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MORALE/ Ecco perché l’etica è ancora una questione educativa

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Ancora più importante è il fatto che a tutti i livelli relazionali è sottesa quell’intelligenza che ci consente di cogliere il valore delle cose, e di cui il razionalismo ci ha amputati. E quando dall’intuizione naturale di ciò che è bene e ciò che è male l’intelligenza fa il passo ulteriore e si chiede: “Ma se questo è bene, allora che cos’è il bene? E se questo è male, allora che cos’è il male?”, l’intelligenza da r(el)azionale diventa razionale, consegnandoci il significato delle cose. Il nesso tra il valore e il significato delle cose, ci restituisce il loro senso. Ed è proprio nel passaggio dall’intuizione alla definizione razionale del bene e del male, nel passaggio cioè da una capacità morale naturale a una capacità morale razionale, che nascono tutti i sistemi etici. Quello cristiano, a differenza di tutti gli altri, ha la propria origine nella Rivelazione e nella portata della sua proposta unica di Verità e di Amore per l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo.

Per questo l’Europa di Strasburgo sbaglia due volte. La prima perché, pur additando le social skills (una delle tre dimensioni della capacità relazionale) tra le otto competenze chiave del curricolo dello studente al di sotto dei sedici anni, affida poi lo sviluppo di tali competenze a modelli esplicativi e applicativi unicamente psicologici e non educativi; a modelli cioè, che intervengono sulla relazionalità negativa, per contenerne e arginarne gli specifici output comportamentali (dispersione scolastica e drop-out sociale, abuso di alcool, uso di sostanze stupefacenti, violenze, ecc.). Questi modelli non hanno nel proprio orizzonte la relazionalità positiva, la sua binarietà connessa all’intelligenza, e quindi la sua capacità di sviluppare appieno tutte le potenzialità di crescita dell’uomo.

La seconda perché, crocifiggendo il Crocifisso, in realtà crocifigge gli ultimi due livelli della struttura relazionale, che abbiamo definito felicità e beatitudine, che soli fanno emergere l’uomo dall’uomo. Rifiutando Dio si dissolve l’uomo, commentava Camillo Ruini nei giorni scorsi. Infatti i livelli inferiori, in parte, li condividiamo con altri esseri viventi, ma è solo l’uomo ad avere bisogno di senso, e quindi ad attestarsi su questo livello di ricerca nel reale, trasversale a tutti gli altri. La libertà personale può giocarsi solo su una proposta di senso, non sulla sua assenza. L’assenza di proposte, oltre ad annullare la libertà come capacità umana, è il prodromo della perdita del bisogno di senso. Ed è precisamente a partire da questa perdita che l’intero processo educativo viene reso impossibile.

 

(Manuela Cervi)



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COMMENTI
28/11/2009 - L'Europa di Strasburgo sbaglia! (Silvano Rucci)

Noi siamo dei figli e fino a che non facciamo noi un grande “miracolo”, quello di vedere nel Cristo, Suo Padre che ci sta cercando, fino a che non ringraziamo il Padre per questa Sua ricerca di abitare in noi, non riusciremo ad avere fede ed incamminarci verso di Lui! Non si può avere “fede . . . . senza il nostro miracolo” di aprire gli occhi e vedere Colui che si sta rivelando a noi!

 
17/11/2009 - Ma neanche utilizzare Dio invano aiuta la morale (Fabio Milito Pagliara)

Gentile Prof. Cervi la conclusione del suo articolo temo sia frutto di un fraintendimento. La corte di Strasburgo non ha in alcun modo inteso rifiutare Dio, la Corte ha semplicemente detto che laddove uno stato utilizzi il simbolo di una specifica religione opera una discriminazione verso coloro che non si riconoscono in quella religione. La democrazia si basa anche e sopratutto sulla rispetto dei diritti umani e civili di tutti i cittadini. La maggioranza ha diritto di governare nel rispetto dei diritti di tutti i cittadini e non solo di quelli della minoranza. Cordialmente, Fabio Milito Pagliara