BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Gli alunni pagati per andare a lezione, l’ultimo prodotto di un’educazione nichilista

Pubblicazione:

bambinimortiR375_10feb09.jpg

 

Il “non-senso” dello stare a scuola non riguarda solo i ragazzi italiani, è un fenomeno registrato dall’OCSE-PISA dal 2001 in tutti i Paesi oggetto dell’indagine triennale. In Italia la percentuale è molto alta: 38%; la media OCSE-PISA è del 22%. Sono le percentuali dei ragazzi che, a domanda, rispondono: «La scuola è l’ultimo posto dove vorrei stare». Da quando quella ricerca fu resa pubblica, sono incominciate le discussioni pubbliche sulle diagnosi e sulle terapie. A queste ultime appartengono le sperimentazioni inglesi e francesi. Se la motivazione è scarsa, perché non provare con gli incentivi? Così in tre istituti professionali di Créteil, alla periferia di Parigi «se il numero di assenze e la condotta saranno mantenuti entro parametri accettabili, la classe conquisterà un “bonus” tra i 2.000 e i 10.000 euro», che poi saranno investiti in progetti collettivi. Così in Inghilterra, nel 2008, 200mila studenti, provenienti da famiglie disagiate, hanno iniziato a ricevere da 11 a 33 euro alla settimana in cambio della frequenza in classe. La strada degli incentivi materiali appare la più semplice ed efficace. Del resto è ormai massicciamente percorsa anche da molte famiglie italiane: “paghette”, premi di fine quadrimestre o di fine anno, motorini, cellulari ecc...

Ma non porterà lontano. Il fatto è che le diagnosi sono inadeguate. Esse tradiscono la cattiva coscienza delle generazioni adulte e delle istituzioni educative. Perché i ragazzi, man mano salgono lungo la scala dell’età, si disamorano della scuola? Sono emerse due classi di risposta. Una attribuisce il “mal di scuola” all’obsolescenza dei sistemi educativi, che hanno una comune radice nel modello napoleonico, fondato sulla centralità della cittadinanza statuale, e pertanto sul ruolo dello Stato centrale. Si tratta di uno schema pedagogico-didattico uguale per tutti, che muove dall’alto verso il basso di ciascuna persona: formare “cittadini di Stato” per servire i destini della nazione, sulla base di programmi di studio sempre più enciclopedici. Combinato con l’Welfare universalista della seconda metà del ’900, questo schema ha prodotto dei grandi apparati ideologici di Stato – per usare l’espressione del filosofo francese Louis Althusser – contro cui si è ribellato confusamente a suo tempo il movimento del ’68.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL NUMERO "2" QUI SOTTO

 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
06/10/2009 - La falsa promozione di pratiche educative (Salvatore Ragonesi)

Mi dispiace dover rilevare l'errore frequente tra gli studiosi di attribuire alla modernità la teorizzazione del nichilismo ontologico e gnoseologico.Per una franca precisazione filologica cui erano un tempo abituati tutti gli uomini di scuola,devo far notare che in verità il nichilismo è frutto dell'antico pensiero gorgiano.Se il volenteroso Cominelli prova a consultare i sacri testi,vedrà che Gorgia da Leontini è stato il primo a proporre le due versioni nichilistiche ironicamente discusse e contestate da Platone.La modernità cartesiana e kantiana è più platonica che gorgiana,e non a caso.Nietzsche è invece un abile ripetitore di dottrine antiche in tempi prolungati di decadenza o di sopravvivenza post-moderna. Questo è il motivo che ci rende così feroci di fronte alla retorica consumistica dei nostri giorni e che impone all'azione pedagogica e culturale della scuola di toccare fino in fondo,ontologicamente,il mondo della verità e di abbandonare o contestare quello dell'opinione e dell'inganno.La laicità non consumistica esige uno straordinario rigore morale e intellettuale che solo l'attività educativa può mettere in atto.La promozione delle pratiche educative è perciò pensabile solo a partire da elementi di realtà e verità e non da improvvisazioni allettanti e falsamente modernizzanti.Ciò deve condurre tutti all'idea nobilissima della funzione docente quasi come missione religiosa e della scuola come esercizio sistematico di raffinata intelligenza e di alta moralità.

RISPOSTA:

Premesso che non è questo il posto giusto per discutere di storia della filosofia (su quella del nichilismo rimando volentieri a Franco Volpi, Il nichilismo, ed. Laterza, III ed. 2005), il senso delle mie scarne osservazioni sta nella seguente domanda: il nichilismo - nella versione del '900, non in quella di Gorgia da Lentini, cioè quella prodotta dalla "crisi dei fondamenti", da Nietzsche e Heidegger, da Kafka e da Celan) - attenta o no ai fondamenti dell'educare? Io credo di sì. Credo che sia la questione centrale. Non non c'è fiducia nella vita è impossibile educare, è impossibile essere educati. Giovanni Cominelli

 
06/10/2009 - Abbiamo toccato il fondo. (Carla D'Agostino Ungaretti)

Che dire? Sono allibita, basita, esterrefatta e chi più ne ha più ne metta. A tanto può condurre la deriva morale che stiamo attraversando!

 
06/10/2009 - scuola pubblica in abbandono (stefania inguscio)

scusate il mio sfogo, ieri 5 ottobre si è svolta in cento paesi la giornata mondiale dell'insegnante promossa dall'UNESCO. L'Italia e le più alte cariche istituzionali, se ne è completamente dimenticata come anche i giornalisti. la scuola pubblica come diceva Calamandrei è un organo Costituzionale, se si dimentica l'importanza della scuola è come dimenticare una parte della Costituzione stessa. Con la Costituzione smontata pezzo per pezzo(un sistema che si sta verificando grazie ai nostri governanti con beneplacido del presidente della Repubblica) presto non saremo più un paese civile.

 
06/10/2009 - Filosofeggiare gratifica ma non serve (enrico maranzana)

“La scuola è l’ultimo posto dove vorrei stare": è lo stato d'animo non solo degli studenti ma anche di molti insegnanti Gli incentivi economici denigrano e offuscano le responsabilità formative/educative. Situazione del tutto analoga a quella prevista dal DDL Aprea per la progressione di carriera dei docenti: la premialità ne è il fondamento. Si tratta di una scelta devastante: l'attività di classe è coinvolgente solo se chi la progetta e la gestisce crede nel proprio lavoro, se la sua motivazione è intrinseca. I docenti hanno il compito di facilitare "l'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro", di predisporre percorsi che, valorizzando il vissuto e le capacità dei giovani, facilitando la loro ascesa a punti d'osservazione sempre più alti. La motivazione del docente si fonda *** sulla progettualità, *** sulla distribuzione collegiale delle responsabilità (se la persona umana e le sue qualità sono il fondamento della professione allora la formazione e l'educazione sono traguardi indivisibili); *** su strutture organizzative disegnate nel rispetto della dottrina (il DDL Aprea struttura la scuola come se si trattasse di un supermercato: il lavoro docente si fonda sulle direttive tracciate degli accademici, gli insegnamenti sono parcellizzati, rescisse le interrelazioni. Errore madornale: si pensi ad una squadra di operai che interviene sulla stessa lavorazione senza aver un unico piano di lavoro); *** su rapporti cordiali e collaborativi con gli studenti.