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ASILI NIDO/ Il “piano Brunetta”: eccellente contro i fannulloni, un po’ meno per la famiglia

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La presenza sul posto di lavoro, tuttavia, non sempre coincide con il lavoro stesso. Se per una parte degli impieghi nella Pubblica Amministrazione la presenza fisica allo sportello, o dietro la scrivania è indispensabile, questo non vale certamente per tutti. Tant’è vero che fu proprio nella Pubblica Amministrazione, per una volta nell’insolito ruolo di pioniera, che partì il primo progetto nazionale di sperimentazione del telelavoro, nell’ormai lontano 1999; prima ancora che nel settore privato, che seguì solo nel 2004. L’impegno, almeno nominale, dei vari esecutivi che si sono da allora succeduti per l’innovazione come strumento di efficienza per la PA non ha purtroppo impedito che, passati i fasti della new economy, il progetto fosse lasciato cadere, e che si tornasse alla cara, vecchia timbratura del cartellino di fantozziana memoria.

Certo, riproporre una simile sperimentazione oggi suonerebbe almeno eccentrico; sarebbe troppo coraggioso sostenere che madri e padri impegnati negli uffici pubblici potrebbero avvalersi, nei primi tre anni di vita dei figli, di una simile forma di flessibilità lavorativa, invece di parcheggiarli semplicemente da qualche parte. Tanto coraggioso da risultare impopolare: una simile tesi forse si trasformerebbe nell’ennesimo motivo di dileggio ai danni del ministro Brunetta. Molto più semplice, più comodo, più efficace andare sul sicuro, e accodarsi alla pubblica giaculatoria per la moltiplicazione degli asili nido pubblici, che fa chic e non impegna. Almeno su questo fronte le critiche sono sedate: e pazienza se nel frattempo all’altare dell’efficientismo e dell’emancipazionismo è stata sacrificata non soltanto la famiglia - a questo punto interamente ostaggio delle mura statali, che siano degli uffici o degli asili - ma la stessa innovazione; la quale, proprio come un dipendente fannullone, continua a dichiarare la sua presenza pur essendo da tempo, ingiustificatamente, assente.

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COMMENTI
06/10/2009 - risposte (Paola Liberace)

Ringrazio tutti per i commenti. A proposito dell'eliminazione del part-time dalla PA, credo si diriga esattamente nella direzione opposta a quella che sarebbe necessaria: quella della rigidità anziché della flessibilità. Per quel che concerne gli asili nido, non posso che essere d'accordo: il commento di Crema coincide con il mio pensiero, in particolare per quel che riguarda l'aspetto economico. Mi permetto a questo proposito di rimandare al mio libro "Contro gli asili nido", pubblicato di recente da rubbettino. Paola Liberace

 
04/10/2009 - Età media (Alberto M. Onori)

L'ineffabile Brunetta sappia che l'età media in certi settori del lavoro pubblico è oltre i 50 anni. Forse era meglio prevedere un servizio di sorveglianza anziani...

 
03/10/2009 - educazione spartana (Pala Ursula)

A Sparta i figli venivano, fin da piccoli, allontanati dai propri genitori. Con i Nidi, gli asili e le scuole a tempo pieno non siamo lontani da quel tipo di decadente organizzazione.

 
02/10/2009 - E il Ministro del Welfare dorme? (felice eugenio crema)

Una politica di sostegno alla maternità fondata sugli asili nido NON è una politica per la famiglia ma di sostegno alla produzione perchè presuppone la totale subordinazione delle scelte familiari alle esigenze del lavoro. Una effettiva politica di sostegno alla famiglia (o almeno alla genitorialità) dovrebbe permettere alla madre di decidere tra il lavoro e la cura dei figli, almeno nella prima infanzia: una scelta effettiva dal punto di vista del servizio tra il nido, altre forme di servizio più elastiche (tages mutter, ecc.), sostegno alla socializzazione della madre con bambini piccoli (parchì giochi ecc.) e, correlativamente, dal punto di vista del lavoro tra tempo pieno, part-time, congedo con un corrispettivo pari al costo del servizio che non si usa (a proposito, perchè il Ministro del Welfare non ha fatto proposte in questa direzione prendendo spunto dalla parificazione dell'età pensionabile tra uomini e donne?). Per rendere effettiva la possibilità di scelta le differenze opzioni devono tendere alla neutralità, almeno dal punto di vista economico. L'articolo di Vittadini pubblicato sul Sussidiario qualche giorno fa chiariva benissimo i termini della questione. Questo Governo appare, al momento, totalmente inadempiente su un punto del suo programma fortemente qualificante la campagna elettorale e che, tra l'altro, potrebbe per molti aspetti essere affrontato senza un aumento della spesa.

 
02/10/2009 - e il part-time? (annarosa rossetto)

Sono mamma di 5 figli, ho cominciato a 29 anni a lavorare con i contributi, dopo la terza figlia ho ottenuto lottando col coltello tra i denti un contratto part-time che mi ha permesso di gestire quasi bene la mia famiglia, non ho diritto agli assegni familiari perchè mio marito è un lavoratore autonomo, andrò in pensione al 65 anni anzichè 60 come tutte le donne-uomo che non hanno avuto notti insonni, corse al nido, all'asilo ecc. per far quadrare orari rigidissimi, che per stare a casa con i miei figli quando si ammalano, poichè dopo gli 8 anni non hanno più diritto a un genitore a fianco, devono prendersi giorni di ferie e ora, grazie a Brunetta, nella mia Asl si parla di riduzione PURE del Part-time! Ma questo non era il Governo che doveva fare tanto per la famiglia!!! Io non ho avuto lo stomaco di votarlo (l'avrei fatto se fosse stato candidato Formigoni)e ora sono ancora più convinta di aver avuto buon fiuto e di aver fatto bene....