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SCUOLA/ Trasformiamo lo stanco rituale delle elezioni collegiali in un’opportunità di autonomia

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È tempo di elezioni per il mondo della scuola, si va al rinnovo degli organi collegiali, sia delle rappresentanze annuali come per gli studenti nei Consigli di Istituto o quelle biennali come sempre per gli studenti nelle Consulte Studentesche, sia dei Consigli di Circolo o di Istituto che hanno concluso il loro mandato per cui necessitano della rielezione di tutte le componenti. È tempo di elezioni, e il Ministero lo ha ricordato con una circolare laconica, facendo trasparire la stanchezza per una scadenza di cui non si capisce il valore, visto il fallimento ormai più che evidente della partecipazione scolastica. Lo stato attuale degli Organi Collegiali ricorda il “niente di nuovo sul Fronte Occidentale”, bollettino di una guerra portata avanti stancamente perché di fatto conclusa, ma che i suoi morti li continuava a fare, tanto che sporgersi attratti dalla bellezza di una farfalla a Paul Bäumer costò la vita.

Così è per Consigli di Circolo e di Istituto, così è per la Consulta Studentesca, organismi che si trascinano a fatica dentro una scuola che di fatto funziona senza considerarli più di tanto e avendoli ormai ridotti a luoghi in cui si ratifica ciò che da altre parti si decide. Però come per Paul Baumer si è giocata una partita decisiva mentre nulla apparentemente accadeva, così in questi spazi di partecipazione, se è vero che contano sempre di meno, è altrettanto vero che lì vi si gioca la stessa partita che sta impegnando tutto il mondo della scuola, e non una partita qualunque, ma una che può decidere il futuro della scuola. È la partita tra chi vuole affidare l’educazione e l’istruzione alla istituzione-scuola e tra chi invece vuole diventarne soggetto, lottando per la libertà propria e la libertà di tutti.

Questa è infatti la questione seria della scuola italiana, non innanzitutto se l’autonomia sarà varata, perché ci può essere un’autonomia ancor più statalista dello stesso stato, ma se la vita della scuola sarà assorbita totalmente nell’istituzione o se l’istituzione farà finalmente quel passo indietro a liberare i soggetti reali della scuola, insegnanti, genitori e studenti che ogni giorno sono impegnati nell’avventura umana dell’educazione.

 

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COMMENTI
07/10/2009 - L'ennesima speranza! (adele vitale)

Da Dirigente Scolastico, è cosa triste rendersi conto del fatto che spesso gli organismi che dovrebbero maggiormente portare linfa vitale nei settori più delicati della scuola servano come strumento di potere personale di pochi che, con arroganza e prepotenza, invocando a sproposito la trasparenza, con arbitrarie ingerenze, si liberano dei colleghi sfiancandoli, costringendoli alle dimissioni, e cercano addirittura di "intimidire " il dirigente, facendosi scudo del sindacato! Chi mi conosce, sa bene che con me la prepotenza e l'illegalità non la spunteranno! Ho predisposto le operazioni di elezioni suppletive per il C.d.I. e per la RSU; spero che i docenti e il personale si rendano conto dell'importanza del loro voto e scelgano le persone giuste: quelle che hanno davvero a cuore il bene e il progresso della scuola e della partecipazione democratica! Non è ammissibile premiare col voto chi lo scorso anno, improvvisamente posto in posizioni di vertice da un dirigente reggente, ha accentrato su di sè ogni tipo di incarichi e mansioni, facendo intorno terra bruciata e portando la scuola quasi allo sfascio!Con buona pace della democrazia...

 
05/10/2009 - Ideologese (Alberto M. Onori)

Non ho mai creduto nelle ideologie mascherate da democrazia. Il tono di Maranzana mi ricorda questo, roba di 40 anni fa che ha dato come risultato la società attuale: dove ragazzi e nazisti stanno diventando sinonimi, dove solidarietà è termine ignoto o deriso e dove la coscienza è un demerito per chi ce l'ha. Concordo in pieno invece con l'articolista e con la sua visione piena di speranza e così distante dalle formule precotte che hanno avvelenato tanti anni di scuola italiana.

 
03/10/2009 - Le responsabilità del giornalista (enrico maranzana)

Chi valuta il messaggio evangelico osservando i comportamenti dei cristiani giunge a conclusioni prive di fondamento. Così fa l'articolista:le sue affermazioni sono tipici slogan ideologici, indifferenti all'intelligenza del lettore [razionale statalismo VS libertà di educazione], al compito informativo. Il T.U. 297/94 dice che il servizio scolastico deve affrontare la formazione, l'educazione, il coordinamenti e l'insegnamento e, per ciascuna funzione, costituisce uno specifico organo responsabile. L'aver omesso ogni riferimento normativo produce confusione e disorientamento e nasconde il senso della riforma in discussione. La vigente legge, colpevolmente inapplicata, pone a fondamento del servizio scolastico lo studente e le sue qualità, scompone il problema formativo/educativo seguendo la dottrina, valorizza la funzione docente. Le proposte elaborate dall'attuale maggioranza muovono in direzione opposta: le materie di insegnamento sono l'architrave del servizio [CFR. Obiettivi specifici dell'apprendimento], disaggregano gli insegnamenti [si assiila la scuola a un supermercato (quale autonomia?)], eliminano tutte le possibilità di focalizzare traguardi comuni e d'ipotizzare strategie di convergenza degli insegnamenti, declassano la professione del docente a "ripetitore". L'articolista parla d'autonomia trascurando il fatto che autonomia significa autogoverno, vale a dire definizione dei traguardi educativi e feed-back, come prescrive l'art.7 alla lettera a) e d) [297/94].