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SCUOLA/ Docenti verso una vera professione? Non tutti i conti tornano...

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La strada verso la trasformazione dell’assetto giuridico ed economico del docente in una professione sembrerebbe segnata. La proposta di legge Aprea (e testi abbinati) parla chiaro: la professione docente si articola nei tre livelli distinti di docente iniziale, docente ordinario e docente esperto. A ciascun livello competono delle responsabilità nell’ambito del rapporto con la classe e dell’istituzione scolastica che coincidono con un trattamento economico differenziato. Nello stesso disegno si specifica, anche, che l’attività del docente è soggetta ad una valutazione periodica. Queste, in estrema sintesi, le linee di intervento sulle quali a breve (si spera) il Parlamento sarà chiamato a legiferare. C’è un consenso politico e culturale trasversale che circonda la sostanza di questo progetto: consenso della maggioranza di governo, più volte espressa dal Ministro Gelmini, consenso della parte riformista dell’opposizione e di parte del sindacato, consenso di un’opinione pubblica che conta. Altri sintomi che qualcosa si stia muovendo sono, per esempio, la critica della categoria di “funzione docente” condotta giustamente su queste pagine da Max Bruschi. Lo stesso decreto salva-precari, che attiva nei docenti già titolari di un incarico annuale nel 2008/2009, e oggi a rischio di disoccupazione, la decisione di aderire al “contratto di disponibilità” per supplenze brevi di qualunque durata, si muove (come ci ha spiegato Gianni Bocchieri) nella direzione di una responsabilità personale rispetto alla propria scelta professionale, pur condizionata dall’incertezza lavorativa.

Insomma, tutto parrebbe pronto per il grande balzo, quello segnato per gli insegnanti, come ricordava il documento della CdO “Una scuola che parla al futuro”, da «uno stato giuridico autonomo ed una progressione della carriera che tenga conto anche delle competenze e della valutazione del merito».

 

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COMMENTI
11/10/2009 - Professione docente e ricerca "carbonara" (Elio Fragassi)

Condivido appieno (per esperienza personale), tutte le considerazioni presenti nell’articolo e penso che la strada per arrivare ad una valorizzazione della “professione docente” sia ancora lunga. Professionista è colui capace di assumersi responsabilità, ma ciò non vale per gli insegnanti che svolgono, invece, una “funzione docente”. Con grandissime difficoltà, e solo grazie alla disponibilità di un certo numero di studenti, disponibili alle fatiche delle sperimentazioni, sono riuscito a condurre una ricerca didattica tendente ad attualizzare l’insegnamento/apprendimento della materia di mia competenza:”Discipline geometriche”. L’inizio fu proprio “carbonaro” preparando test, esercizi, lezioni, dispense ecc. di nascosto fin quando il preside, scoperto il “fattaccio”, mi convocò in presidenza (inizio anni ’80) e richiamandomi verbalmente mi disse “professore, la scuola è una cosa seria perciò i quiz li lasci a Mike Bongiorno”. Ho incrociato sguardi di sufficienza di colleghi, ho sopportato richiami di dirigenti e di genitori ma sono sempre stato sorretto dalla disponibilità di quegli studenti che hanno condiviso con me sia le fatiche, le incertezze e le insicurezze del nuovo di una ricerca, sia quei guizzi improvvisi di luce che hanno spalancato loro le porte della conoscenza, contro la certezza e sicurezza dell’assodato infatti:“E’ nella responsabilità del docente che sceglie di istruire ed educare offrendo anzitutto la propria personalità come termine di paragone”.

 
07/10/2009 - Una guerra privata senza giustificazioni valide (Salvatore Ragonesi)

La campagna politico-ideologica contro la "funzione docente" è davvero impressionante,senza tregua e con enorme impiego di mezzi e di uomini,ma con risultati deludenti perché le giustificazioni culturali e pedagogiche sono del tutto assenti o abbastanza incerte ed improbabili e quelle economiche,più allettanti,rimangono di basso rango carrieristico.Se c'è un caso di vuota retorica,è proprio quello del voler inventare,arrampicandosi sugli specchi,una trasformazione della funzione docente in professione docente.Certo,è sottinteso che la fatica della retorica è finalizzata ad una riedizione privatistica della scuola pubblica da molto tempo inseguita e che tale obiettivo di natura prevalentemente politico-ideologica consente di acquisire tutta l'energia per condurre e vincere una lunga guerra di posizione.Scomparsi i grandi maestri nazionali della pedagogia,nel vuoto teoretico-pratico di oggi è possibile anche assistere a questo spettacolo indecente di retorica aziendofila e autonomistica che rischia di anestetizzare l'intelligenza di molti.Ai docenti più anziani non si dice che si può tornare tranquillamente alle antiche note di qualifica ed al merito distinto per accelerare la progressione economica ed ai più giovani non si fa intravedere la via brevissima e giustissima dei concorsi ordinari nazionali per non attendere passivamente di invecchiare in attesa del ruolo,dopo tanti giri di valzer,tra corsi di formazione,chiamate locali dei presidi e master post-universitari.

 
07/10/2009 - La funzione docente non ha natura esecutiva (enrico maranzana)

"Le persone prima di tutto, i nostri giovani prima di tutti. È questa la nostra ambizione. E questo è il nostro impegno per l’Italia del futuro" è la frase d'apertura del documento presentato in questi giorni dai ministri Gelmini e Sacconi. Si tratta di un'asserzione che riafferma la finalizzazione del servizio scolastico: "raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità". Il perseguimento del traguardo istituzionale richiede la convergenza e la cooperazione di tutte le attività della scuola. In tale contesto la professionalità docente trova la sua definizione. Si tratta di un approccio sistemico, tipico della cultura contemporanea.Nell'articolo, invece, non si affronta il problema dell'efficacia del servizio, non se ne tratteggiano i tratti caratteristici, non si percepisce la complessità. Le notazioni svolte hanno poca attinenza al problema: a)il servizio scolastico descritto nei POF non è funzionale al conseguimento della piena formazione dei giovani (conoscenze e abilità sono, per legge, strumenti operativi); b)la collegialità è stigmatizzata. Non si tiene conto che questa è il tratto qualificante e necessario d'una professionalità composita; c)l'autonomia è vista sotto il solo aspetto finanziario. Il problema dell'autogoverno che richiede la definizione degli obiettivi, la formulazione e applicazione di strategie, il feed-back è ignorato; d) la progressione di carriera evoca il rapporto asino-carota.