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SCUOLA/ Bertagna: precari e ricorsi al TAR, ecco le “piaghe” che affliggono l’istruzione

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Abbiamo sempre più pochi giovani. Una società in svanimento, la nostra, da questo punto di vista. Dovrebbero essere il bene più prezioso da curare. I docenti, la scuola, i tecnici, i politici, i sindacati, i giudici amministrativi e civili, i mass media dovrebbero testimoniare di non usare mai i giovani per illustrare se stessi e i propri interessi, in maniera autoreferenziale, ma per il contrario: mettere i loro ambiti di competenza al servizio dei giovani per far loro guadagnare in qualità quanto purtroppo continuano a perdere in quantità. E diventare testimoni credibili di questa inversione. Senza indulgenze buoniste. Ma anche senza fughe difensive, di solito autoritarie. Solo qualche commentatore narcisista sul piano personale ed epistemologico può giudicare la richiesta di questa inversione «pedagogismo». Il «pedagogismo», cioè la cattiva pedagogia, purtroppo, quella che usa la scuola per scopi prioritari che sono sempre altri dal far imparare bene, come si deve, i giovani, senza affliggerli e svalutarli, c’è oggi. E non si vedono all’orizzonte segni strategici, e non predicatori o demagogici, di una sua scomparsa. Da questo punto di vista la vicenda del solito Tar Lazio e dei precari, di cui peraltro giustamente si parla, è emblematica. Insegna, infatti, almeno tre cose.

La prima è che ormai la scuola è governata, a tutti i livelli, da quello nazionale a quello regionale e locale, per lo più dalla deterrenza sindacal-giudiziaria. La deterrenza politica è in terza fila, ben dopo quella mass mediatica (un titolo di giornale ha più effetti di qualsiasi legge). Non parliamo della deterrenza pedagogicamente deontologica.

 

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COMMENTI
12/11/2009 - Eppure le norme sbagliate erano state segnalate (Fabio Milito Pagliara)

Esimio Prof. Bertagna, le norme che sono state impugnate erano state segnalate e discusse. Tanto che la Commissione Cultura ad ottobre 2008 si era detta favorevole a consentire il trasferimento a pettine, tanto che era uscita anche una bozza di aggiornamento delle graduatorie che consentiva il trasferimento e non parlava delle tre province aggiuntive. Poi per motivi cieca demagogia si è decisi di accontentare le richieste di alcune forze politiche e sindacali e si è fatto un decreto completamente sbagliato ed ingiusto. Quello che ad oggi risulta incomprensibile è la pervicace volontà di difendere i propri errori da parte del ministero, anche a costo di renderli ancora peggiori. Cordialmente, Fabio Milito Pagliara

 
12/11/2009 - anche Einaudi... (Sergio Palazzi)

A fianco di Sturzo e delle sue giuste osservazioni, possiamo mettere anche Einaudi e tutto il filone del liberalismo novecentesco (va notato: in questo caso, con un sostanziale accordo tra quello liberale c.d. "di destra" e quello liberal-radicale "di sinistra")che ha sempre rifiutato il moloch statale dell'istruzione per due ragioni: primo, è in principio una emanazione di uno stato più o meno totalitario; secondo, perchè comunque funziona male. L'art. 33 della Costituzione è, come è noto, la rappresentazione di un piacevole intreccio tra la cultura liberale e quella giacobino-socialista. Se spesso si ricordano le ultime parole del 3° comma ("senza oneri per lo Stato"), si omette quasi sempre di considerare l'effetto deleterio del 5° comma, quello che dà rango costituzionale al pezzo di carta ed al fatto che si vada a scuola sostanzialmente per prendere quello, assai più che per crescere ed imparare. O, quanto meno, ci si rifiuta regolarmente di applicarlo appieno, spostando la verifica delle competenze non al momento di uscita da un livello formativo ma al momento di ingresso in un livello successivo.

 
12/11/2009 - La legge - questa sconosciuta (enrico maranzana)

La criminalità organizzata può essere vinta se la legge dello stato è fondamento della società. Asserzione che vale anche per il mondo della scuola in cui le leggi finalizzate al riordino e all'innovazione del servizio sono sostanzialmente disattese. L'articolo qui commentato ne è evidente esempio. L'affermazione "con un modello organizzativo parallelamente amministrativo e sindacale di natura centralistica" prefigura una situazione che non ha nulla a che vedere con quanto disegnato dal TU 297/94. Il legislatore, seguendo i dettami delle scienze dell'amministrazione, ha scomposto il problema scolastico (formazione-educazione-coordinamento didattico - progettazione - insegnamento) e ha attribuito le responsabilità di ogni funzione a organismi specificatamente costituiti. Il problema che ci si deve porre è: perchè si coprono i responsabili dell'insubordinazione e dei disservizi facendo leva sulla confusione derivante da ragionamenti che poco hanno a che vedere con la qualità e l'incisività del servizio scolastico?