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SCUOLA/ Dalle prove Invalsi tre consigli alle scuole primarie per competere con gli altri Paesi

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Infine, la grande varianza dei punteggi all’interno delle scuole, e tra classi della stessa scuola, suggerisce che il nostro sistema scolastico non in grado di assicurare una vera uniformità di insegnamento, neppure nella scuola primaria. Da questo punto di vista, occorre capire quali sono le vere determinanti delle prestazioni degli studenti, perché se due studenti della medesima scuola ottengono risultati molto differenti tra loro, trovandosi in due classi diverse, vi devono essere ragioni specifiche che spiegano questo differenziale. I fattori candidati a spiegare questo fenomeno sono almeno tre: (I) l’abilità innata dei bambini (difficilmente misurabile), (II) l’ambiente sociale, economico e culturale delle famiglie d’origine, e (III) le differenze tra gli insegnanti delle diverse classi. Con riferimento a questi ultimi due punti, l’analisi INVALSI dovrebbe essere affinata nel prossimo futuro, per raccogliere dati sulle caratteristiche dei genitori e degli insegnanti: con queste informazioni, si potrebbe capire meglio quali fattori sono maggiormente rilevanti e, di conseguenza, disegnare politiche di intervento più precise e mirate.

Un’ultima riflessione. Le analisi dell’INVALSI, se verranno proseguite ed affinate nel tempo, potranno mettere a disposizione un numero di informazioni molto rilevanti. Queste informazioni, per il momento, sono disponibili (nel loro grado di dettaglio) solamente al policy maker (il Ministero), che può utilizzarli per definire le proprie politiche. A nostro parere, occorre tendere verso un modello di utilizzo di queste informazioni anche da parte delle famiglie.

Nel Regno Unito, ad esempio, i dati sugli apprendimenti degli studenti sono resi pubblici (aggregati a livello di scuola), così che le famiglie possano scegliere con più consapevolezza le scuole migliori per i propri figli. Per questa via, le scuole sono incentivate a competere sulla qualità, per attirare il maggior numero di studenti, e conseguentemente più fondi pubblici. L’esperienza inglese ci deve far riflettere per il futuro: forse, un sistema che valorizzi di più la scelta delle famiglie, e la competizione di qualità tra le scuole, potrebbe essere benefico anche per il nostro Paese.



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COMMENTI
28/11/2009 - Conclusione sacrosanta (GIUSEPPE LINO)

Come può un genitore non essere d'accordo con la sua conclusione circa l'opportunità che i risultati delle prove di ogni singola scuola siano messi a conoscenza di chi ha l'obbligo di provvedere al meglio per i propri figli? Il nostro sistema di mercato è un sistema competitivo tranne che per la scuola, dove o mangi questa .. MAESTRA o salti ... Sarebbe oltremodo utile, per esempio, anche avere un confronto di risultati tra le scuole statali e quelle pubbliche non statali, sempre con l'obiettivo di stimolare la competitività tra gli operatori dei due ambiti, certamente a vantaggio di tutti gli utenti.