BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Pacifico (Anief): sui precari battaglia vinta, ma gli errori della Gelmini li pagheremo noi

Pubblicazione:

armadiettousaR375_30lug09.jpg

 

Per il momento si tratta di una “multa” da 65.000 euro, ma gli effetti del ricorso contro il decreto Gelmini sui precari, spiega Marcello Pacifico presidente dell’Anief, potrebbero essere davvero sconvolgenti per il ministero e per le graduatorie. Se infatti, come già avevamo previsto su queste pagine, il ricorso al TAR darà ragione ai 20.000 precari coinvolti il governo dovrà spendere una cifra pari a quella di una finanziaria

 

Dottor Pacifico, in cosa è consistita la vostra battaglia legale per i docenti precari?

 

Questa battaglia è consistita semplicemente nel fatto che l’Associazione Nazionale Professionale ha voluto schierarsi al fianco di più di 8.000 docenti precari. Ci siamo battuti affinché su tutto il territorio nazionale si continuasse ad assumere il personale, sia in supplenza annuale sia di ruolo, in base al punteggio di ciascun docente e non in base al certificato di nascita o di residenza. La nostra Costituzione parla chiaro e dice che per accedere alla Pubblica Amministrazione bisogna essere reclutati a partire dal superamento di un concorso, non dal proprio domicilio.

 

Che cos’è cambiato rispetto a questo principio?

 

Fino al biennio 2007/2009 si è pensato di poter fare trasferire il personale, all’atto degli aggiornamenti legali, in un’altra provincia come da sempre è prassi in Italia. Si faccia presente che i nostri contratti di mobilità per il personale di ruolo concedono almeno a 100.000 docenti di ruolo su 800.000 all’anno, quindi uno su otto, la possibilità di poter scegliere una provincia diversa rispetto a quella di residenza. Nel 2009 il ministro Gelmini ha di fatto vietato il trasferimento per i precari affermando però nel contempo, con l’idea di “accontentarli”, di dar loro la possibilità di trasferirsi in altre tre province. Ma, attenzione, la loro posizione nelle graduatorie di queste province è in coda e non “a pettine”, ossia i precari aspettano il proprio turno in ordine di arrivo e non vengono inseriti in base al punteggio raccolto durante gli anni di lavoro.

 

Non sembra in effetti un grande vantaggio per i docenti precari

 

CONTINUA A LEGGERE L'INTERVISTA, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >