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TEMPI/ Dai figli dell’upper class Usa ai niños sudamericani fino ad Ascoli: nella scuola c’è chi attende qualcosa

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La Colombia dai due volti

 

Don Marco Valera è insegnante e direttore spirituale nella capitale meno sicura dell’America Latina: si divide infatti tra una scuola a sud di Bogotà, in un quartiere controllato dai narcotrafficanti, e un istituto per italo-colombiani che sorge tra i palazzi del centro. Pochi chilometri di distanza per muri che dividono due realtà sociali agli antipodi: estremamente povera la prima, estremamente ricca la seconda. La sfida educativa? Il tentativo quotidiano di avvicinare questi due estremi, lavorando sui giovani. «Gli esseri umani sono gli stessi, hanno le stesse domande, le stesse esigenze», spiega il sacerdote. «Anche il mondo benestante ha una sua povertà: povertà familiare, povertà di ideali, sono certamente più viziati. D’altra parte, l’indigenza degli altri comporta che abbiano problemi fin sopra i capelli; ciononostante sono semplici, e se capiscono che ti spendi per loro si legano e ti seguono. Ma tutti hanno bisogno di affetto, di certezze, e di una compagnia».

Ma in cosa consiste il metodo educativo sperimentato con questi ragazzi? «Il mio obiettivo è quello che si formino una personalità libera, forte, ragionevole, contenta. Capace di costruire e giudicare le cose, e di crescere. Questa è la finalità. Il metodo non è altro che un rapporto: perché se l’educazione è educazione della persona allora è solo in un rapporto che si dispiega, si risveglia, si accompagna». E finisce che i bambini educano i genitori. Come Miguel, che racconta a don Marco di essere arrivato a casa, un pomeriggio e di aver detto al padre che non si deve picchiare la mamma. «E lui cosa ha fatto?», domanda preoccupato il sacerdote. «Lui ha smesso», replica semplicemente il bimbo. Dopo qualche mese Miguel ha fatto la prima comunione e ha presentato a tutti suo padre. «Mi ha detto fiero, orgoglioso: vedi com’è il mio papà adesso? Come a dire: guarda come l’ho fatto diventare. Sicuro, sereno: un bambino di quarta elementare che fa cambiare suo padre. I bambini capiscono tutto e danno un giudizio, e intervengono nella misura in cui sono capaci».

 

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