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SCUOLA/ Sono gli adulti e non i giovani a cadere nella trappola dell’adolescenza

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"La carità non esclude il sapere, anzi lo richiede, lo promuove, lo anima dall’interno. Il sapere non è mai solo opera dell’intelligenza. Può essere certamente ridotto a calcolo e ad esperimento, ma se vuole essere sapienza capace di orientare l’uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini ultimi deve essere “condito” con il “sale” della carità. Il fare è cieco senza il sapere e il sapere è sterile senza l’amore. ... Non c’è l’intelligenza e poi l’amore: ci sono l’amore ricco di intelligenza e l’intelligenza piena di amore" (Caritas In Veritate 30).

Nelle scuole rischiamo di annoiare intere generazioni di studenti proponendo un sapere astratto che non risponde alla loro esigenza di essere protagonisti della propria esistenza.

E’ un errore trattare i ragazzi delle medie come degli adolescenti in crisi, brufolosi e preda degli ormoni, proiettandoli di diritto in una categoria moderna - l’”adolescenza” - che per altro non corrisponde ad alcuna reale tappa psicologica dell’uomo. Le età della vita sono due, l’infanzia e l’età adulta. In mezzo sta un periodo di passaggio riconoscibile unicamente dal percorso di maturazione sessuale, con l’emergenza di questioni già affrontate da piccolini, ma poi messe a tacere.

I nostri ragazzi vanno trattati per quello che sono, giovani uomini e giovani donne, soggetti che chiedono che venga preso sul serio il loro pensiero, che vengano stimati in quanto desiderosi di esserci nel mondo e dire la loro. Niente è più intollerabile per un bambino o un ragazzo del rendersi conto che viene disprezzato il suo tentativo di afferrare la realtà come uomo o donna.

In quanto loro maggiori siamo di fronte un’alternativa: o ci indispettiamo, fino all’insofferenza, per il loro modo di fare o ci poniamo in una posizione adulta di comprensione e di incontro.

Comprensione: non coincide affatto col giustificare ogni atteggiamento che quando è da riprendere va fatto con decisione (alcuni ragazzi che ho incontrato in studio non aspettavano altro che un adulto che facesse l’adulto e che li fermasse!), quanto con l’identificare il bisogno che sottende al comportamento stesso, bisogno che nella maggior parte dei casi è buono e normale, nonostante si possa esprimere con forme inadeguate.

Incontro: i nostri ragazzi hanno bisogno di incontrare degli adulti che raccolgano le esigenze del loro cuore e propongano un sapere che abbia la forma di un incontro. Che sia l’insegnante stesso, un testo stampato, la storia di grandi uomini e grandi imprese del passato, le scoperte dell’umanità.

Ecco, le scuole medie hanno questa opportunità di diventare un luogo dove amore e intelligenza non sono separati, un luogo che non voglia renderli adulti partendo da un'idolatrata infanzia, quanto che li raccolga già adulti nel desiderio che li muove nel loro pensare ed agire, e che ne permetta il compiersi pieno nell’affronto con la realtà. A partire da un adulto appassionato, rispettoso e amoroso che viene incontrato davvero. Un adulto che si riveli finalmente amico del loro pensiero.



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COMMENTI
14/11/2009 - I problemi della scuola si risolvono sul campo (enrico maranzana)

"Di colpo ce li ritroviamo per lo più apatici, cinici, inconcludenti, disinteressati a tutto" anche perché è ignorato il loro "desiderio che li muove nel loro pensare ed agire, e che ne permetta il compiersi pieno nell’affronto con la realtà". Limitiamo al solo servizio scolastico la riflessione su queste due affermazioni: la vivacità intellettiva, la partecipazione gioiosa al lavoro di classe cessa non appena l'orientamento della didattica muta. Nei primi anni di scuola la didattica mira a promuovere specifiche competenze (il leggere, lo scrivere ... ): gli alunni colgono appieno il valore di tali acquisizioni e affrontano consapevolmente la fatica appagati dai risultati conseguiti. In seguito, quando l'attività è guidata dai saperi disciplinari, quando la richiesta è l'uniformarsi ad essi, i giovani perdono il significato del proprio agire; essi percepiscono con chiarezza che sull'ubbidienza cieca, sulla fiducia nell'adulto si fonda il cammino scolastico. Il legislatore, inascoltato, ha affrontato e risolto tale problematica disponendo che il lavoro scolastico abbia natura progettuale e sia orientato allo "sviluppo della persona umana", definendo la strumentalità delle conoscenze. La lettura dei Piani dell'Offerta Formativa elaborati dalle scuole indica, inequivocabilmente, che le prescrizioni della legge sono rimaste lettera morta. Si vedano in particolare i criteri di valutazione che, quasi esclusivamente, si sostanziano nel grado di padronanza della conoscenza.

 
14/11/2009 - Grazie. (Umberta Mesina)

Vorrei ringraziarLa per questo racconto della Sua esperienza. Non è il primo cui sento dire che il problema dei bambini sono gli adulti (più o meno) ma vorrei che foste di più a dirlo! Io non ho figli ma un nipotino di 4 anni e una delle cose che odio di più è sentire insegnanti o genitori partire dal presupposto che l'attività preferita del bambino è cercare di fregarli... Poi, naturalmente, vanno in giro a dire che Harry Potter e Naruto sono diseducativi. Non dico che i piccoli non ci mettano alla prova ma trattarli come nemici è aberrante. Grazie di nuovo. Umberta Mesina