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SCUOLA/ Trasformiamo lo stanco rituale delle elezioni collegiali in un’opportunità di autonomia

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La libertà, è questo ciò di cui ha bisogno la scuola italiana, la libertà di ogni soggetto, che sola potrà garantire che l’autonomia non venga ridotta, come ora rischia di esserlo, ad un buon decentramento.

Gli organismi di partecipazione scolastica sono quelli che più hanno subito la mentalità statalista tanto da esserne spesso occupati: quante volte insegnanti, genitori e studenti hanno pensato che impegnandosi in essi avrebbero potuto dirigere la scuola con maggior incisività, quante volte hanno pensato di far diventare i vari Consigli o le Consulte i protagonisti della scuola, esautorando i soggetti reali, quelli che sono ogni giorno impegnati con l’educazione.

La scadenza elettorale cui andiamo incontro non è vero quindi che non sia nulla di nuovo, non è nemmeno vero che sia la noia di un dovere da assolvere in attesa delle nuove forme di organizzazione della scuola. Anzi questa scadenza è di capitale importanza, una sorta di test in attesa della riforma. Dalla campagna elettorale di questo mese e dal voto si capirà dove il mondo della scuola vorrà andare, se verso un più razionale statalismo o se verso una reale libertà di educazione. Per questo chi entra ogni giorno in classe perché sia l’umano a segnare le ore di lezione, non può non prendere sul serio queste elezioni, non può non esserci, semplicemente per affermare che la scuola è di chi la fa, per cui nessun Consiglio o Consulta può sostituirsi alla libertà di studenti, insegnanti, genitori, ma deve semplicemente servirla.

 

(Gianni Mereghetti)

 



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COMMENTI
07/10/2009 - L'ennesima speranza! (adele vitale)

Da Dirigente Scolastico, è cosa triste rendersi conto del fatto che spesso gli organismi che dovrebbero maggiormente portare linfa vitale nei settori più delicati della scuola servano come strumento di potere personale di pochi che, con arroganza e prepotenza, invocando a sproposito la trasparenza, con arbitrarie ingerenze, si liberano dei colleghi sfiancandoli, costringendoli alle dimissioni, e cercano addirittura di "intimidire " il dirigente, facendosi scudo del sindacato! Chi mi conosce, sa bene che con me la prepotenza e l'illegalità non la spunteranno! Ho predisposto le operazioni di elezioni suppletive per il C.d.I. e per la RSU; spero che i docenti e il personale si rendano conto dell'importanza del loro voto e scelgano le persone giuste: quelle che hanno davvero a cuore il bene e il progresso della scuola e della partecipazione democratica! Non è ammissibile premiare col voto chi lo scorso anno, improvvisamente posto in posizioni di vertice da un dirigente reggente, ha accentrato su di sè ogni tipo di incarichi e mansioni, facendo intorno terra bruciata e portando la scuola quasi allo sfascio!Con buona pace della democrazia...

 
05/10/2009 - Ideologese (Alberto M. Onori)

Non ho mai creduto nelle ideologie mascherate da democrazia. Il tono di Maranzana mi ricorda questo, roba di 40 anni fa che ha dato come risultato la società attuale: dove ragazzi e nazisti stanno diventando sinonimi, dove solidarietà è termine ignoto o deriso e dove la coscienza è un demerito per chi ce l'ha. Concordo in pieno invece con l'articolista e con la sua visione piena di speranza e così distante dalle formule precotte che hanno avvelenato tanti anni di scuola italiana.

 
03/10/2009 - Le responsabilità del giornalista (enrico maranzana)

Chi valuta il messaggio evangelico osservando i comportamenti dei cristiani giunge a conclusioni prive di fondamento. Così fa l'articolista:le sue affermazioni sono tipici slogan ideologici, indifferenti all'intelligenza del lettore [razionale statalismo VS libertà di educazione], al compito informativo. Il T.U. 297/94 dice che il servizio scolastico deve affrontare la formazione, l'educazione, il coordinamenti e l'insegnamento e, per ciascuna funzione, costituisce uno specifico organo responsabile. L'aver omesso ogni riferimento normativo produce confusione e disorientamento e nasconde il senso della riforma in discussione. La vigente legge, colpevolmente inapplicata, pone a fondamento del servizio scolastico lo studente e le sue qualità, scompone il problema formativo/educativo seguendo la dottrina, valorizza la funzione docente. Le proposte elaborate dall'attuale maggioranza muovono in direzione opposta: le materie di insegnamento sono l'architrave del servizio [CFR. Obiettivi specifici dell'apprendimento], disaggregano gli insegnamenti [si assiila la scuola a un supermercato (quale autonomia?)], eliminano tutte le possibilità di focalizzare traguardi comuni e d'ipotizzare strategie di convergenza degli insegnamenti, declassano la professione del docente a "ripetitore". L'articolista parla d'autonomia trascurando il fatto che autonomia significa autogoverno, vale a dire definizione dei traguardi educativi e feed-back, come prescrive l'art.7 alla lettera a) e d) [297/94].