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MORALE/ Ecco perché l’etica è ancora una questione educativa

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Tutti i livelli progressivi di relazione col reale sono poi annidati nell’ultimo, quello dove la felicità diventa perfetta, compiuta, realizzata: la beatitudine. In essa e per essa diventiamo capaci di additare (come fanno molti personaggi delle opere di Caravaggio) la Realtà, che compendia in sé tutto il cuore dell’uomo, ovvero il che cosa vale nella vita, il Chi ha valore nella vita.

Se tutti i passaggi educativi fino all’ultimo non vengono realizzati, ciò che ne emerge non è il vuoto o il nulla, ma il loro esatto opposto. Se non si fa fare esperienza di attrazione, si ottiene repulsione (dis-interesse; dis-incanto; a-patia; in-differenza, ecc.). Se non si fa fare esperienza di piacere si ottiene dis-piacere (in-sofferenza, dis-agio, mal-essere, noia, ecc.). Se non si fa fare esperienza di fiducia, si ottiene paura (smarrimento, s-fiducia, in-sicurezza, ansietà, ecc.). Se non si fa fare esperienza di philia o relazionalità positiva, si ottiene rabbia o relazionalità op-positiva (dis-affezione, dis-amore, av-versione, in-imicizia, ostilità, ecc.). Se non si fa fare esperienza di gioia, si ottiene tristezza (in-soddisfazione, s-contento, de-lusione, mal-contento, dis-illusione, rassegnazione, ecc.). Se non si fa fare esperienza di felicità, si ottiene senso di colpa (timidezza, imbarazzo, vergogna, senso di soggezione, colpa, peccato, ecc.). Colpa e peccato appartengono all’ambito della relazione, mentre il reato a quello dell’azione, che è una conseguenza della relazione, che stabiliamo col reale (precisamente a questo livello «il problema del peccato esiste, perché esiste il problema del senso della vita» come scriveva Mario Mauro nei giorni scorsi). Infine, se non si fa fare esperienza di beatitudine, si ottiene malignità (asprezza, cattiveria, malevolenza, malvagità, ecc.).

Detto altrimenti, il sentire il male in sé (malignità) annida, esattamente come fa il suo correlato positivo, tutta la relazionalità negativa, che lo precede, fino ad arrivare a dire, che ciò che nella vita vale è il male.

La competenza relazionale connessa a quest’ultimo livello di relazione costituito dalla beatitudine-malignità è la moralità naturale, che è solo un’intuizione di che cosa è bene e che cosa è male a partire dall’esperienza (positiva o negativa), che si è fatta nella vita. Se il papà di Riccardo non gli avesse portato a casa quel filo elettrico, avrebbe perso un’occasione educativa nel processo di costruzione della capacità di percepire il bene come valore e quindi e di sceglierlo e di agirlo.

 

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COMMENTI
28/11/2009 - L'Europa di Strasburgo sbaglia! (Silvano Rucci)

Noi siamo dei figli e fino a che non facciamo noi un grande “miracolo”, quello di vedere nel Cristo, Suo Padre che ci sta cercando, fino a che non ringraziamo il Padre per questa Sua ricerca di abitare in noi, non riusciremo ad avere fede ed incamminarci verso di Lui! Non si può avere “fede . . . . senza il nostro miracolo” di aprire gli occhi e vedere Colui che si sta rivelando a noi!

 
17/11/2009 - Ma neanche utilizzare Dio invano aiuta la morale (Fabio Milito Pagliara)

Gentile Prof. Cervi la conclusione del suo articolo temo sia frutto di un fraintendimento. La corte di Strasburgo non ha in alcun modo inteso rifiutare Dio, la Corte ha semplicemente detto che laddove uno stato utilizzi il simbolo di una specifica religione opera una discriminazione verso coloro che non si riconoscono in quella religione. La democrazia si basa anche e sopratutto sulla rispetto dei diritti umani e civili di tutti i cittadini. La maggioranza ha diritto di governare nel rispetto dei diritti di tutti i cittadini e non solo di quelli della minoranza. Cordialmente, Fabio Milito Pagliara