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EDUCAZIONE/ Mentire ai propri figli per “proteggerli”, l’ultima pericolosa tendenza

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Prendiamola però dal punto di vista dei ragazzi. Pensare di sottrarli alla realtà è delirio, e pure un delirio cattivo. È delirio perché la realtà si impone sempre, deborda oltre i nostri progetti, tracima di là dalle nostre intenzioni. La possiamo camuffare, distorcere, rinnegare, rimuovere, sconfessare, ma lei imperterrita resta quello che è e prima o poi riemerge potente. È pure delirio cattivo perché presuppone i ragazzi come deboli e incapaci di elaborare soluzioni, pensandoli praticamente inetti nel loro modo di affrontare ciò che accade e in cui si imbattono. Eppure se solo raccogliessimo bene la tradizione fiabesca potremo accorgerci di come anche i più piccoli spesso sono in grado di risolvere situazioni in cui i grandi annaspano. Pollicino non è chiuso nelle pagine dei vecchi libri, l’abbiamo in casa con noi. Può accadere che sia lui a portarci un tesoro imprevisto e imprevedibile che arricchisce tutti, altro che farsi mangiare dall’orco. Dobbiamo però dargliene la chance.

La questione in gioco è delle più rilevanti: aut dalla realtà ci si difende aut la si giudica. Rispetto ai nostri ragazzi dobbiamo recuperare la stima per il loro pensiero e considerare che posseggono tutte le risorse per giudicare, senza che questo voglia necessariamente dire annullare le esperienze di disagio o di dolore, esperienze che esse stesse andranno poi giudicate. Ho sentito dire da una coppia di genitori che avevano nascosto alla figlia decenne la morte della nonna, perché la bimba avrebbe sofferto troppo. Ma era solo loro lo smarrimento di fronte alla perdita di una persona cara e l’incapacità di guardare l’accaduto. Dall’indagine recente abbiamo appreso che ai figli si nasconde anche il fatto che è stato perso il lavoro o che non ci sono più i soldi di prima, per paura che non riescano a sopportarlo e si preoccupino troppo. Si tratta invece della proiezione sul ragazzo della povera debolezza dell’adulto che non riesce a tenere sulla realtà, deluso e amareggiato dalla mancata realizzazione di un’illusione scambiata per desiderio.

 

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COMMENTI
25/11/2009 - vale anche per la scuola (FRANCO BIASONI)

Dirigo il liceo Alexis Carrel a Milano. Le considerazioni dell'articolo valgono anche per la scuola. I genitori tendono a proteggere i figli ( e se stessi ) dai loro limiti e incapacità. Leggevo su qualche giornale la lamentela di due presidi di licei statale che notavano come ogni anno un notevole numero di studenti cambia scuola, non indirizzo di studio ma propio scuola: sempre liceo scientifico, ma un altro. Cento vanno dal liceo A al liceo B e cento dal liceo B al liceo A. Perchè? Non perchè il liceo A sia cattivo e il B buono (andrebbero tutti al B e nessuno dal B all'A). Se c'è qualcosa che non va è la scuola, non il ragazzo, che magari ha dei limiti che vanno superati con pazienza, non la famiglia che magari è impostata in modo che il ragazzo sia messo in difficoltà. Naturalmente queste osservazioni non assolvono la scuola da eventuali limiti, che ci sono e devono essere affrontati, come documenta l'ampio dibattito che si svolge su questo giornale.