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SCUOLA/ 2. L'Islam in classe? Meglio istituti paritari nel rispetto delle regole

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Se di riforma si deve parlare, si scelga la via maestra, consentendo ciò che è lecito (favorendo l’istituzione di scuole, ad esempio, ma non solo) e si vigili affinché le regole siano rispettate da tutti, ma dalla scuola statale siano esclusi gli insegnamenti confessionali, limitandosi ad un insegnamento curricolare obbligatorio dei fondamenti delle tre religioni monoteiste.

Con questo non voglio negare l’importanza delle questioni poste dal Prof. Esposito o dall’On. Sarubbi, ma se si vuole tenere nella giusta considerazione il fatto che la tradizione cristiana - come, in misura forse minore, quella giudaica - ha per la nostra cultura un peso significativo, le modalità possono essere altre. Spetta ai docenti di Storia, Lettere, Storia dell’Arte ecc. tenere nel giusto conto la rilevanza delle nostre comuni radici. Peraltro l’autonomia consente di gestire in modo virtuoso un percorso di questo tipo: c’è la possibilità di far intervenire “esperti” e questi potrebbero essere anche indicati dalla Curia, si potrebbe pensare ad alcune ore di co-presenza tra l’insegnante di Lettere e quello di Religione o qualunque altra soluzione si reputi efficace e adatta a raggiungere lo scopo.

È un segno di debolezza (per i cattolici, ma anche per lo Stato) pensare che serva un'ora apposita per preservare la religione cattolica o per favorire l’integrazione di chi proviene da paesi mussulmani.

Come se la religione – o, peggio, la cultura - fossero un Panda, che ha bisogno della Riserva.



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