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SCUOLA/ I “disubbidienti” senza ragione mietono vittime come i talebani

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Oltre che su di un piano che possiamo dire politico ed anche ideologico, la disubbidienza all’invito del ministro si è mossa anche sul terreno della pedagogia, cercando autorevoli avalli nel sacro principio del rispetto della centralità dell’allievo e di uno dei suoi corollari, che raccomanda di non costringerlo a compiere atti della cui legittimità non sia convinto. L’invito del ministro ad osservare un minuto di silenzio, girato dall’insegnante all’allievo non convinto o dissenziente, diviene, in questa prospettiva libertaria, un atto di prevaricazione, o almeno di imposizione capace di annullarne ogni valore educativo, dal momento che dentro la scuola, si sottintende, e a ragione, tutto ciò che l’insegnante fa o propone deve avere una chiara finalizzazione educativa, pena la sua illiceità.

Sembra quasi che l’attentato di Kabul abbia prodotto anche nel bel Paese un certo numero di vittime e di eroi, da una parte gli oppressi, tranne i pochi salvati, dall’altra i disubbidienti, in nome, sembra, della libertà d’insegnamento, intesa come insindacabile diritto a disattendere l’invito del ministro a prendere parte al lutto nazionale. Senza contare gli oppressori intermedi, che sarebbero i docenti osservanti, ligi all’indicazione ministeriale. Manca l’oppressore maggiore, perché il ministro non ha imposto alcunché, ma ha solo dato un’indicazione.

La situazione è complessa, come tutte le situazioni scolastiche in cui si fronteggiano validi principi che la realtà sembra contrapporre e l’insegnante deve portare a sintesi e armonizzare. L’indicazione del ministro è legittima, come legittimo è il vaglio che il docente ne fa, in prospettiva didattica ed educativa, tenuto conto della situazione della classe e dell’età degli alunni, dei programmi e della programmazione educativa a suo tempo concordata anche coi genitori degli alunni. La libertà d’insegnamento è una risorsa per il docente desideroso di ricavare da ogni frangente della vita della classe, i frutti migliori in prospettiva formativa. Se la pratica didattica si fonda sullo scambio delle opinioni e sul dialogo, se in essa l’esercizio dell’autorità si accompagna al ragionamento, e l’ubbidienza si fonda sull’analisi delle ragioni dell’ubbidire, l’indicazione del ministro non produce disubbidienti od oppressi, ma serena e convinta partecipazione ad un fatto luttuoso che accomuna nel dolore tutta la nazione.



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COMMENTI
13/10/2009 - LA SOFISTICA DOGMATICA DEI NEMICI DELLA RAGIONE (Gilberto Gobbo)

Le ragioni per le quali in alcune classi non si sarebbe osservato il minuto di silenzio in onore dei nostri caduti sono enucleate in maniera così chiara - complimenti a chi ha scritto l'articolo -, che il lettore dell'articolo - qualora abbia una sola volta esperito l'imponenza della pietas umana, romana e cristiana - non può non provare un certo ribrezzo per la codardia e la miopia esteticametne abbellite e nascoste dai ragionamenti pseudo razionali di chi si è rifiutato di rispettare e far rispettare il minuto di silenzio. Il maestro aiuta ad aprire gli occhi. Ha ragione il prof. Chiosso nell'articolo di ieri sull'Università. I falsi maestri accecano la coscienza.... che, per l'appunto, non esiste più per i "persuasor di morte". Con lo spirito di servizio e di gratuità il maestro è grande e protagonista, diviene un esempio nel quale si manifesta l'oggettività dell'ideale e da cui è possibile dare un giudizio. Il tutto passa attraverso la durezza di quei contenuti che si spiegano e la capacità che ha solo il maestro di insistere su aspetti della relazione che, purtroppo, sfuggono sempre più agli insegnanti. Evviva i post-moderni "persuasor di morte"!

 
09/10/2009 - talebano è chi non non osserva la legge (enrico maranzana)

Il rispetto delle regole è essenziale per governare la scuola. Curioso il fatto che per la sua difesa si focalizzi una questione secondaria, anche se drammatica, e si trascurino questioni di fondo che hanno condotto il fluire del servizio scolastico in alvei non istituzionali. L'articolista afferma che "sarebbe interessante verificare se le decisioni di disubbidire risultano compatibili con i contenuti della programmazione educativa inserita nel Piano dell’offerta formativa" ma non si pone la questione della legittimità del POF. Ben diversa sarebbe stata l'argomentazione se fossero state poste le seguenti domande. I POF 1) sono espressione di una progettazione [DPR 275/99 art 1 comma 2]tesa al conseguimento di traguardi espressi in termini di capacità [legge 53/2003 art. 2]? Il cambiamento della prassi didattica indotto dalla legge citata con la definizione della strumentalità di abilità e conoscenze è visibile nel capitolo "valutazione" [l'avverbio "attraverso" utilizzato dal legislatore è inequivocabile] 3) L'attività di monitoraggio della programmazione educativa consistente nella misurazione degli scostamenti obiettivi programmati-risultati conseguiti è prevista [T.U. 297/94 art. 7 comma 2 lettera b)]? 4)le delibere dei consigli di classe per il coordinamento didattico (l'individuazione di percorsi unitari finalizzati al conseguimento di obiettivi comuni) [TU art 5] sono accessibili ai genitori? Concludo ricordando che, in questo caso, la disubbidienza riguarda la legge!