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SCUOLA/ Gli alunni delle elementari alla prova dell’Invalsi

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Resta il problema che, almeno nella prova per la III media, essa fa parte dell’esame: pone quindi la domanda sul livello di sufficienza, attraverso la attribuzione di un peso differente ai diversi item, come è stato suggerito nel corso della misurazione di giugno, pur con parere non vincolante. Lo stesso potrà accadere se verranno introdotte, come previsto dalla normativa, prove standardizzate anche all’interno dell’esame di Stato finale della scuole di II grado.

Il “livello di accettabilità” però, a parte le indicazioni ex ante, si verifica ex post innanzitutto con la comparazione fra scuole sul territorio nazionale e, in modo più prossimo, a livello regionale: una scuola può trovarsi nella media oppure sopra o sotto, e questo indica in un certo senso se il livello considerato standard da quella scuola è adeguato oppure no in confronto con altri soggetti simili. Se la media di livello nazionale è a sua volta adeguata, si vede nelle prove internazionali, in cui ogni nazione mette il proprio standard medio in comparazione con altri paesi (naturalmente solo per certi settori considerati cruciali, come la lettura o la risoluzione di problemi matematici). 

Se poi la media stabilita internazionalmente sia valida, si vede molto indirettamente dai rapporti economici fra le nazioni: si scopre così che l’adeguatezza è la misura di capitale umano necessario alla complementarità reciproca fra nazioni entro la società globalizzata: un obiettivo parziale rispetto agli scopi dell’istruzione, ma non per questo meno urgente.

 

Da tempo le prove INValSI producono un effetto sui curricoli: la grammatica, per anni relegata a cenerentola, è tornata di attualità. Colpisce, nelle prove di italiano per la scuola primaria, la tensione a recuperare il valore della riflessione sulla lingua non solo come concettualizzazione classificatoria e terminologia specialistica, ma come strumento indispensabile alla comprensione. 

Da qui la ricerca, da parte del Gruppo di lavoro, anche di modalità nuove di porgere i quesiti di grammatica, non solo come capacità di nominare i fenomeni: qual è il valore di coesione di un pronome anaforico? È in grado lo studente di comprendere il riferimento fra un “lo” e il nome o la parte di frase a cui esso si riferisce? È in grado di comprendere il potere di suggerimento insito in un condizionale “dovresti”? Ricostruisce la funzione dei connettivi in ordine alla costruzione delle relazioni logiche entro e oltre la frase? Per intendersi, un “infatti”, un “ma”, parole morfologicamente e sintatticamente semplici, ma semanticamente assai sfumate.

Per la comprensione testuale le dimensioni sono quelle già sperimentate: capacità di individuare il significato di espressioni nel contesto, di integrare informazioni diverse, di fare semplici inferenze, di comprendere i nessi testuali e sintattici, espliciti o impliciti. Basta consultare le chiavi di correzione dei test allegate insieme al fascicolo della prove per rendersi conto dello sforzo di chiarificazione sulle operazioni connesse ai compiti e sulla traduzione delle conoscenze in competenze.

 

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