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SCUOLA/ Perché l’ora di religione cattolica fa bene anche ai musulmani

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Vale forse la pena riflettere ancora sulla proposta, avanzata qualche giorno fa da alcuni politici, di introdurre nella scuola italiana (statale e non statale) un’ora di religione islamica, da intendersi in alternativa all’ora di religione cattolica - che già adesso, come si ricorderà, può non essere scelta dagli studenti - e rivolta presumibilmente ai ragazzi di fede islamica che intendano avvalersene.

 

Il guadagno - si dice - starebbe da un lato nel riconoscimento di un principio di eguaglianza nella scelta di approfondire la propria tradizione di appartenenza, già concessa agli studenti cattolici o che si riconoscono semplicemente nella tradizione cattolica del nostro Paese; dall’altro starebbe nell’evitare che la formazione coranica si traduca in un indottrinamento ideologico e potenzialmente eversivo rispetto ai principi democratici e pluralistici della nostra società, come avviene purtroppo in alcune moschee sottratte ad ogni tipo di controllo.

 

Per quanto riguarda la legittimità di principio di un diritto religioso ed educativo, e al tempo stesso la sua impraticabilità nella concreta situazione attuale del nostro Paese, ha già scritto con grande precisione e realismo Massimo Borghesi su ilsussidiario.net di ieri. A me preme oggi evidenziare almeno due motivi che mi sembra ci costringano a riconsiderare attentamente il problema sollevato (sia pure, come alcuni ipotizzano, per motivi di mera strategia politica), evitando sia la reazione compiaciuta di quanti, per motivi ideologici, ritengono questa proposta qualcosa di semplicemente “dovuto” agli immigrati nella nostra nazione e ai loro figli, sia la reazione contrapposta, ma simmetrica, di quanti si trincerano nella rivendicazione della nostra tradizione come esclusiva ed escludente tutto ciò che di fatto, volendolo o non volendolo, si sta innestando in essa.

 

Il primo rilievo riguarda il senso storico, vale a dire la consapevolezza dello spessore culturale e del significato “simbolico” sedimentato al fondo dei principi individuali e delle pratiche sociali che costituiscono il nostro orizzonte comune di riferimento. Senza la tradizione cristiana nella quale siamo stati educati - è bene non dimenticarlo - ci sarebbe impossibile quel senso quasi innato di rispetto ultimo della dignità e dei diritti di ogni essere umano, che deriva dal suo essere in rapporto diretto e insopprimibile con Chi lo ha creato, e lo salvaguarda dalle pretese di ogni altro potere.

 

Ma forse ci sarebbe sconosciuta anche l’idea che ciascuno vale per il fatto stesso di esserci e non per il suo censo o per la sua mera capacità o la sua ricchezza, appunto perché ciascuno è voluto come un fine in se stesso. Ed è di qui che nasce una concezione della storia e del destino umano non inteso come un fato imperscrutabile che schiaccia, ma come un cammino in cui a ciascuno è chiesto di svolgere la sua parte da protagonista e non da schiavo, in base alla sua ragione e alla sua volontà libera.

 

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COMMENTI
20/10/2009 - Bella domanda (Bruno D'Alba)

L'articolo si chiude con una bella domanda. Ad oggi sembrerebbe che le risposte fornite dalla politica e dall'opinione pubblica sono molto balbettanti e vanno dalla proposizione di introdurre l'insegnamento dell'Islam nelle scuole senza aver prima considerato gli aspetti "tecnici" di quanto proposto (il primo è quello di decidere "chi" può legittimamente impartire questo insegnamento e quale autorità certificherà mai gli insegnanti senza che altri possano denunciarli come impostori?) al diniego per ben motivati ed evidenti motivi di incompatibilità di quella religione con i principi supposti alla base delle nostre tradizioni e delle nostre radici. Ma poi, considerando l'origine del problema, siamo sicuri che si vuole cercare di integrare nella nostra società soggetti che vogliono essere integrati o piuttosto soggetti che vorrebbero creare le loro caste a casa nostra? Questa corsa alla società multirazziale deriva da una esigenza sentita e voluta o da un'imposizione? Non si tratta forse di una mal'accorta politica dello struzzo e nel non saper dire chiaramente a chi viene da noi che se è libero di venire da noi deve anche sapere che se non gli garba l'accoglienza e la convivenza sulla base delle nostre tradizioni (crocefissi, bandiere, tintinnar di campane) può anche tornarsene altrettanto liberamente lì da dove viene? Che il venerdì si lavora e la domenica è festivo e non intendiamo ne cambiare ne avere entrambe i giorni festivi come qualche anima bella potrebbe suggerire?

 
20/10/2009 - Un'ora di tempo vissuto. (claudia mazzola)

Ai bambini la religione cattolica non si insegna, la si fa vivere con avvenimenti lieti e gioiosi, con fatti d'amore. Vale anche per i piccoli musulmani con l'islam?