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SCUOLA/ Marcia indietro: i numeri "bocciano" la formazione generalista

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Obiettivo dell’OCSE è orientare i governi ad elevare il livello di istruzione della popolazione, rinforzando e qualificando i sistemi scolastici. Sottesa sta la dottrina del Capitale Umano, che, in sintesi, collega strettamente il livello di sviluppo economico-sociale di un Paese con quello della scolarizzazione dei suoi cittadini. L’Unione Europea l’ha abbracciata pienamente: tutte le sue politiche e i suoi obiettivi di sistema risentono di questa impostazione.

Nei Rapporti annuali dell’OCSE, intitolati Education at a Glance, viene calcolato accuratamente il vantaggio, sia in termini di salario sia di qualità di vita, che i laureati hanno, ad esempio, sui diplomati. Da questo punto di vista gli italiani (maschi) non stanno affatto male, poiché il valore attuale netto privato di una laurea sarebbe massimo in Stati Uniti, Italia e Portogallo.

Negli ultimi tempi però quella correlazione positiva tra sviluppo e alta scolarizzazione sembra essere messa in discussione sia dai fatti sia nella teoria.

Intanto, si è cominciato a dubitare che all’innalzamento del livello formale di istruzione corrispondesse un reale innalzamento dell’alfabetizzazione. Il ricorso alle valutazioni standardizzate esterne di OCSE-PISA è stata la prima conseguenza di quel dubbio.

Perciò si è incominciato a mettere in discussione la positività a priori dell’estensione della formazione generalista (vedi il dibattito sull’innalzamento dell’obbligo e del biennio unico), a partire dai Paesi dove l’esperienza al riguardo è stata più significativa. Si è già scritto su questo giornale della rivalorizzazione della formazione professionale in Finlandia, Svezia e Francia.

Le rilevazioni empiriche hanno condotto a mettere in discussione gli assiomi della teoria del capitale umano, perché alcune di esse non verificano questa teoria. Classico il caso dei Paesi del blocco ex-comunista, in cui il livello di scolarizzazione mediamente elevato non trova riscontro nel reddito delle persone e nel Prodotto interno lordo: altissima percentuale di laureati, ma PIL sottozero.

 

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COMMENTI
17/11/2009 - articolo Pedrizzi su OCSE (CARLA VITES)

Una distorta lettura ideologica ha voluto vedere nella 'cittadella della cultura'(istruzione liceale) la roccaforte del 'potere', potere innanzitutto economico.Ma la cultura non è uno scatolone pieno di conoscenza, possedendo le quali magicamente si avveri l'inversione o almeno la perequazione dei ruoli sociali.La cultura è di per sè un 'oggetto neutro'. Quello che la fa diventare 'motore' di qualcosa è l'ethos del popolo che la produce.L'Italia(e non solo, come pare 'scoprire' OCSE) potè mostrare capacità e risorse produttive prima che tutti o quasi avessero accesso ai Licei. Vuol dire l'inutilità dei Licei, per es. della cultura 'classica'? Forse semplicemente che per viverla una cultura basta avere sufficienti agenzie che ne sappiano tutelare i valori, intendo un'idea di persona, di responsabilità, di sacrificio di ottimismo davanti alla vita, tutte cose condivise e vissute acnhe quando pochi 'eletti' le studivano tecnicamente leggendo chessò Platone o Aristotele. Erano i tempi della 'verità nella carità'.

 
17/11/2009 - Ma forse è meglio una scuola che funziona.... (Fabio Milito Pagliara)

L'articolista trae la conclusione da alcuni dati che ci sia un eccesso di scolarizzazione, ma a me sembra che quegli stessi dati più che altro parlano di una scuola che è stata solo aumentata in durata ma non riesce a funzionare, insomma ci si lamenta di un eccesso di durata degli studi e allo stesso tempo dell'inefficacia degli stessi. Forse piuttosto che proporre la de-scolarizzazione sarebbe il caso di avere una scolarizzazione in grado di funzionare e di dare a tutti i futuri cittadini gli strumenti necessari anche a scegliere percorsi di professionalizzazione. Il problema tutto italiano è stato quello di cercare di fare 2 cose contemporaneamente da un lato preservare una pletora d'indirizzi di scuola superiore e dall'altro garantire autonomia. Forse era il caso di collegare l'autonomia di una % (anche congrua) delle ore ad un nucleo di base su cui valutare in modo adeguato e trasversale tutti gli studenti ridando così valore e senso a quel percorso di studi. Di certo la de-scolarizzazione non ci consentirà di competere adeguatamente nel campo della ricerca e dell'innovazione. Forse dovremmo cominciare tutti a parlare di una scuola che innanzitutto funzioni e consenta a tutti di completare in modo soddisfacente (e quindi solo dopo aver raggiunto una preparazione adeguata) il maggior numero possibile di studenti. Altrimenti si contrapporranno vetuste visioni ideologiche che trascurando la realtà produrranno ulteriori danni. Cordialmente, Fabio Milito Pagliara

 
16/11/2009 - Il liceo dell'obbligo (Sergio Palazzi)

Facevo le medie; il papà di un mio amico diceva "io ero povero ed ho fatto l'Istituto Tecnico, adesso ho fatto i soldi e mio figlio potrà fare il Liceo". Già allora mi sembrava che la logica della faccenda zoppicasse un po'. L'elevazione forzata dell'istruzione, obbligatoria ed uguale per tutti, era il dogma di quegli anni '70. Il mito del liceo (parola che suona così bene se pronunciata con le labbra chiuse a ***, come le damazze dei film di satira di quegli anni) ha portato ai risultati esaltanti che vediamo. Le magistrali, ormai superate e destinate alla chiusura, sono state elevate a liceo sociopsicoetc., ottimo per saturare i servizi sociali comunali di "animatrici di progetti culturali". I sacrosanti istituti d'arte, che davano capacità e senso a persone che con un "mestiere" potevano costruirsi un ruolo sociale e - molto spesso - sviluppare in seguito un livello culturale di primo livello, sono stati elevati a licei artistici (magica la fase intermedia dei "progetti Michelangelo"!) da cui esce una percentuale non trascurabile di graffitari che non conoscono nemmeno il significato storico delle pareti che imbrattano. Dopo aver spappolato gli Istituti Tecnici, che insieme al Classico erano il fiore all'occhiello della nostra istruzione superiore d'antan, si tenta di rianimarli in forma soft, ma, per carità, senza esagerare con i laboratori... nemmeno per la chimica, che per sua natura impone il contatto con la Materia. Poi, a volte, leggiamo i pareri dell'OCSE. Pazienza.

 
16/11/2009 - Osservazioni di superficie (enrico maranzana)

La scuola non è una scatola nera la cui valutazione deriva solo dall'osservazione dei risultati ottenuti (efficacia) e dal rapporto risorse impiegate/esiti (efficienza). La scuola è trasparente, sono visibili i processi che la caratterizzano, processi con cui l'istituzione onora il mandato ricevuto, relativo alla progettazione formativa, alla progettazione educativa, alla progettazione dell'istruzione [DPR sull'autonomia]. L'osservazione dell'agire scolastico è l'ambito all'interno del quale si sarebbe dovuta collocare la questione: la sentenza definitiva sulla formazione generalista appare, conseguntemente, affrettata e non motivata. Perchè l'articolista non ha consultato i POF per contare il numero di scuole italiane che hanno ossequiato la legge, caretterizzando il proprio servizio con la formazione-l'educazione-il coordinamento- la progettazione- l'istruzione? Perchè non ha individuato e analizzato le cause del dissesto limitandosi a dichiararne l'inefficacia dell'operato delle scuole?

RISPOSTA:

La tesi che si voleva sostenere non era quella che OCSE (e UE) cambiano linea rispetto alla teoria del capitale umano, ma che ci sono ragioni ed anche teorie che cominciano a metterla in dubbio, almeno nella forma hard in cui viene sostenuta.In particolare per l'Italia ci si può domandare se il livello reale della cultura e della alfabetizzazione della popolazione sia davvero innalzato dalla diffusione di formazioni generaliste spesso inconsistenti (i licei per esempio di cui parla un lettore) a scapito di solide formazioni legate alle professioni. Si voleva inoltre sostenere che tutte le teorie non sono assiomi e che le si può, anzi le si deve mettere in discussione, sulla base di fatti e di altre fondate teorie; la gente di scuola dovrebbe essere maestra nell'applicare il vaglio critico, che è cosa diversa dal rifiuto anarcoide. Tiziana Pedrizzi