BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EDUCAZIONE/ Mentire ai propri figli per “proteggerli”, l’ultima pericolosa tendenza

Pubblicazione:

adultoR375_07lug09.jpg

 

La portata di questo errore è ingente: non solo misconosce le risorse e i talenti che i più giovani possiedono, ma inquina il concetto stesso di rapporto riducendolo, quando va bene, alla somministrazione di puri elementi esterni. Invece il bene che arriva dal rapporto non è esterno ad esso, è già inscritto dentro il rapporto, è un prodotto, un di più che prima non c’era. Può certamente essere una cena curata, una tavola ben apparecchiata, un regalo desiderato, il motorino o la pizza fuori, ma non solo. È anche un di più di stima, un’iniziativa originale, un passo nel reale, un pensiero nuovo, un incoraggiamento necessario, una correzione amorevole, una difesa opportuna, un apprezzamento sincero del talento dimostrato. Prodotti tutti di enorme valore, non immediatamente calcolabili in euro, seppur capaci di produrre anche euro in seguito per le opportunità che spalancheranno.

Rispetto ai ragazzi non è della capacità di spesa che dobbiamo preoccuparci, piuttosto della nostra capacità di investimento. Investimento su loro, con la forma del credito concesso alla loro capacità di cavarsela, di giudicare ciò che accade, fino alla libertà di permettere loro di darci una mano. Proprio come Pollicino. E senza neanche bisogno di abbandonarlo nel bosco.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
25/11/2009 - vale anche per la scuola (FRANCO BIASONI)

Dirigo il liceo Alexis Carrel a Milano. Le considerazioni dell'articolo valgono anche per la scuola. I genitori tendono a proteggere i figli ( e se stessi ) dai loro limiti e incapacità. Leggevo su qualche giornale la lamentela di due presidi di licei statale che notavano come ogni anno un notevole numero di studenti cambia scuola, non indirizzo di studio ma propio scuola: sempre liceo scientifico, ma un altro. Cento vanno dal liceo A al liceo B e cento dal liceo B al liceo A. Perchè? Non perchè il liceo A sia cattivo e il B buono (andrebbero tutti al B e nessuno dal B all'A). Se c'è qualcosa che non va è la scuola, non il ragazzo, che magari ha dei limiti che vanno superati con pazienza, non la famiglia che magari è impostata in modo che il ragazzo sia messo in difficoltà. Naturalmente queste osservazioni non assolvono la scuola da eventuali limiti, che ci sono e devono essere affrontati, come documenta l'ampio dibattito che si svolge su questo giornale.