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SCUOLA/ Riforma delle superiori: più coraggio per archiviare il centralismo

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Un motore avviato

 

Nell’insieme, dunque, la sensazione è quella (specie nei licei) di un riforma “timida” che, tuttavia, a questo punto, dopo decenni di attesa, vale la pena di essere perseguita e varata tenendo presenti, almeno, i seguenti ulteriori interventi di miglioramento:

- avviare l’introduzione delle riforme nell’a.s. 2010/2011 per tutti gli ordini di scuola solo nelle classi prime, al fine di consentirne una graduale applicazione. I cambiamenti nella scuola hanno bisogno di tempo perché siano reali e non formali;

- introdurre spazi almeno pari al 15% (160 ore annuali) di opzioni disciplinari lasciate alle scelte delle istituzioni scolastiche;

- garantire che l’introduzione di un Ufficio tecnico negli istituti tecnici e professionali sia accompagnato da finanziamenti per l’innovazione tecnologica ed il sostegno di percorsi di raccordo scuola - impresa;

- eliminare il persistere del blocco di bilancio, dei tagli e dell’impossibilità di spesa scegliendo con coraggio la strada perseguita dalle nazioni più sviluppate di investire nell’istruzione ed educazione dei giovani;

-valutare meccanismi di reale autonomia scolastica che consentano, da subito, di non perdere o di utilizzare al meglio le risorse di istituto, anche attraverso la determinazione di organici funzionali di istituto.

 

Il criterio per la valutazione della bontà delle riforme non potrà non essere lo spazio reale di autonomia funzionale, organizzativa, finanziaria che esse introdurranno, a servizio delle istituzioni scolastiche e dei soggetti coinvolti.

Il motore è avviato: speriamo nella ripresa.

 

(Luigi Boscolo, Ezio Delfino)



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COMMENTI
19/11/2009 - Meglio Croce o Gentile della Gelmini (ivano sonzogni)

Concordo sul giudizio di Boscolo: "la riduzione di indirizzi e orari si traduce in un aggiustamento dell’esistente, senza il respiro di una vera riforma". Due erano gli scopi del governo Berlusconi: ridurre la spesa pubblica per la scuola statale (gli statali non hanno vescovi in paradiso!) e annunciare l'ennesima riforma (farsa!). Il risultato è alquanto scadente, almeno per i licei. Per quanto riguarda l'autonomia, non credo sinceramente che un collegio docenti o una regione per spirito divino possano fare meglio di un governo centrale (ma in questa situazione sarebbe impossibile fare meno!).

 
19/11/2009 - La direzione del cambiamento (enrico maranzana)

"Il riferimento, almeno come prospettiva, ad una “scuola delle competenze” e l’istituzione dei dipartimenti disciplinari a supporto di questa indicazione" associa la categoria "competenza" ai raggruppamenti di docenti della stessa materia. L'altro ieri è stato qui scritto che "le approssimazioni lessicali generano imprecisioni concettuali". Le competenze sono • comportamenti esibiti da chi affronta e risolve un compito; • termini non primitivi che, in ambito formativo, possono essere scomposte in capacità e conoscenze mentre, in ambito addestrativo, in abilità e conoscenze; • possono essere generali o specifiche. Ne consegue che parlare di competenze implica la specificazione del significato di capacità. Capacità che * sono espressioni dell’intelligenza: circoscriverle implica il possesso di un “modello dell’uomo”; * nella scuola devono essere definite “per elencazione”; * esprimono traguardi caratterizzanti gli indirizzi di studio. Il relativo conseguimento è responsabilità di tutti gli insegnamenti; * costituiscono lo spazio in cui si realizza “la programmazione dell’azione educativa”, mandato affidato al Collegio dei Docenti; * si manifestano sotto forma di processi; * il monitoraggio dei processi d’apprendimento è la necessaria condizione per la loro promozione: * classe sovra ordinata a quella delle abilità. Ne consegue che è illogico fondare una scuola sull'insegnamento disaggregato delle diverse materie se le capacità sono a cardine del servizio.