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SCUOLA/ Paritarie a rischio: tre motivi per accogliere l’allarme dei vescovi del Triveneto

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L’allarme lanciato dai Vescovi del Triveneto per la situazione e le prospettive delle scuole paritarie nasce da un rischio reale: la chiusura di almeno un terzo di queste scuole. Chiusura annunciata e che si sarebbe già verificata senza lo sforzo delle famiglie che con un grosso impegno hanno permesso la sopravvivenza di queste scuole, riconoscendo in esse un bene primario della comunità. La presenza sul territorio veneto è infatti radicata, con ben 1.098 scuole dell’infanzia (Fism) e di 290 scuole primarie, medie e superiori (Fidae), frequentate rispettivamente da 84.707 e da 32.615 studenti (fonte Conferenza episcopale del Triveneto)

Non è solo questo, il rischio di chiusura si estende anche ai Centri di formazione che si trovano in grosse difficoltà economiche, in quanto una deliberà regionale 2301 del 28 luglio 2009 prevede in accordo con il Miur che i corsi di formazione possano anche essere erogati dagli Istituti Professionali Statali.

A questo punto volendo superare lo scoglio di una semplicistica e banale lettura in termini ideologici o economici, questo intervento suggerisce altre chiavi interpretative.

 

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COMMENTI
26/11/2009 - no ai tagli per la scuola non statale (nicola itri)

Credo che in questo periodo, nonostante la crisi economica e la necessità di razionalizzare la spesa pubblica, non vadano assolutamente tolte risorse alla scuola non statale, sia per il servizio pubblico che essa offre, ad un costo minore per alunno inferiore a quello speso dallo stato, sia perchè un'effettiva parità scolastica non si è ancora realizzata nel nostro paese. "Lasciateci andare in giro nudi, ma non toglieteci la possibilità di educare i nostri figli", credo sia ancora oggi uno slogan attuale.

 
26/11/2009 - Investire nell'educazione (enrico maranzana)

Un imprenditore ha deciso di investire nel settore agricolo, decisione fondata sui rendimenti attesi e sulla disponibilità di sementi di eccezionale fertilità e produttività. La sua azione non si è fermata all'individuazione del campo in cui intraprendere ma è proseguita scomponendo il problema gestionale in parti, definendo per ognuna di esse i risultati attesi, predisponendo controlli per governare l'azione intrapresa. Questa seconda, essenziale fase, nella scuola, è colpevolmente dimenticata e nessuno se ne accorge. L'inascoltato TU 297/94 stabilisce infatti che * Il rapporto intercorrente tra l’istituto scolastico e la società è curato dal Consiglio di Istituto che “elaborando e adottando gli indirizzi generali” elenca le competenze generali che caratterizzeranno gli studenti al termine dell’itinerario formativo [“indirizzo”, in ambito scolastico, ha univoco significato]. In tal modo la scuola dichiara i caratteri del servizio erogato. Il lavoro sarebbe potuto essere facilitato dalle esemplificazioni esistenti [cfr profilo professionali indirizzi ITIS]. * La programmazione e il controllo dell’efficacia dei processi educativi, progettati per conseguire i traguardi fissati dal Consiglio di Istituto, sono affidati al Collegio dei Docenti. In particolare esso enuclea, a partire dalle competenze generali, le capacità ad esse corrispondenti e ipotizza il percorso pluriennale per il loro conseguimento CFR http://www.itcparinilecco.it/home/images/documenti/pof.pdf