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SCUOLA/ Riforma delle superiori: più coraggio per archiviare il centralismo

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L’iter dei lavori

 

Il parere solo parzialmente positivo della Conferenza Unificata Stato-Regioni di giovedì 29 ottobre sugli Schemi di regolamento concernenti il riordino degli istituti tecnici, degli istituti professionali e dei licei rappresenta, di fatto, lo sblocco della riforma della scuola secondaria di II grado: si tratta, infatti, di un parere non vincolante, ma significativo, frutto di uno scambio politico realistico. Sulla riforma delle superiori è emerso un netto contrasto tra il presidente della Conferenza Errani («la riforma è stata bocciata dalla maggioranza delle Regioni, fatta eccezione per Lombardia, Molise e Veneto») e il ministro Gelmini («la riforma si farà dal 2010»). In realtà, le pagelle sui regolamenti Gelmini sono state differenti: sì ai nuovi istituti tecnici, alcuni rilievi sull'istruzione professionale (che il governo ha detto di accettare) e parere negativo sui licei. 

Appare però obbiettivamente difficile pensare ad una scuola secondaria superiore a più velocità o, peggio ancora, a canali diversamente ritoccati: o tutto o niente.  

Questo spiega la determinazione del ministro che, dopo avere varato la riforma dell’università, intende procedere con l’ultimo livello del II ciclo scolastico.

A favore dei tempi previsti dal governo gioca ad ogni modo il favore bipartisan che incontra il riordino degli istituti tecnici che si appresterebbero a divenire l’asse di tipo scientifico e tecnologico della istruzione del Paese.

Per queste ragioni il ministro Gelmini ha accelerato la richiesta di parere (obbligatorio) da parte delle Commissioni Cultura del Senato e della Camera, che hanno iniziato le audizioni il 5 novembre, in vista della formulazione del previsto parere sulla riforma dei licei, degli istituti tecnici e professionali. Tra i primi ad essere ascoltati sono stati i sindacati: insieme alle richieste di rinvio della riforma (Flc-Cgil in testa e Gilda degli insegnanti) ci sono le semplici richieste di modifica (Cisl scuola, Snals e Uil scuola). Poi è la volta delle associazioni professionali tra cui la DiSAL, l’associazione dei Dirigenti Scuole Libere ed Autonome, che è intervenuta con i propri rappresentanti il 10 novembre al Senato ed il 12 novembre alla Camera.

 

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COMMENTI
19/11/2009 - Meglio Croce o Gentile della Gelmini (ivano sonzogni)

Concordo sul giudizio di Boscolo: "la riduzione di indirizzi e orari si traduce in un aggiustamento dell’esistente, senza il respiro di una vera riforma". Due erano gli scopi del governo Berlusconi: ridurre la spesa pubblica per la scuola statale (gli statali non hanno vescovi in paradiso!) e annunciare l'ennesima riforma (farsa!). Il risultato è alquanto scadente, almeno per i licei. Per quanto riguarda l'autonomia, non credo sinceramente che un collegio docenti o una regione per spirito divino possano fare meglio di un governo centrale (ma in questa situazione sarebbe impossibile fare meno!).

 
19/11/2009 - La direzione del cambiamento (enrico maranzana)

"Il riferimento, almeno come prospettiva, ad una “scuola delle competenze” e l’istituzione dei dipartimenti disciplinari a supporto di questa indicazione" associa la categoria "competenza" ai raggruppamenti di docenti della stessa materia. L'altro ieri è stato qui scritto che "le approssimazioni lessicali generano imprecisioni concettuali". Le competenze sono • comportamenti esibiti da chi affronta e risolve un compito; • termini non primitivi che, in ambito formativo, possono essere scomposte in capacità e conoscenze mentre, in ambito addestrativo, in abilità e conoscenze; • possono essere generali o specifiche. Ne consegue che parlare di competenze implica la specificazione del significato di capacità. Capacità che * sono espressioni dell’intelligenza: circoscriverle implica il possesso di un “modello dell’uomo”; * nella scuola devono essere definite “per elencazione”; * esprimono traguardi caratterizzanti gli indirizzi di studio. Il relativo conseguimento è responsabilità di tutti gli insegnamenti; * costituiscono lo spazio in cui si realizza “la programmazione dell’azione educativa”, mandato affidato al Collegio dei Docenti; * si manifestano sotto forma di processi; * il monitoraggio dei processi d’apprendimento è la necessaria condizione per la loro promozione: * classe sovra ordinata a quella delle abilità. Ne consegue che è illogico fondare una scuola sull'insegnamento disaggregato delle diverse materie se le capacità sono a cardine del servizio.