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SCUOLA/ Bertagna: precari e ricorsi al TAR, ecco le “piaghe” che affliggono l’istruzione

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L’ultimo insegnamento è che aveva ragione don Sturzo. Solo al fascismo e allo statalismo che l’ha continuato sotto un apparente segno democratico e progressista poteva venire in mente di costruire un apparato scolastico di quasi un milione e duecentomila dipendenti, con «trasferimenti» che tra personale di ruolo e precari, docenti e non docenti coinvolgono ogni anno quasi la metà del personale, con una normativa che tradotta in chilometri sarebbe più lunga dell’equatore se misurata in fogli e della distanza tra terra e luna se misurata in righe, con un modello organizzativo parallelamente amministrativo e sindacale di natura centralistica che definire taylorista ancorché in epoca post fordista sarebbe un gran complimento, con un linguaggio che resta sostanzialmente di natura militare (circolari, decreti, comandi, provvedimenti disciplinari, consegne, classi, leve, superiore gerarchico, solve et repete ecc.). La cura di Sturzo ci vuole. Ed è sempre più urgente. Anche 80 anni dopo la sua formulazione: norme generali nazionali, regionalismo, libertà di scuole e di insegnamento, autonomia delle istituzioni scolastiche (anche nel reclutamento), responsabilità di ogni attore nel rendicontare il proprio lavoro e nel pagarne gli errori.



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COMMENTI
12/11/2009 - Eppure le norme sbagliate erano state segnalate (Fabio Milito Pagliara)

Esimio Prof. Bertagna, le norme che sono state impugnate erano state segnalate e discusse. Tanto che la Commissione Cultura ad ottobre 2008 si era detta favorevole a consentire il trasferimento a pettine, tanto che era uscita anche una bozza di aggiornamento delle graduatorie che consentiva il trasferimento e non parlava delle tre province aggiuntive. Poi per motivi cieca demagogia si è decisi di accontentare le richieste di alcune forze politiche e sindacali e si è fatto un decreto completamente sbagliato ed ingiusto. Quello che ad oggi risulta incomprensibile è la pervicace volontà di difendere i propri errori da parte del ministero, anche a costo di renderli ancora peggiori. Cordialmente, Fabio Milito Pagliara

 
12/11/2009 - anche Einaudi... (Sergio Palazzi)

A fianco di Sturzo e delle sue giuste osservazioni, possiamo mettere anche Einaudi e tutto il filone del liberalismo novecentesco (va notato: in questo caso, con un sostanziale accordo tra quello liberale c.d. "di destra" e quello liberal-radicale "di sinistra")che ha sempre rifiutato il moloch statale dell'istruzione per due ragioni: primo, è in principio una emanazione di uno stato più o meno totalitario; secondo, perchè comunque funziona male. L'art. 33 della Costituzione è, come è noto, la rappresentazione di un piacevole intreccio tra la cultura liberale e quella giacobino-socialista. Se spesso si ricordano le ultime parole del 3° comma ("senza oneri per lo Stato"), si omette quasi sempre di considerare l'effetto deleterio del 5° comma, quello che dà rango costituzionale al pezzo di carta ed al fatto che si vada a scuola sostanzialmente per prendere quello, assai più che per crescere ed imparare. O, quanto meno, ci si rifiuta regolarmente di applicarlo appieno, spostando la verifica delle competenze non al momento di uscita da un livello formativo ma al momento di ingresso in un livello successivo.

 
12/11/2009 - La legge - questa sconosciuta (enrico maranzana)

La criminalità organizzata può essere vinta se la legge dello stato è fondamento della società. Asserzione che vale anche per il mondo della scuola in cui le leggi finalizzate al riordino e all'innovazione del servizio sono sostanzialmente disattese. L'articolo qui commentato ne è evidente esempio. L'affermazione "con un modello organizzativo parallelamente amministrativo e sindacale di natura centralistica" prefigura una situazione che non ha nulla a che vedere con quanto disegnato dal TU 297/94. Il legislatore, seguendo i dettami delle scienze dell'amministrazione, ha scomposto il problema scolastico (formazione-educazione-coordinamento didattico - progettazione - insegnamento) e ha attribuito le responsabilità di ogni funzione a organismi specificatamente costituiti. Il problema che ci si deve porre è: perchè si coprono i responsabili dell'insubordinazione e dei disservizi facendo leva sulla confusione derivante da ragionamenti che poco hanno a che vedere con la qualità e l'incisività del servizio scolastico?