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SCUOLA/ Quegli standard educativi che da soli non riescono a spiegare eccellenza ed equità

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Ora, sia pur con pesi e responsabilità differenti, la scuola si trova a dover gestire la situazione di numerosi alunni che a diverso titolo sono impediti a vivere la scolarità come occasione serena e positiva per la loro crescita e la loro conoscenza. Forse, a fronte delle suesposte osservazioni, il problema dell’equità della scuola va affrontato con uno sguardo sull’eccellenza ed uno sulla sofferenza nei processi di apprendimento. Lo slogan “non uno di meno”, che trova d’accordo i più, richiede una nuova definizione dell’impegno della scuola sia nelle finalità che nelle modalità. È quasi d’obbligo richiamare la necessità della “personalizzazione” di percorsi di insegnamento/apprendimento, consapevoli però che la struttura attuale delle scuole crea non pochi ostacoli all’attuazione della suddetta personalizzazione (classi numerose, poche compresenze di docenti, alunni aggregati per classi di età e non anche per gruppi di livello/interesse). Anche il ddl sulle difficoltà specifiche di apprendimento che si sta preparando (e che sembra interessante e corretto nella sua articolazione) può risultare un formulario di intenzioni e pratiche non applicabili in un sistema sempre uguale a se stesso. E i docenti? Rischiano di essere afflitti da ansia di prestazione e/o disaffezione per un compito che appare ormai troppo arduo. E’ allora urgente ripensare e precisare in modo chiaro e organico compiti professionali dei docenti e standard di apprendimento per gli studenti.



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COMMENTI
09/10/2009 - La scuola dell'eccellenza e della socialità (Salvatore Ragonesi)

Feliciana Cicardi tenta un confronto tra la scuola di ieri che presentava "eccellenze" allo stato puro,cioè in ingresso,e la scuola di oggi che trascura le "eccellenze",coltiva l'equità e produce solo disagio,sofferenza,appiattimento e scarsi risultati in uscita.Perciò conclude che è urgente "ripensare e precisare compiti professionali dei docenti e standard di apprendimento per gli studenti" nell'ambito di una rivoluzione individualizzante,a partire dai soggetti diversamente dotati.La nostra studiosa non si preoccupa però di cogliere né le contraddizioni delle precoci conflittualità attraverso i solitari percorsi competitivi,né le complicazioni più o meno patologiche delle singole personalità o le possibili involuzioni psicologiche presenti anche nel cosiddetto mondo adulto.La "vecchia" pedagogia,a cui sarebbe opportuno ogni tanto tornare con umiltà e rispetto,nello stabilire il principio della individualizzazione dei processi di apprendimento-insegnamento aveva anche evidenziato il criterio dell'emancipazione sociale,in linea con la progressione mentale,per superare l'isolamento anarchico senza cadere nel conformismo massificante.Sviluppare la dimensione della creatività,della libertà e della socialità,questo era l'obiettivo educativo che si ispirava al personalismo.Non posso qui citare le tante norme corrispondenti,ma è lecito dire che la scuola avrebbe potuto svolgere una funzione moderna,dalle elementari alle superiori,sotto la duplice spinta pedagogica e legislativa.

 
08/10/2009 - Prendere il toro per le corna (enrico maranzana)

Le considerazioni svolte dall'articolista sono importanti in quanto la gestione dei processi di comunicazione si fonda sulla conoscenza della specificità del ricevente; è sterile, però, limitare a questi fatti la riflessione sul successo formativo. Nel dpr sull’autonomia, all’articolo 1, comma 2, è scritto: “L’autonomia delle istituzioni scolastiche… si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, istruzione e formazione mirati allo sviluppo della persona umana… al fine di garantire ai soggetti coinvolti il successo formativo”. Il problema degli standard educativi deve essere inquadrato in tale contesto. Se apriamo le aule scolastiche, se scoperchiamo i locali in cui si riuniscono gli organi di governo della scuola possiamo osservare l’assenza della progettazione d’interventi d’educazione, d’istruzione e di formazione. E’ utopia parlare di successo e di eccellenza in assenza di una puntuale progettazione: bisogna avere il coraggio di puntare il dito contro i responsabili del disservizio, proprio come faceva Giovanni il Battista e accusare i dirigenti scolastici di non aver inserito negli ODG degli organismi collegiali adempimenti obbligatori relativi alla progettazione formativa, educativa e organizzativa. Bisogna contrastare il DDL Aprea che, ratificando l'operato dei dirigenti, abolisce tutti gli organi di programmazione sostituendoli con i dipartimenti disciplinari.