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SCUOLA/ Marcia indietro: i numeri "bocciano" la formazione generalista

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C’è da domandarsi, in effetti, dove stia la causa e dove l’effetto: la scolarizzazione di massa italiana degli anni Settanta viene dopo e non prima dello sviluppo economico degli anni Cinquanta e Sessanta.

Se poi i titoli di studio di alto livello cesseranno di essere beni scarsi, continueranno ad avere lo stesso valore?

I teorici della descolarizzazione sono esistiti anche nel passato. E non erano solo dei reazionari ossessionati dal potenziale effetto destabilizzante e socialmente eversivo della diffusione della cultura fra le masse. È esistita anche una corrente di sinistra, timorosa di un controllo ideologico del potere capitalista o della proliferazione di potenti burocrazie statali oppressive della libertà individuale nonché molto costose. Esponente di questa corrente fu Ivan Illich con il suo Deschooling society del 1969. Soprattutto a livello europeo, studiosi accreditati che si occupano di sociologia e di economia dell’istruzione vanno riflettendo sulla possibilità che nelle società avanzate si stia verificando un eccesso di scolarizzazione, appunto l’Overschooling.

Una rappresentante significativa di queste posizioni è la sociologa francese Marie Duru Bellat che sostiene alcune tesi dirompenti per le nostre orecchie, abituate solo ad armonie politically correct.

La corsa ai diplomi sarebbe patrocinata da un dispositivo congiunto di economisti, pedagogisti e sindacalisti che ne trarrebbero ciascuno la propria parte di vantaggi. Al di là di un certo limite lo sviluppo della scolarità non sarebbe utile. Duru Bellat sostiene che la stessa OCSE, nel rapporto Education at a Glance del 2006, arriva alla conclusione che nei Paesi esaminati, al di sopra di una media di 7,5 anni di scuola, gli effetti positivi sulla crescita economica diminuiscono.

Dal punto di vista dell’equità sociale lo sviluppo attuale, che vede una media di scolarizzazione nei paesi avanzati di circa 12 anni, sarebbe addirittura controproducente. L’inflazione scolastica favorirebbe infatti la riproduzione sociale, perché studi più lunghi, impegnativi e selettivi andrebbero a vantaggio soprattutto delle famiglie benestanti, che hanno una maggiore consapevolezza del valore degli studi e maggiore capacità di finanziarli. Studi lunghi, che assumerebbero pertanto una funzione di indicatore di appartenenza alle élites più che di reale ed utile strumento di apprendimento.

 

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COMMENTI
17/11/2009 - articolo Pedrizzi su OCSE (CARLA VITES)

Una distorta lettura ideologica ha voluto vedere nella 'cittadella della cultura'(istruzione liceale) la roccaforte del 'potere', potere innanzitutto economico.Ma la cultura non è uno scatolone pieno di conoscenza, possedendo le quali magicamente si avveri l'inversione o almeno la perequazione dei ruoli sociali.La cultura è di per sè un 'oggetto neutro'. Quello che la fa diventare 'motore' di qualcosa è l'ethos del popolo che la produce.L'Italia(e non solo, come pare 'scoprire' OCSE) potè mostrare capacità e risorse produttive prima che tutti o quasi avessero accesso ai Licei. Vuol dire l'inutilità dei Licei, per es. della cultura 'classica'? Forse semplicemente che per viverla una cultura basta avere sufficienti agenzie che ne sappiano tutelare i valori, intendo un'idea di persona, di responsabilità, di sacrificio di ottimismo davanti alla vita, tutte cose condivise e vissute acnhe quando pochi 'eletti' le studivano tecnicamente leggendo chessò Platone o Aristotele. Erano i tempi della 'verità nella carità'.

 
17/11/2009 - Ma forse è meglio una scuola che funziona.... (Fabio Milito Pagliara)

L'articolista trae la conclusione da alcuni dati che ci sia un eccesso di scolarizzazione, ma a me sembra che quegli stessi dati più che altro parlano di una scuola che è stata solo aumentata in durata ma non riesce a funzionare, insomma ci si lamenta di un eccesso di durata degli studi e allo stesso tempo dell'inefficacia degli stessi. Forse piuttosto che proporre la de-scolarizzazione sarebbe il caso di avere una scolarizzazione in grado di funzionare e di dare a tutti i futuri cittadini gli strumenti necessari anche a scegliere percorsi di professionalizzazione. Il problema tutto italiano è stato quello di cercare di fare 2 cose contemporaneamente da un lato preservare una pletora d'indirizzi di scuola superiore e dall'altro garantire autonomia. Forse era il caso di collegare l'autonomia di una % (anche congrua) delle ore ad un nucleo di base su cui valutare in modo adeguato e trasversale tutti gli studenti ridando così valore e senso a quel percorso di studi. Di certo la de-scolarizzazione non ci consentirà di competere adeguatamente nel campo della ricerca e dell'innovazione. Forse dovremmo cominciare tutti a parlare di una scuola che innanzitutto funzioni e consenta a tutti di completare in modo soddisfacente (e quindi solo dopo aver raggiunto una preparazione adeguata) il maggior numero possibile di studenti. Altrimenti si contrapporranno vetuste visioni ideologiche che trascurando la realtà produrranno ulteriori danni. Cordialmente, Fabio Milito Pagliara

 
16/11/2009 - Il liceo dell'obbligo (Sergio Palazzi)

Facevo le medie; il papà di un mio amico diceva "io ero povero ed ho fatto l'Istituto Tecnico, adesso ho fatto i soldi e mio figlio potrà fare il Liceo". Già allora mi sembrava che la logica della faccenda zoppicasse un po'. L'elevazione forzata dell'istruzione, obbligatoria ed uguale per tutti, era il dogma di quegli anni '70. Il mito del liceo (parola che suona così bene se pronunciata con le labbra chiuse a ***, come le damazze dei film di satira di quegli anni) ha portato ai risultati esaltanti che vediamo. Le magistrali, ormai superate e destinate alla chiusura, sono state elevate a liceo sociopsicoetc., ottimo per saturare i servizi sociali comunali di "animatrici di progetti culturali". I sacrosanti istituti d'arte, che davano capacità e senso a persone che con un "mestiere" potevano costruirsi un ruolo sociale e - molto spesso - sviluppare in seguito un livello culturale di primo livello, sono stati elevati a licei artistici (magica la fase intermedia dei "progetti Michelangelo"!) da cui esce una percentuale non trascurabile di graffitari che non conoscono nemmeno il significato storico delle pareti che imbrattano. Dopo aver spappolato gli Istituti Tecnici, che insieme al Classico erano il fiore all'occhiello della nostra istruzione superiore d'antan, si tenta di rianimarli in forma soft, ma, per carità, senza esagerare con i laboratori... nemmeno per la chimica, che per sua natura impone il contatto con la Materia. Poi, a volte, leggiamo i pareri dell'OCSE. Pazienza.

 
16/11/2009 - Osservazioni di superficie (enrico maranzana)

La scuola non è una scatola nera la cui valutazione deriva solo dall'osservazione dei risultati ottenuti (efficacia) e dal rapporto risorse impiegate/esiti (efficienza). La scuola è trasparente, sono visibili i processi che la caratterizzano, processi con cui l'istituzione onora il mandato ricevuto, relativo alla progettazione formativa, alla progettazione educativa, alla progettazione dell'istruzione [DPR sull'autonomia]. L'osservazione dell'agire scolastico è l'ambito all'interno del quale si sarebbe dovuta collocare la questione: la sentenza definitiva sulla formazione generalista appare, conseguntemente, affrettata e non motivata. Perchè l'articolista non ha consultato i POF per contare il numero di scuole italiane che hanno ossequiato la legge, caretterizzando il proprio servizio con la formazione-l'educazione-il coordinamento- la progettazione- l'istruzione? Perchè non ha individuato e analizzato le cause del dissesto limitandosi a dichiararne l'inefficacia dell'operato delle scuole?

RISPOSTA:

La tesi che si voleva sostenere non era quella che OCSE (e UE) cambiano linea rispetto alla teoria del capitale umano, ma che ci sono ragioni ed anche teorie che cominciano a metterla in dubbio, almeno nella forma hard in cui viene sostenuta.In particolare per l'Italia ci si può domandare se il livello reale della cultura e della alfabetizzazione della popolazione sia davvero innalzato dalla diffusione di formazioni generaliste spesso inconsistenti (i licei per esempio di cui parla un lettore) a scapito di solide formazioni legate alle professioni. Si voleva inoltre sostenere che tutte le teorie non sono assiomi e che le si può, anzi le si deve mettere in discussione, sulla base di fatti e di altre fondate teorie; la gente di scuola dovrebbe essere maestra nell'applicare il vaglio critico, che è cosa diversa dal rifiuto anarcoide. Tiziana Pedrizzi