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SCUOLA/ Riforma delle superiori: più coraggio per archiviare il centralismo

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Riforma “incompiuta”

 

Inutile negare che ad ognuna delle valutazioni positive sopra espresse dall’Associazione corrispondono tracce di riforme “incompiute”, quando non forti limiti, che sinteticamente riguardano:

- la riduzione di indirizzi e orari, che si traduce in un aggiustamento dell’esistente, senza il respiro di una vera riforma;

- la flessibilità curricolare che non garantisce una vera autonomia in quanto si realizza solo aumentando discipline e opera in un contesto totalmente bloccato di governance delle istituzioni scolastiche. A questo si aggiunge il vincolo centralistico dell’elenco nazionale di discipline per tecnici e professionali, solo nel quale le scuole potranno scegliere;

- indirizzi di studio e scelte disciplinari nei quali non si sono fatte scelte coraggiose di caratterizzazione (bastavano quattro licei, mentre diverse materie non appartengono alle competenze essenziali perseguite da un curricolo). Vada fra tutti un liceo delle scienze umane non significativo, la trascuratezza per la preparazione scientifica, unitamente alla povertà della formazione artistico-musicale;

- una “scuola delle competenze” nella quale non sono garantiti reali spazi di personalizzazione dei curricoli per il forte permanere dell’impianto disciplinare e della rigidezza delle classi di concorso.

Nell’insieme, poi, la lettura dei Regolamenti non chiarisce 3 punti essenziali per l’attuarsi di una vera riforma:

- la scelta di abbandonare il doppio canale per creare di fatto quattro ordini di studi non potrà non pesare sul futuro federalismo scolastico e sull’intenzione di una offerta formativa essenziale;

- l’autonomia delle scuole, ben più ampia nella proposta Moratti, e qui ridotta per salvaguardare classi di concorso, organici e condizionamenti del Ministero delle Finanze;

- un’uscita a 19 anni che penalizza i nostri giovani in Europa e nei paesi occidentali.

 

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COMMENTI
19/11/2009 - Meglio Croce o Gentile della Gelmini (ivano sonzogni)

Concordo sul giudizio di Boscolo: "la riduzione di indirizzi e orari si traduce in un aggiustamento dell’esistente, senza il respiro di una vera riforma". Due erano gli scopi del governo Berlusconi: ridurre la spesa pubblica per la scuola statale (gli statali non hanno vescovi in paradiso!) e annunciare l'ennesima riforma (farsa!). Il risultato è alquanto scadente, almeno per i licei. Per quanto riguarda l'autonomia, non credo sinceramente che un collegio docenti o una regione per spirito divino possano fare meglio di un governo centrale (ma in questa situazione sarebbe impossibile fare meno!).

 
19/11/2009 - La direzione del cambiamento (enrico maranzana)

"Il riferimento, almeno come prospettiva, ad una “scuola delle competenze” e l’istituzione dei dipartimenti disciplinari a supporto di questa indicazione" associa la categoria "competenza" ai raggruppamenti di docenti della stessa materia. L'altro ieri è stato qui scritto che "le approssimazioni lessicali generano imprecisioni concettuali". Le competenze sono • comportamenti esibiti da chi affronta e risolve un compito; • termini non primitivi che, in ambito formativo, possono essere scomposte in capacità e conoscenze mentre, in ambito addestrativo, in abilità e conoscenze; • possono essere generali o specifiche. Ne consegue che parlare di competenze implica la specificazione del significato di capacità. Capacità che * sono espressioni dell’intelligenza: circoscriverle implica il possesso di un “modello dell’uomo”; * nella scuola devono essere definite “per elencazione”; * esprimono traguardi caratterizzanti gli indirizzi di studio. Il relativo conseguimento è responsabilità di tutti gli insegnamenti; * costituiscono lo spazio in cui si realizza “la programmazione dell’azione educativa”, mandato affidato al Collegio dei Docenti; * si manifestano sotto forma di processi; * il monitoraggio dei processi d’apprendimento è la necessaria condizione per la loro promozione: * classe sovra ordinata a quella delle abilità. Ne consegue che è illogico fondare una scuola sull'insegnamento disaggregato delle diverse materie se le capacità sono a cardine del servizio.