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SCUOLA/ Aprea: l'Invalsi premia la Gelmini e indica le nuove priorità

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Più che di motivi di preoccupazione preferirei parlare di priorità e di obiettivi che dobbiamo prefissarci. Innanzitutto, sebbene si noti un trend positivo, rimane forte la percentuale di insuccessi da parte degli studenti esaminati.
Com’è possibile che per gli apprendimenti fondamentali della lingua italiana e della matematica, mi riferisco in particolar modo ai test della seconda elementare e quindi ad apprendimenti piuttosto semplici, ci sia ancora una differenza rispetto al totale del 40%? Sono troppo alti gli obiettivi, sono difficili i test o sono ancora scarsi gli apprendimenti?
Questo è un argomento sul quale dovremo certamente lavorare molto. Quindi un primo obiettivo è quello di portare il risultato ancora più vicino al 100% in quegli apprendimenti che sono basilari per l’istruzione elementare.

Il rapporto sottolinea ancora una volta la grande differenza di apprendimenti e di risultati che c’è fra il nord e il sud del Paese. Anche il recupero del sud rientra fra gli obiettivi?


Certo. Emerge con chiarezza che c’è molta differenza. Ma non solo tra nord e sud. Il dato sorprendente e particolarmente fastidioso riguarda la notevole varianza di qualità degli insegnamenti anche all’interno delle stesse aree geografiche, la differenza fra una scuola e l’altra è sorprendentemente molto alta. Certo, è più alta al sud piuttosto che nel nord, però questo dato ovviamente non può essere motivo di serenità.
Ora, questo dato ci dice che dobbiamo insistere particolarmente nella valutazione e soprattutto nel far sì che la capacità di recezione e di trasparenza negli apprendimenti venga intesa come un fatto di sistema, un elemento di sistema. Gli insegnanti cioè devono preoccuparsi non solo di insegnare bene, ma anche di capire che cosa hanno imparato i ragazzi rispetto alle legittime aspettative imposte dal livello nazionale. La domanda che devono imparare a porsi è “quello che i ragazzi imparano a scuola è quello che il Paese si attende dalla frequenza della scuola per il tipo di investimento, di indicazioni nazionali e via dicendo o no?”.

Per fare questo occorre però una conoscenza ampia dei criteri di valutazione e del livello di competitività della nostra istruzione rispetto agli altri Paesi.

È per questo motivo che abbiamo bisogno di un sistema di valutazione universale, scuola per scuola. Proprio perché il campionamento dell’Invalsi, che è scientificamente provato, ci dice che questa varianza è insopportabile che c’è una distanza a volte abissale fra scuole della stessa regione, della stessa provincia o, addirittura, dello stesso comune. Una differenza che è troppo alta. Quindi, mediante una rilevazione universale, ogni scuola potrebbe svolgere questo tipo di lavoro, disporre di una pietra di paragone di specchio con la quale leggere e vedere a che punto si trova e capire qual è il percorso che deve poi eseguire.

Ci sono quindi prospettive di evoluzione anche all’interno degli strumenti di indagine nella scuola?

Guai se mancassero queste prospettive. Come dicevo prima, noi al Ministero non ci accontentiamo, sebbene i segnali siano confortanti. Andiamo avanti, la situazione è sicuramente sotto controllo, ma è inutile aggiungere che i “buchi neri” all’interno della scuola primaria, così come degli altri ambiti dell’istruzione, sono ancora moltissimi. Quindi il risultato del rapporto più che uno stimolo a incrociare le braccia è uno sprone a proseguire il nostro lavoro.

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COMMENTI
22/11/2009 - La valutazione esterna è necessaria (Luigi Gaudio)

Anche questi dati confermano che è sempre più necessaria una valutazione esterna. I docenti di Italiano e Matematica delle scuole primarie hanno bisogno di conoscere i risultati, per poter intervenire nelle carenze di base riscontrate. Piuttosto che un esame con valutazione interna, e quindi soggettiva, questo tipo di prova esterna, più oggettiva, pur con tutti i limiti che ha, potrebbe indurre ad un miglioramento, se si potesse sapere con precisione in quali tipi di esercizi sono state riscontrate le lacune, al fine di conoscere le abilità e le competenze linguistiche o matematiche di base particolarmente lacunose in ogni singola istituzione scolastica, proprio per offrire un servizio migliore. Continuiamo dunque su questa strada, non solo nella scuola primaria! Una buona volta, prove di questo tipo arriveranno nella scuola secondaria di secondo grado, anche per limitare lo scandalo dei 100 e lode gonfiati in certe regioni?