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SCUOLA/ Paghiamo gli alunni per le lezioni così insegneremo loro ad odiare il lavoro

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Neanche a pagarli. L’acuto pezzo di Giovanni Cominelli prende proprio spunto da certe iniziative di “incentivazione” al profitto scolastico. Aiutiamoci a giudicare questa iniziativa spostando il focus su due realtà diverse dalla scuola: il campo della salute e quello della cosiddetta managerialità (ma, come tutte le “ità”, esisterà davvero?).

Per lavoro e per passione mi sono a lungo occupato di compliance, termine tecnico che in medicina significa solamente il fatto che i pazienti devono prendere le medicine prescritte o compiere certi gesti di terapia (come iniettarsi l’insulina per i pazienti diabetici o fare certi esami frequenti per i pazienti scoagulati). Il tasso di compliance è solitamente molto basso per le malattie croniche e questo accade in tutto il mondo, qui non si possono scomodare le differenze cultuali. Come dire che magari ci ricordiamo anche di prendere l’antibiotico per qualche giorno di seguito, ma quando le cure diventano continue dopo un po’ compare una “involontaria” dimenticanza, non si fanno più le terapie o le manovre prescritte; insomma ci si adatta o aggiusta il proprio regime terapeutico e spesso in modo sconveniente.

Ecco allora medici e infermieri che per cercare di aumentare la compliance se ne inventano di tutte. Ho studiato a lungo i pazienti in dialisi (che devono fare la seduta tre volte la settimana con molte restrizioni sul consumo di cibo e acqua) e ho assistito anche al tentativo di pagare i pazienti. Esiste un interessante esperimento per cui venivano dati dieci dollari a seduta a pazienti più bravi, quelli che arrivavano in seduta con certi parametri nella norma (a scuola diremmo “preparati”). Ecco neanche a pagarli diventavano complianti: questo stratagemma funzionava un po’ per i primissimi tempi, ma poi perdeva efficacia con ritorno alle stesse abitudini di partenza.

Ma lo vediamo anche noi, coi nostri bambini. Quella che chiamo la strategia dell’ovetto non funziona. «Se fai il bravo poi ti do l’ovetto Kinder». Sappiamo bene che presto arriveremo a un punto in cui l’arguto bambino ci dirà: «prima mi dai l’ovetto, poi faccio il bravo».

I manager. Chi si occupa di motivazione nelle aziende ha da tempo scoperto che il puro incentivo economico è solo una e non la più efficace delle forme di “rewarding”, di premio del lavoratore che gli dia la soddisfazione necessaria per continuare a lavorare, e bene, nello stesso posto. L’attenzione si è da tempo spostata sulle condizioni del lavoro, sul livello di comunicazione interna, sulla possibilità di vivere con creatività il loro ruolo. Tutte situazioni efficaci tanto quanto, se non più di un bonus da tremila euro.

Questo accade perché parliamo appunto di strategie, comportamentali. E con le strategie di solito si fa la guerra, non si compone la pace necessaria al lavoro.

 

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COMMENTI
26/10/2009 - il tempo presente (umberto siagura)

Il '68 a mio parere si sopravvaluta in ogni senso. Alla fine i veri rivoluzionari furono carosello e Mike Bongiorno ed oggi le nuove generazioni (o meglio, cospicua parte di esse) sono culturalmente figlie di lunghe passeggiate con i genitori nei centri commerciali. Nessun passato e nessun futuro da costruire ma un presente dilatato da riempire inseguendo l'ultimo saldo o la marca di tendenza.

 
19/10/2009 - Dovere e interesse (nicola itri)

"Chi studia, si applica, sta bene in classe con gli adulti e coi compagni, ha già il suo premio".Come non concordare con tale assunto? Col '68 ci fu da parte di chi contestava un vero e proprio lavaggio del cervello nei confronti di chi a scuola semplicemente si applicava per fare il proprio dovere. Al concetto di "dovere" si sostituì nel '68 il concetto di "interesse"; si diceva, da parte di chi contestava: studio, mi impegno solo se la lezione e il programma mi interessano, se essi corrispondono alle mie aspettative, ai miei gusti. Da qui è seguito il "coccolamento" da parte degli adulti di generazioni di ragazzi, cui si è richiesto un serio impegno solo in cambio di un premio,ambito dagli stessi. La proposta avanzata in Francia di pagare uno stipendio agli studenti non è che il naturale e assurdo epilogo della situazione che ho descritto.

 
17/10/2009 - Non siate cauti ma coraggiosi (enrico maranzana)

Il problema affrontato riguarda la motivazione all'apprendimento e la condanna del rapporto asino..carota. Facile la condivisione degli assunti, ma non basta enunciare teorie: bisogna mettersi in gioco, prendere posizione e responsabilità, smascherare gli imbroglioni. In particolare: perché non si denuncia il ritorno alla valutazione quantitativa (voti) e l’abrogazione delle indicazioni qualitative, dettagliate e puntuali, che orientano e facilitano il conseguimento delle mete [da difendere, anche se nella prassi i giudizi formulati dai docenti sono standardizzati e privi di autentico significato]? Perché non si prende posizione sul voto per la religione cattolica che non tiene in alcuna considerazione il vangelo di Giovanni : "Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui"? Perché non ci si ribella alla soppressione degli organismi di governo dei processi di apprendimento e alla loro sostituzione con i dipartimenti disciplinati? Un'ipotesi, forse azzardata, riporta al tempo di Ponzio Pilato: nell'astratto si rimane immacolati.