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SCUOLA/ Cara Gelmini, siamo sicuri che i voti numerici diano la giusta valutazione?

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Il presupposto è duplice: da un lato che ogni insegnante sappia giudicare se una prestazione è migliore o peggiore di un’altra, sappia cioè ordinare i compiti in una gerarchia, ancor prima di esplicitare dove collocherà la “soglia” di accettabilità.

Il secondo è che sia possibile distinguere diversi gradi di padronanza per uno stesso descrittore, e che non ci si limiti alla rilevazione della presenza/assenza di una certa capacità. La scala ordinale presuppone infatti un duplice assunto: che ci siano compiti più difficili di altri, e che uno studente sia più abile se sa svolgere compiti più difficili. Si tratta del resto del medesimo presupposto delle prove OCSE PISA. Questo può preludere anche alla descrizione, o “messa in chiaro” di quali siano i livelli corrispondenti ai diversi gradini.

Per esempio (sulla prova scritta di italiano): saper fare una subordinata relativa con verbo intransitivo preposizionale dovrebbe essere più difficile che usare il che polivalente per la relazione temporale; articolare i concetti secondo una progressione tematica coerente più difficile che elencare a catena elementi uniformi, etc. Nella comprensione del testo avviene lo stesso: saper sciogliere un nesso pronominale e risalire all’antecedente, inferire il valore semantico di un passaggio logico non espresso da congiunzione, … sono elementi di difficoltà, che possono essere misurati. Se possono essere descritti e misurati, possono anche essere educati. Il raggiungimento di singoli livelli può avvenire attraverso quelli che si chiamano test fattoriali (un passo alla volta, appunto), che non paiono coincidere con le nostre “interrogazioni”.

 

Come si vede i diversi problemi a questo punto si intrecciano: il ripensamento dei curricoli in termini di competenze non è affatto un esercizio di traduzione da una lingua all’altra, ma la declinazione in termini di realtà di quanto è insito nell’atto dello scrivere ( e quindi del parlare, dell’ascoltare etc.). La certificazione di elementi descrivibili (raggiungibili in modo anche parziale) deriva coerentemente da un impianto analitico, mentre il momento sintetico del passaggio da una classe all’altra resta la vera responsabilità di ogni insegnante, che si fa garante di un processo verso la padronanza, e non di un atto formale soggetto a ricatti di varia natura.



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COMMENTI
03/11/2009 - GG (Italo Magos)

sono un ex-ricercatore scientifico dagli anni 50 all'80 e lavoravo nei collaudi dove le risposte dei materiali non erano solo materiali e i comportamenti dei materiali non erano solo superata la prova o no e quindi sorse il problema in tutto il mondo delle valutazioni di merito: piccole crepe, grandi crepe o rotto o frantumato o non esiste più o volatilizzato, ma poi si è trovato il metodo di stabilire con il principio delle due G GENERE O GRADO UNA VALUTAZIONE NUMERICA se non altro in numero di pezzi in cui era frantumato l'oggetto (grandi interruttori elettrici)o di percentuali di parti integre. Nel caso delle valutazioni di GENERE il contenzioso era diventato imponente nel mondo. Buon lavoro. Matasilogo

 
02/11/2009 - quale valutazione per quale scuola? (ivano sonzogni)

Condivido buona parte dell'articolo, comprese le tensioni insite nell'azione valutativa. Mi chiedo però sempre come si insegni per competenze per poi poter valutare le competenze: è una delle domande che ho posto ai miei dirigenti (sono un insegnante) anche a livello provinciale, senza aver mai avuto una risposta. Mi piace veder espressa la complessità dell'attività di valutazione. Potrei aggiungere anche: un 6 in un'interrrogazione su Manzoni equivale ad un 6 su Tommaso Grossi? Il nostro ministro che da un anno e mezzo blatera di riforma epocale, di serietà e di merito sta producendo qualcosa anche solo in termini di conoscenze da trasmettere (le conoscenze sono pur sempre la carne della didattica)? Io non credo per nulla ad un sistema federale o delle autonomie se qualcuno non si assume la responsabilità di deliberare sul rinnnovamento della scuola e sulla formazione degli insegnanti.

 
02/11/2009 - Sbagliare punto di vista genera confusione (enrico maranzana)

Il ricovero in un ospedale presuppone la formulazione d'efficaci diagnosi e la messa a punto di vincenti terapie. L'osservazione degli esiti degli interventi serve per monitorare il decorso della malattia. L'analogia illumina il campo del problema: che senso ha proporre riflessioni su questioni di natura amministrativa quando il servizio scolastico si sviluppa senza alcun orientamento, nell'assoluta assenza di governo? Che senso ha richiamare il "collegio docenti quando delibera i criteri di valutazione" dimenticando che il mandato di tale organo riguarda la "programmazione dell'azione educativa" e che deve"verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica"? Chi ha a cuore l'efficacia del servizio scolastico affronta i problemi in progressione, in ordine di importanza. In caso contrario si genera solo confusione.