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SCUOLA/ Gli alunni pagati per andare a lezione, l’ultimo prodotto di un’educazione nichilista

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Non sono stati abbattuti, ma fortemente delegittimati, questo sì. In questa classe di risposte, la contraddizione principale che viene tematizzata è quella tra la logica egualitaristica dei grandi apparati e le istanze di personalizzazione dei singoli. Ciò che funziona per formare “cittadini seriali di stato” non funziona per rispondere alle domande della “persona”. Questa diagnosi non è del tutto applicabile al modello anglosassone. Che però soffre lo stesso del “mal di scuola”. Un’altra classe di risposte è quella che attribuisce il “non-senso” al “mal du siècle” che affligge la modernità: il nichilismo. “L’ospite inquietante” – l’espressione è di Nietzsche – frequenterebbe ormai stabilmente le nostre famiglie, le nostre scuole, i mass-media, la cultura diffusa. Donde non solo “mal di scuola”, ma anche “mal di famiglia”, “mal di insegnare” ecc... . Naturalmente si tratta di una versione meno drammatica del nichilismo nietzscheano. Essa consiste non tanto nell’affermazione che la Realtà fuori di noi non esiste – il nichilismo ontologico – quanto nell’idea che essa non è conoscibile e non merita di essere conosciuta. Il rapporto di conoscenza con il mondo è racchiuso nel cerchio soggettivo delle nostre proiezioni interpretative sul mondo. La conoscenza si perde nel “circolo ermeneutico”, nel labirinto di sensazioni, emozioni, stimoli. È il nichilismo gnoseologico. Come a dire che occuparsi del mondo, della storia, di ciò che è accaduto e di ciò che accade non vale la pena; l’intelletto e la volontà non riconoscono confini oggettivi e vincoli con cui misurarsi. Il mondo non è una sfida, ma una libera costruzione arbitraria, una sorta di Lego. Il presente è già abbastanza pieno di voci e rumori per riempire l’orizzonte emozionale e conoscitivo. E su questo presente appaiono chinati i nostri giovani in una sorta di consumo bulimico. No, nessuna disperazione. Allan Bloom lo ha definito nel suo Closing of the American Mind “un nichilismo senza abisso”. Di qui il mutarsi della “scientia” in “tristitia”, di qui la passione verso il mondo trasformarsi nella spinoziana “passione triste”. O “passione inutile”, scriveva Sartre.

Probabilmente ambedue le classi di risposte colgono una parte della verità della condizione presente. O forse – ma è solo la mia personale opinione - obsolescenza dei sistemi educativi e vulgata nichilista si incrociano al punto di intersezione, nel quale si trova ciascuno dei nostri ragazzi. In ogni caso gli incentivi pecuniari o di altro tipo non basteranno a riportare all’amore della conoscenza del mondo e perciò a far amare i banchi di scuola.

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COMMENTI
06/10/2009 - La falsa promozione di pratiche educative (Salvatore Ragonesi)

Mi dispiace dover rilevare l'errore frequente tra gli studiosi di attribuire alla modernità la teorizzazione del nichilismo ontologico e gnoseologico.Per una franca precisazione filologica cui erano un tempo abituati tutti gli uomini di scuola,devo far notare che in verità il nichilismo è frutto dell'antico pensiero gorgiano.Se il volenteroso Cominelli prova a consultare i sacri testi,vedrà che Gorgia da Leontini è stato il primo a proporre le due versioni nichilistiche ironicamente discusse e contestate da Platone.La modernità cartesiana e kantiana è più platonica che gorgiana,e non a caso.Nietzsche è invece un abile ripetitore di dottrine antiche in tempi prolungati di decadenza o di sopravvivenza post-moderna. Questo è il motivo che ci rende così feroci di fronte alla retorica consumistica dei nostri giorni e che impone all'azione pedagogica e culturale della scuola di toccare fino in fondo,ontologicamente,il mondo della verità e di abbandonare o contestare quello dell'opinione e dell'inganno.La laicità non consumistica esige uno straordinario rigore morale e intellettuale che solo l'attività educativa può mettere in atto.La promozione delle pratiche educative è perciò pensabile solo a partire da elementi di realtà e verità e non da improvvisazioni allettanti e falsamente modernizzanti.Ciò deve condurre tutti all'idea nobilissima della funzione docente quasi come missione religiosa e della scuola come esercizio sistematico di raffinata intelligenza e di alta moralità.

RISPOSTA:

Premesso che non è questo il posto giusto per discutere di storia della filosofia (su quella del nichilismo rimando volentieri a Franco Volpi, Il nichilismo, ed. Laterza, III ed. 2005), il senso delle mie scarne osservazioni sta nella seguente domanda: il nichilismo - nella versione del '900, non in quella di Gorgia da Lentini, cioè quella prodotta dalla "crisi dei fondamenti", da Nietzsche e Heidegger, da Kafka e da Celan) - attenta o no ai fondamenti dell'educare? Io credo di sì. Credo che sia la questione centrale. Non non c'è fiducia nella vita è impossibile educare, è impossibile essere educati. Giovanni Cominelli

 
06/10/2009 - Abbiamo toccato il fondo. (Carla D'Agostino Ungaretti)

Che dire? Sono allibita, basita, esterrefatta e chi più ne ha più ne metta. A tanto può condurre la deriva morale che stiamo attraversando!

 
06/10/2009 - scuola pubblica in abbandono (stefania inguscio)

scusate il mio sfogo, ieri 5 ottobre si è svolta in cento paesi la giornata mondiale dell'insegnante promossa dall'UNESCO. L'Italia e le più alte cariche istituzionali, se ne è completamente dimenticata come anche i giornalisti. la scuola pubblica come diceva Calamandrei è un organo Costituzionale, se si dimentica l'importanza della scuola è come dimenticare una parte della Costituzione stessa. Con la Costituzione smontata pezzo per pezzo(un sistema che si sta verificando grazie ai nostri governanti con beneplacido del presidente della Repubblica) presto non saremo più un paese civile.

 
06/10/2009 - Filosofeggiare gratifica ma non serve (enrico maranzana)

“La scuola è l’ultimo posto dove vorrei stare": è lo stato d'animo non solo degli studenti ma anche di molti insegnanti Gli incentivi economici denigrano e offuscano le responsabilità formative/educative. Situazione del tutto analoga a quella prevista dal DDL Aprea per la progressione di carriera dei docenti: la premialità ne è il fondamento. Si tratta di una scelta devastante: l'attività di classe è coinvolgente solo se chi la progetta e la gestisce crede nel proprio lavoro, se la sua motivazione è intrinseca. I docenti hanno il compito di facilitare "l'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro", di predisporre percorsi che, valorizzando il vissuto e le capacità dei giovani, facilitando la loro ascesa a punti d'osservazione sempre più alti. La motivazione del docente si fonda *** sulla progettualità, *** sulla distribuzione collegiale delle responsabilità (se la persona umana e le sue qualità sono il fondamento della professione allora la formazione e l'educazione sono traguardi indivisibili); *** su strutture organizzative disegnate nel rispetto della dottrina (il DDL Aprea struttura la scuola come se si trattasse di un supermercato: il lavoro docente si fonda sulle direttive tracciate degli accademici, gli insegnamenti sono parcellizzati, rescisse le interrelazioni. Errore madornale: si pensi ad una squadra di operai che interviene sulla stessa lavorazione senza aver un unico piano di lavoro); *** su rapporti cordiali e collaborativi con gli studenti.