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SCUOLA/ La Gelmini reintroduce la valutazione: così sapremo come e cosa imparano i nostri figli

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Poiché si parlato di “ripartenza”, vale forse la pena offrire ai numerosissimi non-cultori della materia un piccolo riassunto delle “puntate precedenti”.

Dopo un decennio di autovalutazioni di processo disseminate a livello territoriale che non avevano dato luogo ad alcun dispositivo nazionale, il ministero Moratti nel luglio del 2001 istituì un “Gruppo di lavoro per la predisposizione degli indirizzi per l’attuazione delle disposizioni concernenti la valutazione del servizio scolastico”, presieduto da Giacomo Elias. A partire dalla primavera del 2002 il Gruppo elaborò, per ogni anno successivo, tre Progetti Pilota, allo scopo di testare la macchina organizzativa per costruire una valutazione censuaria – cioè per tutti i ragazzi delle classi prefissate, non solo a campione – e per valutare il grado di adesione volontaria. Una relazione presentata il 15 luglio 2004 dal Presidente del Gruppo dava conto dei risultati raggiunti dalla sperimentazione e dei problemi che erano stati individuati per l’elaborazione dei questionari, per la somministrazione, per la raccolta, per l’interpretazione e per la formazione del personale. La relazione offriva un dato politicamente prezioso: dal primo Progetto Pilota al terzo l’adesione volontaria delle scuole era passata da circa 2.000 a circa 8.000 istituti, a segnalare la sorprendente disponibilità alla valutazione da parte dei Collegi dei docenti e dei Dirigenti scolastici. Il quarto Progetto Pilota per l’anno scolastico 2004-05 proseguì su basi volontarie. A partire dall’anno scolastico 2005-06 la rilevazione divenne obbligatoria per la primaria, ma rimase volontaria per la secondaria, poiché si era istituito un legame fra riforme e valutazione dei risultati, improprio peraltro ad avviso di chi scrive. È notorio infatti che è molto difficile che cambiamenti di tipo strutturale siano in grado di far registrare mutamenti immediati nel livello degli apprendimenti reali.

Poi arrivò Fioroni che, spinto da una parte della sua maggioranza, che aveva sempre cercato di boicottare le rilevazioni, prese una via di mezzo fra prosecuzione e cancellazione, prevedendo una rilevazione a campione e volontaria.

Poiché né in natura né in cultura questo monstrum rilevatorio sembra avere senso, erano già diffuse perplessità su di esso quando arrivò il ministro Gelmini.

Nel frattempo, infatti, il Parlamento all’unanimità aveva varato una legge che prevedeva il ritorno alla valutazione censuaria (o censitaria come dicono les précieuses della situazione, che peraltro la avversano).

Ed è infatti questa legge alla base della attuale impianto che dovrebbe essere realizzato nei tempi e nelle modalità sopra descritte.

Che aggiungere? Buon viaggio e buona fortuna.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
03/11/2009 - Parliamo di scuola (Salvatore Ragonesi)

Vedo con ritardo la risposta di Demaldè Villi e mi dispiace se il mio intervento ha colpito così fortemente la sua sensibilità. Parlavamo di scuola e di valutazione e cercavo(dall'interno della mia lunga esperienza di docente,di dirigente,di sperimentatore,di organizzatore di corsi di abilitazione e aggiornamento e di presidente di commissioni di concorsi ordinari a cattedre di filosofia e pedagogia)di esprimere un mio punto di vista sull'argomento,che credo non sia di esclusiva pertinenza di chi lavora nell'ambiente o se ne occupa "dal di dentro".Proprio questo è il pericolo che avvertivo:la difesa acritica della propria attività,senza riuscire a comprendere le ragioni degli altri,esperti o poco esperti o inesperti che siano. Da uomo di scuola,e non da semplice fabbricatore e somministratore di test,confermo,comunque,tutte le mie preoccupazioni circa i contenuti,i metodi e gli scopi di "queste" indagini.

 
01/11/2009 - Di che parliamo? (Villi Demaldè)

Rispondo all'intervento del sig. Ragonesi. Se "rimango positivamente colpito" è solamente perché di queste valutazioni (INValSI, PISA ecc.) me ne sono occupato, anche "dal di dentro", e me ne sto occupando tuttora. Sostenere che "D'ora innanzi l'alunno non dovrà dar prova di saper pensare,di saper organizzare mentalmente i concetti [...] ma di possedere, se tutto funzionerà perfettamente, quattro nozioncine da spendere immediatamente e passivamente" è possibile solo se non si conoscono a fondo contenuti, metodi e scopi di queste indagini che - si badi bene - si affiancano alla fondamentale valutazione interna delle scuole, senza volerla né poterla sostituire. Possiamo discutere, anzi è necessario farlo, su cosa deve essere valutato e come, cioè sugli strumenti di indagine scelti per farlo, sulla loro adeguatezza, sulla significatività dei risultati che forniscono ecc.; ma allo scopo di renderli sempre più efficaci, non certo per rifiutarli in blocco. Porre in contrapposizione valutazione esterna e autonomia rischia infatti, al di là delle intenzioni, di connotare quest'ultima con quella autoreferenzialità che è uno dei mali gravi che affliggono la scuola italiana.

 
31/10/2009 - L'inutile attesa di notizie dalla scuola. (Salvatore Ragonesi)

Dopo un travaglio quasi decennale,la montagna ha partorito il famoso topolino! Mi dispiace per coloro che,in attesa di grandi innovazioni,rimangono positivamente colpiti da simili provvedimenti ministeriali e apprezzano,nonostante la difesa ad oltranza di una impostazione energicamente autonomistica,una valutazione "esterna" come questa affidata istituzionalmente all'INVALSI,che nel frattempo è stato riordinato ed incrementato.Ciò dimostra con chiarezza che le istituzioni scolastiche "autonome" non sono capaci di gestire la loro autonomia e che gli attuali esami,nei vari gradi,non godono presso lo stesso Ministero di alcuna credibilità e non portano ad alcun miglioramento sia della preparazione e delle competenze degli allievi che delle prestazioni didattiche dei docenti.In realtà,la scuola si è venuta sempre più meccanizzando ed isterilendo in puri esercizi di immagazzinamento mnemonico,perciò ritengo che una siffatta operazione "somministrativa" rafforzi il nozionismo quantitativo e riduca la già scarsa attitudine a formare,come chiedeva Aristide Gabelli,non "teste ben piene,ma teste ben fatte".D'ora innanzi l'alunno non dovrà dar prova di saper pensare,di saper organizzare mentalmente i concetti matematici e scientifici,di saper esprimere un proprio gusto estetico,di sapersi orientare nello spazio e nel tempo,di aver acquisito una certa coscienza civica,ecc., ma di possedere,se tutto funzionerà perfettamente,quattro nozioncine da spendere immediatamente e passivamente.

 
31/10/2009 - A quando le scienze? (Villi Demaldè)

E' sicuramente apprezzabile la "ripartenza" del Servizio Nazionale di Valutazione: una valutazione esterna degli apprendimenti, seria e standardizzata, è il naturale e necessario complemento di un'autonomia delle scuole che dovrà sempre più reale e piena, anche sul piano gestionale, amministrativo e finanziario. Resta una perplessità: perché dalla rilevazione, contrariamente a quanto avveniva negli ultimi Progetti Pilota del SNV, restano escluse le scienze? Forse che PISA e TIMMS - per restare nell'ambito delle indagini standardizzate - non ci insegnano proprio nulla? Il Quadro di Riferimento di scienze è stato licenziato ormai da un anno, perché INValSI non lo rende almeno pubblico? Strano destino, quello degli insegnamenti scientifici nella scuola italiana: da una parte se ne proclama (a parole) l'importanza, dall'altra essi continuano (nei fatti) a recitare il triste ruolo di Cenerentola, con tutto ciò che ne consegue per la preparazione culturale e professionale complessiva dei nostri ragazzi. Arriverà prima o poi anche per le scienze un "principe azzurro"?

 
30/10/2009 - Finalmente! (Giovanna Lazzarin)

Il "dato" che sarà in grado di restituire INVALSI, se colto, potrà essere punto di lavoro per i collegi docenti e per i dirigenti. E' urgente mettere a teme ciò che, a scuola, genera o non genera apprendimento! Ma docenti e dirigenti davvero vogliono mettersi a discutere di questo? Sembrerebbe scontato e ovvio che sì, ma per quello che vedo io, siamo ancora lontani dal comprendere che, il nostro, è un lavoro d'equipe.

 
30/10/2009 - Apprendere non significa solo "conoscere" (simone borri)

Credo che una forma di valutazione degli apprendimenti sia necessaria, ma credo anche che una valutazione seria sia impossibile. Come insengante, infatti, credo che la scuola debba occuparsi di fornire allo studente alcune (relativamente poche) conoscenze di base e molte competenze, perché è importante che i ragazzi imparino a ragionare con la propria testa e ad affrontare i diversi problemi che di volta in volta incontreranno sulla loro strada. Ogni test di valutazione rischia di certificare solo le conoscenze più che le competenze. E allora magari capiterà che la rilevazione premi insenganti e scuole capaci soltanto di sfornare automi piuttosto che persone complete e pronte ad affrontare la realtà.

 
30/10/2009 - L'immaturità della scuola (enrico maranzana)

Il grado di autodeterminazione stabilisce il livello di maturità delle persone e delle istituzioni. Perché in una scuola che tutti vorrebbero "autonoma" si parla solo di valutazione esterna? Perché nonostante tutti i proclami contro il centralismo si ignorano e si eludono le procedure che la legge prescrive per governare i processi di apprendimento? L'assenza della cultura dell'organizzazione offusca sia il campo del problema, sia la necessaria definizione di traguardi unitari, condivisi da tutti gli insegnamenti. I dirigenti scolastici non sono stati in grado di interpretare in chiave aziendalistica, che come noto studia l'equilibrio dei sistemi, le disposizioni di legge che hanno ridisegnato e profondamente innovato la struttura del servizio scolastico. La scuola continua a delegare le sue scelte strategiche agli accademici che nulla hanno da dire rispetto alle questioni educative e formative. L’articolista riflettere solo sulla valutazione Invalsi, necessaria, ma che non aiuta, anzi ostacola, il cambiamento e l'innovazione.