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SCUOLA/ Dagli Usa un identikit per valutare l'insegnante esperto

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Un esempio meritevole di attenzione è quello della NBPTS (National Board for Professional Teaching Standards), l’Agenzia americana indipendente dalla politica e dai sindacati, fondata nel 1987 quale reazione al Rapporto Gardner del 1983, intitolato A Nation at Risk: the Imperative for Educational Reform, che aveva lanciato un drammatico allarme sul futuro dell’educazione e, perciò, del destino della nazione americana. Nel 1989 l’NBPTS pubblicò il Documento «Che cosa dovrebbero sapere e saper fare gli insegnanti esperti». Esso è costruito attorno a cinque nuclei fondanti, il “pentalogo” del bravo docente: 1. Gli insegnanti si dedicano agli studenti e al loro apprendimento; 2. Gli insegnanti conoscono le discipline che insegnano e sanno insegnarle ai loro allievi; 3. Gli insegnanti sono responsabili della gestione e del monitoraggio dell'apprendimento degli allievi; 4. Gli insegnanti riflettono in modo sistematico sulla loro pratica e apprendono dall'esperienza; 5 Gli insegnanti sono membri di comunità educanti. Ecco una descrizione completa del profilo: «Gli insegnanti esperti sono persone colte e possiedono quelle virtù che devono infondere nei loro allievi (curiosità, tolleranza, onestà, lealtà, rispetto delle diversità e riconoscimento delle differenze culturali ) e quelle capacità che costituiscono i prerequisiti della crescita intellettuale, vale a dire la capacità di ragionare, la capacità di assumere prospettive molteplici e di essere creativi , la capacità di rischiare e adottare atteggiamenti sperimentali nella soluzione dei problemi. Il lavoro dell'insegnante va oltre i confini della propria classe. Gli insegnanti esperti contribuiscono alla buona riuscita della scuola collaborando con altri professionisti. Danno il proprio contributo alla definizione delle politiche scolastiche, alla costruzione dei curricoli, allo sviluppo professionale dello staff.

 

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COMMENTI
24/11/2009 - La funzione didattico-pedagogica del preside (Salvatore Ragonesi)

Ritengo che talvolta bisogna tener conto seriamente dei giudizi dei vari commentatori,che non hanno sempre torto.Anche in questo caso,Ragazzini e Maranzana esprimono delle opinioni oneste e sensate.Io posso aggiungere,grazie alla mia lunga esperienza di cose scolastiche ed alla memoria storica ancora viva,che un tempo gli insegnanti italiani non erano lasciati soli,ma sostenuti,seguiti e valutati.Le note di qualifica,soppresse incredibilmente nella scuola "democratica" dei decreti delegati,avevano accompagnato la vicenda professionale dei docenti,che erano ben lieti di dover fare i conti,alla fine dell'anno,con chi conosceva da vicino (o aveva l'obbligo di conoscere)il loro impegno lavorativo e la qualità e continuità della loro attività culturale,didattica e pedagogica.Ho l'impressione che il Dott. Giovanni Cominelli(ma non è il solo in queste pagine) non voglia recuperare nulla della nostra storia scolastica,quando la funzione direttiva (non dirigenziale!)comportava un preciso dovere-potere di promozione didattica e di severa,serena e competente valutazione dei docenti,più o meno secondo i parametri stranieri che oggi vengono esaltati.Si potrebbe tornare all'antico sistema e migliorarlo,e togliere di mezzo tanti americanismi che non hanno portato fortuna alla scuola nazionale(vedi i quiz del ministro Berlinguer).Sarebbe però necessario un recupero dell'austera figura del preside-uomo di cultura e restituire la perduta dignità alla sua funzione didattico-pedagogica.

RISPOSTA:

Certo che nel nostro passato lontano vi sono preziose esperienze artigianali di valutazione! Ma il contesto in cui avvenivano - segnatamente "l'austera figura del preside-uomo di cultura" - è irreversibilmente tramontato. Nel frattempo esperienze internazionali - per niente affatto solo americane! - hanno raffinato le metodiche. Affiderei al preside la valutazione dei docenti, solo se lui fosse responsabile del reclutamento/licenziamento degli insegnanti e solo se, a sua volta, fosse reclutato e licenziabile dal committente pubblico o privato della scuola. In tal caso risponderebbe di cattive assunzioni. Intanto procederei come fanno in Francia o in Germania o in Svizzera, dove il sistema è molto simile al nostro. Giovanni Cominelli

 
24/11/2009 - IL PROBLEMA E' IL "COME" (Giorgio Ragazzini)

In questi termini quella dell'agenzia americana mi pare un po'la scoperta dell'acqua calda: "Gli insegnanti si dedicano agli studenti e al loro apprendimento"... I compiti di un insegnante si possono definire in modo più o meno efficace, il problema è quali strumenti usare per valutarlo. Personalmente sono convinto: che si debba usare una pluralità di strumenti e di punti di vista (preside, colleghi, studenti, famiglie, commissioni); e che oggi sia prioritario valutare se un docente o un preside raggiungono la sufficienza, in modo da allontanare chi non è adatto. Giorgio Ragazzini gruppodifirenze@libero.it

RISPOSTA:

Il pentalogo americano è molto simile a quello di altri Paesi, compreso il nostro. Ma l'acqua calda finisce qui. Intanto perchè, a differenza dell'Italia, si è passati dal pentalogo alla valutazione effettiva. Le procedure americane prevedono la valutazione di 2 parti: a) un Portfolio, ossia raccolta documentale, costruita dal candidato, relativa alla sua pratica professionale, dalla quale si deve poter valutare il raggiungimento degli standard sia nel lavoro in classe con gli alunni (da attestare attraverso videoregistrazioni, foto, campioni dei lavori fatti ecc.), sia nelle relazioni con le famiglie, i colleghi e la comunità locale (da dimostrare attraverso specifici riscontri e testimonianze). Ogni esperienza documentata (il bando definisce preventivamente tipologia, contenuti, lunghezza delle documentazioni richieste) deve essere analizzata e commentata nella sua costruzione, nelle sue finalità, nelle modalità di verifica , e anche in riferimento alle difficoltà incontrate, agli accorgimenti messi in atto per superarle ecc… b) 4 prove scritte, predisposte dai centri di valutazione, attraverso le quali i docenti hanno l'opportunità di dimostrare conoscenze, competenze, abilità e predisposizione nel proprio campo di certificazione. In Svizzera, si procede per osservazioni dirette, osservazioni scritte, reazioni dell'équipe, reazioni degli allievi, reazioni dall’esterno, colloqui personali. In Francia conta il giudizio degli ispettori. E si potrebbe continuare... Giovanni Cominelli

 
24/11/2009 - L'erba del vicino è sempre più verde (enrico maranzana)

"Gli insegnanti sono membri di comunità educanti, sono responsabile della gestione e del monitoraggio dei processi di apprendimento" è il principio posto a fondamento dei decreti delegati del 74, principio riformulato nel T.U. del 94, principio disatteso/ avversato /soppresso dal DDL Aprea.Perché si esalta un postulato solo se è enunciato negli Usa? Perché non lo si riconosce e ci si fa paladini di esso in casa propria? Perché non si ricercano le cause della sua sistematica elusione nella gestione della scuola italiana? [I documenti ufficiali di tutte le scuole dimostrano il mancato rispetto della legge]. Se l'articolista avesse assunto un corretto punto di vista le responsabilità derivanti dalla mancata applicazione della legge sarebbero limpidamente emerse e uno spiraglio verso l'ammodernamento del servizio sarebbe stato aperto. In particolare avrebbe affermato che • l’accettazione di un’iscrizione impegna l’istituto scolastico nel suo complesso; • la crescita integrale di uno studente è un problema irrisolvibile per il docente che opera isolatamente; • lo “sviluppo della persona umana” comporta sia l’integrazione di tutte le attività della scuola sia il riconoscimento della loro interdipendenza; • la gestione del servizio scolastico esige progettazione formativa, progettazione educativa, attività di coordinamento, progettazione didattica, insegnamento, controllo, valutazione {CFR DPR sull'autonomia]; • il legislatore ha riconosciuto la strumentalità delle conoscenze