BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La Gelmini reintroduce la valutazione: così sapremo come e cosa imparano i nostri figli

Pubblicazione:

lenteR375_29ott09.jpg

 

Dopo un travaglio quasi decennale, è spuntato il 22 ottobre 2009 il capino del Servizio Nazionale di Valutazione. Il bimbo per intero lo vedremo presumibilmente nella primavera 2011, quando la rilevazione degli apprendimenti in italiano e matematica verrà effettuata nelle classi seconde e quarte degli istituti di istruzione superiore.

La circolare ministeriale n.86 della Direzione Generale per gli Ordinamenti del Sistema Nazionale di Istruzione e per l’autonomia scolastica, a firma del Direttore Dutto, stabilisce infatti che nell’anno in corso verranno effettuate sulle classi seconde e quinte della scuola primaria e sulle prime della secondaria di primo grado (scuola media) le rilevazioni di italiano e matematica già inaugurate l’anno scorso.

A differenza dell’anno scorso, però, la rilevazione sarà obbligatoria per tutte le scuole ed all’interno delle scuole per tutte le classi. Non vi sarà cioè più né l’adesione volontaria delle scuole, né il campionamento di 35 allievi al loro interno.

La circolare del 22 ottobre ricostruisce l’anello di volontà politica che l’anno scorso era mancato fra le Direttive e le Leggi istitutive di tale attività e la loro concreta attuazione, offrendo l’interpretazione autentica di tali dispositivi per loro natura generali e pertanto non sempre univocamente leggibili.

Di conseguenza i decisori politico-amministrativi, i ricercatori e le scuole stesse avranno a disposizione dati validi come indicatori degli apprendimenti degli allievi italiani. Nella versione dell’anno scorso il campionamento all’interno delle scuole probabilmente non metteva tanto in discussione l’attendibilità dei risultati, tuttavia li rendeva meno interessanti, poichè non permetteva una lettura dei livelli sezione per sezione. Era però la volontarietà dell’adesione delle scuole alla rilevazione a rendere il tutto meno attendibile e meno efficace.

Ciò detto, quando le macchine ripartono è bene non innestare subito le marce più alte.

L’esperienza dell’anno scorso, vista con gli occhi dell’osservatore esterno, è servita a mettere a punto i quadri di riferimento cui ispirare le prove, a rodare la macchina organizzativa ed a ricreare attenzione e consenso nel mondo della scuola e fra l’opinione pubblica in generale.

La seconda edizione della prova esterna nell’esame finale della scuola media ha completato il quadro, consolidandosi definitivamente sia per attendibilità sia per fattibilità.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL NUMERO "2" QUI SOTTO

 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
03/11/2009 - Parliamo di scuola (Salvatore Ragonesi)

Vedo con ritardo la risposta di Demaldè Villi e mi dispiace se il mio intervento ha colpito così fortemente la sua sensibilità. Parlavamo di scuola e di valutazione e cercavo(dall'interno della mia lunga esperienza di docente,di dirigente,di sperimentatore,di organizzatore di corsi di abilitazione e aggiornamento e di presidente di commissioni di concorsi ordinari a cattedre di filosofia e pedagogia)di esprimere un mio punto di vista sull'argomento,che credo non sia di esclusiva pertinenza di chi lavora nell'ambiente o se ne occupa "dal di dentro".Proprio questo è il pericolo che avvertivo:la difesa acritica della propria attività,senza riuscire a comprendere le ragioni degli altri,esperti o poco esperti o inesperti che siano. Da uomo di scuola,e non da semplice fabbricatore e somministratore di test,confermo,comunque,tutte le mie preoccupazioni circa i contenuti,i metodi e gli scopi di "queste" indagini.

 
01/11/2009 - Di che parliamo? (Villi Demaldè)

Rispondo all'intervento del sig. Ragonesi. Se "rimango positivamente colpito" è solamente perché di queste valutazioni (INValSI, PISA ecc.) me ne sono occupato, anche "dal di dentro", e me ne sto occupando tuttora. Sostenere che "D'ora innanzi l'alunno non dovrà dar prova di saper pensare,di saper organizzare mentalmente i concetti [...] ma di possedere, se tutto funzionerà perfettamente, quattro nozioncine da spendere immediatamente e passivamente" è possibile solo se non si conoscono a fondo contenuti, metodi e scopi di queste indagini che - si badi bene - si affiancano alla fondamentale valutazione interna delle scuole, senza volerla né poterla sostituire. Possiamo discutere, anzi è necessario farlo, su cosa deve essere valutato e come, cioè sugli strumenti di indagine scelti per farlo, sulla loro adeguatezza, sulla significatività dei risultati che forniscono ecc.; ma allo scopo di renderli sempre più efficaci, non certo per rifiutarli in blocco. Porre in contrapposizione valutazione esterna e autonomia rischia infatti, al di là delle intenzioni, di connotare quest'ultima con quella autoreferenzialità che è uno dei mali gravi che affliggono la scuola italiana.

 
31/10/2009 - L'inutile attesa di notizie dalla scuola. (Salvatore Ragonesi)

Dopo un travaglio quasi decennale,la montagna ha partorito il famoso topolino! Mi dispiace per coloro che,in attesa di grandi innovazioni,rimangono positivamente colpiti da simili provvedimenti ministeriali e apprezzano,nonostante la difesa ad oltranza di una impostazione energicamente autonomistica,una valutazione "esterna" come questa affidata istituzionalmente all'INVALSI,che nel frattempo è stato riordinato ed incrementato.Ciò dimostra con chiarezza che le istituzioni scolastiche "autonome" non sono capaci di gestire la loro autonomia e che gli attuali esami,nei vari gradi,non godono presso lo stesso Ministero di alcuna credibilità e non portano ad alcun miglioramento sia della preparazione e delle competenze degli allievi che delle prestazioni didattiche dei docenti.In realtà,la scuola si è venuta sempre più meccanizzando ed isterilendo in puri esercizi di immagazzinamento mnemonico,perciò ritengo che una siffatta operazione "somministrativa" rafforzi il nozionismo quantitativo e riduca la già scarsa attitudine a formare,come chiedeva Aristide Gabelli,non "teste ben piene,ma teste ben fatte".D'ora innanzi l'alunno non dovrà dar prova di saper pensare,di saper organizzare mentalmente i concetti matematici e scientifici,di saper esprimere un proprio gusto estetico,di sapersi orientare nello spazio e nel tempo,di aver acquisito una certa coscienza civica,ecc., ma di possedere,se tutto funzionerà perfettamente,quattro nozioncine da spendere immediatamente e passivamente.

 
31/10/2009 - A quando le scienze? (Villi Demaldè)

E' sicuramente apprezzabile la "ripartenza" del Servizio Nazionale di Valutazione: una valutazione esterna degli apprendimenti, seria e standardizzata, è il naturale e necessario complemento di un'autonomia delle scuole che dovrà sempre più reale e piena, anche sul piano gestionale, amministrativo e finanziario. Resta una perplessità: perché dalla rilevazione, contrariamente a quanto avveniva negli ultimi Progetti Pilota del SNV, restano escluse le scienze? Forse che PISA e TIMMS - per restare nell'ambito delle indagini standardizzate - non ci insegnano proprio nulla? Il Quadro di Riferimento di scienze è stato licenziato ormai da un anno, perché INValSI non lo rende almeno pubblico? Strano destino, quello degli insegnamenti scientifici nella scuola italiana: da una parte se ne proclama (a parole) l'importanza, dall'altra essi continuano (nei fatti) a recitare il triste ruolo di Cenerentola, con tutto ciò che ne consegue per la preparazione culturale e professionale complessiva dei nostri ragazzi. Arriverà prima o poi anche per le scienze un "principe azzurro"?

 
30/10/2009 - Finalmente! (Giovanna Lazzarin)

Il "dato" che sarà in grado di restituire INVALSI, se colto, potrà essere punto di lavoro per i collegi docenti e per i dirigenti. E' urgente mettere a teme ciò che, a scuola, genera o non genera apprendimento! Ma docenti e dirigenti davvero vogliono mettersi a discutere di questo? Sembrerebbe scontato e ovvio che sì, ma per quello che vedo io, siamo ancora lontani dal comprendere che, il nostro, è un lavoro d'equipe.

 
30/10/2009 - Apprendere non significa solo "conoscere" (simone borri)

Credo che una forma di valutazione degli apprendimenti sia necessaria, ma credo anche che una valutazione seria sia impossibile. Come insengante, infatti, credo che la scuola debba occuparsi di fornire allo studente alcune (relativamente poche) conoscenze di base e molte competenze, perché è importante che i ragazzi imparino a ragionare con la propria testa e ad affrontare i diversi problemi che di volta in volta incontreranno sulla loro strada. Ogni test di valutazione rischia di certificare solo le conoscenze più che le competenze. E allora magari capiterà che la rilevazione premi insenganti e scuole capaci soltanto di sfornare automi piuttosto che persone complete e pronte ad affrontare la realtà.

 
30/10/2009 - L'immaturità della scuola (enrico maranzana)

Il grado di autodeterminazione stabilisce il livello di maturità delle persone e delle istituzioni. Perché in una scuola che tutti vorrebbero "autonoma" si parla solo di valutazione esterna? Perché nonostante tutti i proclami contro il centralismo si ignorano e si eludono le procedure che la legge prescrive per governare i processi di apprendimento? L'assenza della cultura dell'organizzazione offusca sia il campo del problema, sia la necessaria definizione di traguardi unitari, condivisi da tutti gli insegnamenti. I dirigenti scolastici non sono stati in grado di interpretare in chiave aziendalistica, che come noto studia l'equilibrio dei sistemi, le disposizioni di legge che hanno ridisegnato e profondamente innovato la struttura del servizio scolastico. La scuola continua a delegare le sue scelte strategiche agli accademici che nulla hanno da dire rispetto alle questioni educative e formative. L’articolista riflettere solo sulla valutazione Invalsi, necessaria, ma che non aiuta, anzi ostacola, il cambiamento e l'innovazione.