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EDUCAZIONE/ Mentire ai propri figli per “proteggerli”, l’ultima pericolosa tendenza

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Nascondere la realtà. Lo spunto ci viene dall’indagine dell’Università di Firenze secondo la quale i genitori nasconderebbero ai propri figli lo stato di difficoltà economica, continuando le spese nei loro confronti come se nulla fosse, come se tutto andasse liscio, senza problemi. Ne ha già ben scritto Luca Volontè sul Sussidiario. L’argomento è di grande rilevanza e merita un approfondimento.

Nascondere la realtà. È il frutto della patetica illusione di esercitare una dovuta e necessaria protezione. Potremmo anche addolcire il fatto dichiarando che a muovere verso questa scelta sono solo le migliori intenzioni, potremmo pure sforzarci di chiamare in causa la cosiddetta buona fede, ma non servirebbe a niente: nascondere la realtà resta un atto in sé violento che va compreso bene nella sua natura di inganno, a volte magari mieloso, ma sempre inganno.

Innanzitutto partiamo dai genitori. Risulta abbastanza evidente che la prima difficoltà risiede nell’adulto che si trova a fare i conti con una questione personale: la riduzione del cosiddetto benessere materiale rischia di mettere in crisi la concezione di sé, far crollare la stima nei confronti di se stesso. Come soggetto e come genitore. Accade particolarmente al genitore-bancomat, quello che si è infilato nella posizione di dispensare oggetti e benefit a go-go, quello che ritiene che i propri figli possano amarlo e stimarlo soprattutto in virtù degli oggetti esterni al rapporto che da lui possono derivare. Il «non ti farò mancare niente», dichiarato o implicito che sia, presuppone l’esistenza nei ragazzi – ma anche in sé - di un vuoto immateriale che chiede di essere riempito materialmente. “La sicurezza degli oggetti” era il bel titolo di un brutto libro di qualche anno fa, e in effetti è in gioco la sicurezza personale, in primis quella dell’adulto. Quando i punti fermi dell’esistenza sono diventati il raggiungimento di uno status o il possesso di beni monetizzabili, il loro dissolversi dissolve anche la persona. Così i gadget elettronici, le vacanze glamour, i veicoli prestigiosi sono a poco a poco diventate delle rassicuranti body guards. Una questione di sicurezza, appunto. Cui forse possiamo rinunciare noi, ma non i nostri amati.

 

 

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COMMENTI
25/11/2009 - vale anche per la scuola (FRANCO BIASONI)

Dirigo il liceo Alexis Carrel a Milano. Le considerazioni dell'articolo valgono anche per la scuola. I genitori tendono a proteggere i figli ( e se stessi ) dai loro limiti e incapacità. Leggevo su qualche giornale la lamentela di due presidi di licei statale che notavano come ogni anno un notevole numero di studenti cambia scuola, non indirizzo di studio ma propio scuola: sempre liceo scientifico, ma un altro. Cento vanno dal liceo A al liceo B e cento dal liceo B al liceo A. Perchè? Non perchè il liceo A sia cattivo e il B buono (andrebbero tutti al B e nessuno dal B all'A). Se c'è qualcosa che non va è la scuola, non il ragazzo, che magari ha dei limiti che vanno superati con pazienza, non la famiglia che magari è impostata in modo che il ragazzo sia messo in difficoltà. Naturalmente queste osservazioni non assolvono la scuola da eventuali limiti, che ci sono e devono essere affrontati, come documenta l'ampio dibattito che si svolge su questo giornale.