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SCUOLA/ Sono gli adulti e non i giovani a cadere nella trappola dell’adolescenza

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Sono gli adulti che vorrebbero non lavorare, ma vincere al superenalotto (guadagno senza lavoro), gli adulti che divorano Harry Potter (“con la bacchetta magica” = risultato senza investimento), gli adulti che non credono più che si possa essere davvero felici e spesso non si rendono conto di ciò che fanno e dicono (fino a perdere il lavoro, il marito o la moglie, i soldi…).

Il cosiddetto adolescente si ritrova quindi schiacciato fra un’infanzia infantilizzata che gli è chiesto di abbandonare e un mondo adulto tendenzialmente patologico di cui riconosce tutte le contraddizioni e a cui si ribella.

Per noi, una questione che è bene chiarire: il ragazzo che ci infastidisce col suo fare, che ci delude, che magari ci sgomenta, in realtà rispecchia le nostre debolezze, le mette a nudo davanti ai nostri occhi. Sono queste che non sopportiamo, che ci viene da rigettare, non il ragazzo stesso.

In questo panorama esiste però una bella notizia: alla loro età resta un’apertura e una disponibilità che non possiamo mancare né misconoscere. A nessuno di loro piace davvero vivere la noia, essere sempre oppositivi, fare casino come unica fonte di divertimento, non lavorare sistematicamente. Non dobbiamo credere quando mettono la maschera degli smaliziati o dei più furbi. Stanno invece chiedendo. Prima di una definitiva omologazione con i modelli (pur fallimentari) dell’adulto che hanno sperimentato, lanciano un ultimo grido e non prendere sul serio tale domanda che magari maldestramente pongono è mancare a un appuntamento irrinunciabile.

Come potremmo spiegare Facebook - qualsiasi giudizio ne possiamo avere - se non come il tentativo di soddisfare il bisogno di esserci, di essere protagonisti? Pubblicare on line ciò che sto facendo in ogni istante ci dice della voglia di raccontarsi. Poco importa che poi nessuno ascolti o sia davvero interessato a me; io comunque esisto, mi affermo, grido che ci sono. Occorre allora qualcuno che riesca a raccogliere questa richiesta, che si trasformi da contatto di cui fare collezione come le figurine a vero amico in carne e ossa. 

Dal Meeting per l’Amicizia fra i Popoli di Rimini di quest’anno abbiamo consolidato la certezza che la conoscenza è un avvenimento, un’esperienza. I ragazzi hanno bisogno di testimoni che rendano affascinante l’esperienza della conoscenza, che sottraggano il sapere all’essere l’unico scotto da pagare per entrare nel mondo degli adulti cinici.

 

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COMMENTI
14/11/2009 - I problemi della scuola si risolvono sul campo (enrico maranzana)

"Di colpo ce li ritroviamo per lo più apatici, cinici, inconcludenti, disinteressati a tutto" anche perché è ignorato il loro "desiderio che li muove nel loro pensare ed agire, e che ne permetta il compiersi pieno nell’affronto con la realtà". Limitiamo al solo servizio scolastico la riflessione su queste due affermazioni: la vivacità intellettiva, la partecipazione gioiosa al lavoro di classe cessa non appena l'orientamento della didattica muta. Nei primi anni di scuola la didattica mira a promuovere specifiche competenze (il leggere, lo scrivere ... ): gli alunni colgono appieno il valore di tali acquisizioni e affrontano consapevolmente la fatica appagati dai risultati conseguiti. In seguito, quando l'attività è guidata dai saperi disciplinari, quando la richiesta è l'uniformarsi ad essi, i giovani perdono il significato del proprio agire; essi percepiscono con chiarezza che sull'ubbidienza cieca, sulla fiducia nell'adulto si fonda il cammino scolastico. Il legislatore, inascoltato, ha affrontato e risolto tale problematica disponendo che il lavoro scolastico abbia natura progettuale e sia orientato allo "sviluppo della persona umana", definendo la strumentalità delle conoscenze. La lettura dei Piani dell'Offerta Formativa elaborati dalle scuole indica, inequivocabilmente, che le prescrizioni della legge sono rimaste lettera morta. Si vedano in particolare i criteri di valutazione che, quasi esclusivamente, si sostanziano nel grado di padronanza della conoscenza.

 
14/11/2009 - Grazie. (Umberta Mesina)

Vorrei ringraziarLa per questo racconto della Sua esperienza. Non è il primo cui sento dire che il problema dei bambini sono gli adulti (più o meno) ma vorrei che foste di più a dirlo! Io non ho figli ma un nipotino di 4 anni e una delle cose che odio di più è sentire insegnanti o genitori partire dal presupposto che l'attività preferita del bambino è cercare di fregarli... Poi, naturalmente, vanno in giro a dire che Harry Potter e Naruto sono diseducativi. Non dico che i piccoli non ci mettano alla prova ma trattarli come nemici è aberrante. Grazie di nuovo. Umberta Mesina