregiudizio ideologico: procedere in modo orizzontale (leggi “indiscriminato”) e per un numero così ingente di personale è stato innanzi tutto iniquo, inefficace per la necessaria razionalizzazione della spesa e soprattutto rischia di avere costi sociali enormi. A questo il prossimo anno si aggiungeranno gli effetti della riforma della scuola secondaria superiore, che, pur seguendo criteri di modernizzazione e di equità, viene oggi condotta con modalità e tempi che produrranno nuovo precariato.

La maggioranza si è fatta evidentemente due conti e si è resa conto di non poter mantenere la promessa fatta al Paese. Il centrodestra infatti aveva detto che - grazie ai pensionamenti - non ci sarebbero stati licenziamenti, ma “solo” un minor numero di supplenze annuali, ma così non sarà. Si prova quindi a correre ai ripari nel modo più semplice: aumentando il numero dei pensionamenti. Siamo di fronte al secondo caso di sottovalutazione del costo sociale dell’operazione risparmio voluta da Tremonti. Prima non si è agito per tempo sul fronte degli ammortizzatori sociali per i precari lasciati senza lavoro, nonostante si sapesse che questo sarebbe accaduto per lo meno dai primi mesi dell’anno, approvando in fretta e furia alcune norme “tappa buchi” nonché procedendo ad accordi con le Regioni che non fanno altro che spostare a questo livello istituzionale i costi dell’operazione. Ora arriva la proposta del Sen. Valditara, che spera così di salvare da una seconda figuraccia il Ministro Gelmini, che ha evidentemente sopravvalutato le capacità del suo collega con delega all’Economia di calcolare l’impatto occupazionale delle sue proposte.

 

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COMMENTI
15/10/2009 - Ma dei bidelli che ce ne facciamo... (forno lodovico)

Mi rendo conto che ho già sollevato questo problema e che lei molto gentilmente mi ha risposto. Ovvero 140.000 bidelli in Italia, che da contratto non possono fare le pulizie e che nell'era di internet, dei e-mail e degli sms, hanno come compito la distribuzioni delle circolari scolastiche e la sorveglianza degli istituti... Ebbè questa figura a me sembra sorpassata dalla storia e mi sembra che nell'uso del buon senso vi siano delle gerarchie. Capisco che lei contesta la strategia di tagliare e di diminuire corrispondentemente il budget della scuola. Sono d'accordo con lei, se questo è il metodo, che si trascura l'aspetto innovativo e migliorativo per la scuola e sono quindi d'accordo con il metodo che laddove si tagli li si investi. Ma prima di tutto dobbiamo eliminare un costo inutile, improduttivo anche a costo dell'allarmismo sociale che qualcuno strumentalizzerà. Perchè con quelle risorse si possa fare qualcosa di utile. il rischio è che complicando l'analisi non si faccia nemmeno quello che l'evidente buon senso mostra. Cordiali saluti Lodovico Forno

 
15/10/2009 - Faziosità: un pericolo da evitare (enrico maranzana)

"Bisogna avere il coraggio di mettere in campo una discussione aperta ...agli unici stakeholders fino ad oggi emarginati, se non esclusi: le famiglie, gli studenti". Bisogna aver coraggio per fare simili affermazioni, generiche e senza alcun legame con la realtà. Nelle organizzazioni esistono diversi livelli di intervento: strategico, tattico, operativo. La presidenza dell'organismo strategico è affidata a un genitore, responsabile dell’assetto organizzativo della scuola, dell’elaborazione degli indirizzi generali e della definizione dei criteri della programmazione educativa. All'organo di governo da lui presieduto risponde l'intero apparato. La conoscenza delle condizioni d'equilibrio e l’individuazione e la denuncia degli ostacoli che si frappongono al corretto funzionamento del sistema scolastico sono essenziali per contribuire al superamento dello stato di dissesto in cui ci troviamo. In caso contrario si fomentano generiche proteste e si producono tensioni irrazionali.

RISPOSTA:

Mi devo essere espresso male: nel mio articolo mi riferivo al dibattito pubblico sulla riforma, non alla governance. Su questa molto ci sarebbe da dire, ma esula dall'oggetto dell'articolo. Marco Campione

 
15/10/2009 - Riforma e superficialità scientifica e tecnologica (Michele Borrielli)

L’articolista scrive che la riforma della secondaria superiore seguirebbe “criteri di modernizzazione e di equità”, ma in realtà sarebbe necessaria una robusta correzione dei regolamenti approvati in prima lettura dal Governo: contro le indicazioni OCSE, negli Istituti Tecnici e Professionali (triennio finale) si ha un forte taglio delle ore delle discipline scientifiche e tecnologiche di indirizzo (-20%), discipline impiantistiche chimiche affidate al laureato in scienze in alcuni indirizzi del tecnologico, con futuri periti con competenze molto minori di ora, e nei bienni iniziali, tagli delle ore di discipline scientifiche fino al 60%(solo 2 ore di chimica negli economici e nei professionali, insufficienti per il necessario laboratorio); si vuole inoltre affidare l’insegnamento di discipline scientifiche a docenti diplomati, gli ITP.Nei Licei le cose peggiorano: le ore sono pochissime e la Chimica continuerà ad essere insegnata da laureati in Scienze e non in Chimica, e viene accorpata con le scienze nell'insegnamento-calderone "scienze naturali" [chimica+scienze naturali e biologiche]. Bisogna separare la chimica, da affidare al laureato in chimica della classe 33-A (oltre 20 esami chimici, il laureato in scienze in media 1-2) e le scienze ai laureati in scienze naturali o biologiche della 46-A,da ridenominare “scienze naturali e biologiche”: le scienze naturali vanno infatti studiate separatamente e dopo la chimica inorganica e le scienze biologiche dopo chimica organica

RISPOSTA:

Il mio giudizio sui regolamenti (in particolare sull'istruzione tecnica e professionale) e' molto più articolato e critico di come mi sono espresso nell'articolo. Qui mi interessava focalizzare sugli effetti occupazionali e per questo non ho approfondito. Concordo con molte delle sue preoccupazioni. Marco Campione