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SCUOLA/ Quote regionali, uno strumento per l’autonomia: l’esempio lombardo

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La “quota” regionale non riguarda un pacchetto orario che le scuole devono ritagliare dal monte ore complessivo dell’ordinamento, bensì un insieme di contenuti e di indicazioni metodologiche che la Regione indica come strategici per la qualificazione dell’offerta. Essa si articola in ambiti possibili di intervento in rapporto a temi ed aspetti particolarmente significativi per il sistema lombardo. Con riguardo, ad esempio, all’identità e tradizione regionale, all’ambiente, allo sviluppo sostenibile, alla salute e benessere, alla sicurezza. Si tratta di macro-ambiti trasversali alle discipline, aventi sia carattere contenutistico (insieme di conoscenze e tematiche specifiche), sia, soprattutto, carattere di orientamento progettuale, per la determinazione del curricolo e l’elaborazione dei profili in uscita. Non vanno quindi classificati in specifiche discipline o materie, né costituiscono educazioni a parte; possiedono carattere trasversale rispetto alle discipline ed alle aree formative o agli “assi culturali” dell’obbligo di istruzione.

È molto importante tenere presente questa prospettiva perché la Regione non intende aumentare il carico di lavoro, né vuole aggiungere discipline alle già molte presenti nei nostri corsi di studio. Si tratta piuttosto di impostare la programmazione dei percorsi nella prospettiva di una valorizzazione e di un’effettiva attuazione della autonomia delle istituzioni secondo quanto, da più di un decennio, le leggi prevedono.

 

Per la realizzazione della quota regionale le istituzioni possono inoltre utilizzare un insieme di opportunità (progetti, azioni, interventi, servizi, strutture, ecc.), proposte fruibili sul territorio che verranno messe a disposizione di ogni scuola.

 

Nelle indicazioni si sottolinea anche l’opportunità della costituzione di reti e di altre forme di collaborazione tra le scuole, per favorire le relazioni con gli enti locali; infine si prevede la messa in atto di forme di monitoraggio nella prospettiva di un raccordo positivo con i processi attivati dalle istituzioni scolastiche.

 

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COMMENTI
18/11/2009 - La scuola: un'occasione per far propaganda (enrico maranzana)

L’indicazione del piano regionale lombardo riguarda sei aree: - Cittadinanza, territorio e valori storico - artistici; - Orientamento e autoimprenditorialità; - Sicurezza; - Ambiente e salute; - Tecnologie dell'informazione e della comunicazione; - Lingue straniere. Vista la genericità e la banalità della sollecitazione, affermare che "La Regione Lombardia non aspetta; per il rinnovamento della scuola si muove con proposte che la mettono in primo piano a livello nazionale" appare come pura attività propagandistica, che allontana la percezione dei reali problemi della scuola. "Le scelte operate, sia come rilevazione dei fabbisogni formativi, sia di personalizzazione degli apprendimenti, diventano parte integrante della programmazione del singolo docente e del consiglio di classe" sarebbe possibile se il DDL Aprea, ormai in dirittura d'arrivo, non abrogasse tale organo. "Si tratta piuttosto di impostare la programmazione dei percorsi nella prospettiva di una valorizzazione e di un’effettiva attuazione dell’autonomia delle istituzioni secondo quanto, da più di un decennio, le leggi prevedono": sono i decreti del 74 che hanno introdotto l'autonomia delle scuole. La regione Lombardia avrebbe dato un significativo esempio se avesse ricercato, individuato il perché la scuola non si è ristrutturata in chiave autonoma e avesse proposto interventi volti a rimuovere le cause del mancato ossequio alle disposizioni di legge.