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SCUOLA/ Riforma delle superiori: più coraggio per archiviare il centralismo

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Il parere dei presidi

 

Interessante leggere le osservazioni presentate alle Commissioni da DISAL sui tre Regolamenti (tecnici, professionali e licei) che, con i rispettivi documenti allegati (Piani di studio e Profili generali) meriterebbero considerazioni separate.

Degli schemi di regolamento sono condivisibili:

- la scelta di ridurre gli indirizzi di studi ed, in alcuni casi (con la felice marcia indietro sul liceo classico) anche gli orari settimanali;

- l’aumento della percentuale di flessibilità curricolare, non più applicata alla singola disciplina ma al monte ore complessivo;

- il timido tentativo di fare i conti con i forti mutamenti culturali, scientifici, tecnologici ed economici con cui ‘registrare’ l’impianto delle discipline della secondaria superiore;

- la scelta di diversificare l’impianto culturale tra licei, tecnici e professionali che può dare futuro ad una scuola che prepari al mondo dell’impresa e delle professioni, garantendo dignità culturale al lavoro, contro anni di impero dell’intellettualismo e dell’astrazione;

- il riferimento, almeno come prospettiva, ad una “scuola delle competenze” e l’istituzione dei dipartimenti disciplinari a supporto di questa indicazione.

 

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COMMENTI
19/11/2009 - Meglio Croce o Gentile della Gelmini (ivano sonzogni)

Concordo sul giudizio di Boscolo: "la riduzione di indirizzi e orari si traduce in un aggiustamento dell’esistente, senza il respiro di una vera riforma". Due erano gli scopi del governo Berlusconi: ridurre la spesa pubblica per la scuola statale (gli statali non hanno vescovi in paradiso!) e annunciare l'ennesima riforma (farsa!). Il risultato è alquanto scadente, almeno per i licei. Per quanto riguarda l'autonomia, non credo sinceramente che un collegio docenti o una regione per spirito divino possano fare meglio di un governo centrale (ma in questa situazione sarebbe impossibile fare meno!).

 
19/11/2009 - La direzione del cambiamento (enrico maranzana)

"Il riferimento, almeno come prospettiva, ad una “scuola delle competenze” e l’istituzione dei dipartimenti disciplinari a supporto di questa indicazione" associa la categoria "competenza" ai raggruppamenti di docenti della stessa materia. L'altro ieri è stato qui scritto che "le approssimazioni lessicali generano imprecisioni concettuali". Le competenze sono • comportamenti esibiti da chi affronta e risolve un compito; • termini non primitivi che, in ambito formativo, possono essere scomposte in capacità e conoscenze mentre, in ambito addestrativo, in abilità e conoscenze; • possono essere generali o specifiche. Ne consegue che parlare di competenze implica la specificazione del significato di capacità. Capacità che * sono espressioni dell’intelligenza: circoscriverle implica il possesso di un “modello dell’uomo”; * nella scuola devono essere definite “per elencazione”; * esprimono traguardi caratterizzanti gli indirizzi di studio. Il relativo conseguimento è responsabilità di tutti gli insegnamenti; * costituiscono lo spazio in cui si realizza “la programmazione dell’azione educativa”, mandato affidato al Collegio dei Docenti; * si manifestano sotto forma di processi; * il monitoraggio dei processi d’apprendimento è la necessaria condizione per la loro promozione: * classe sovra ordinata a quella delle abilità. Ne consegue che è illogico fondare una scuola sull'insegnamento disaggregato delle diverse materie se le capacità sono a cardine del servizio.